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Roma - Morire di Speranza - Giugno 2009


 
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Morire di Speranza
Preghiera ecumenica in memoria delle vittime dei viaggi verso l’Europa
Roma, Basilica di Santa Maria in Trastevere, 25 giugno 2009

“Tanto ho navigato, notte e giorno, sulla barca del tuo amore,
che o riuscirò infine ad amarti o morirò annegato.
O mio Dio, che dolore riserva l’attimo dell’attesa, ma promettimi, Dio, che non lascerai finisca la mia primavera”...
(poesia di Zaher Rezai,
afghano, 13 anni, ucciso dalle ruote del camion sotto il quale si era nascosto nel tentativo di entrare in Italia) 

In occasione della Giornata mondiale del rifugiato 2009, il 25 giugno, ACLI, Associazione Centro Astalli, Caritas Italiana, Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, Fondazione Migrantes, per il terzo anno consecutivo, si sono raccolti per una preghiera ecumenica in memoria delle vittime dei viaggi verso l’Europa, presieduta da Mons. Antonio Maria Vegliò, Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti.

Vi hanno preso parte comunità e associazioni di immigrati, rifugiati e organizzazioni di volontariato.

Dati attendibili rilevano che nei primi quattro mesi del 2009 i morti nel Canale di Sicilia sono stati 339. In tutto il 2008 erano stati 642. Dal 1988 le morti documentate dalla stampa internazionale sono state 14.661, tra cui si contano 6.327 dispersi. (I dati)

Pregare per questi uomini e queste donne vuol dire accendere i riflettori su una situazione che va sempre più aggravandosi.

Sono ancora tragicamente troppo pochi coloro che riescono ad arrivare alla meta: molti, nessuno sa quanti, non ce la fanno nemmeno a raggiungere le coste nordafricane perché muoiono nella lunga traversata del deserto.

Altri trovano la morte in quella striscia di mare che divide l’Africa dall’Europa. Sono uomini e donne in fuga dalla fame, dalla guerra, dalle persecuzioni per le quali in molte parti del mondo ancora si muore. Sono esseri umani talmente disperati da rischiare di mettere a repentaglio la loro stessa vita pur di arrivare alle soglie della salvezza che l’Europa per loro e i propri figli rappresenta.

Le notizie delle ultime settimane sui respingimenti in mare da parte del governo italiano verso la Libia sono fonte di grave preoccupazione. Le centinaia di persone tra cui donne e bambini, oltre ad aver rischiato la vita in un viaggio ai limiti della realtà, vengono accompagnati - contro le principali norme del diritto internazionale e del mare - in un paese che non garantisce il rispetto dei diritti umani fondamentali. Di molti purtroppo non si hanno  più notizie.

Dimenticare, rimuovere, rassegnarsi alla normalità delle tragedie dell’immigrazione vuol dire lasciare morire ancora una volta le vittime in viaggio verso l’Europa: “le vittime della speranza”.

Nella preghiera sono stati ricordati i nomi e le storie di alcuni di coloro che sono morti, alla presenza dei loro familiari ed amici.
Galleria di foto >>>

Omelia di Mons. Antonio Maria Vegliò

Cari amici,

sono contento di trovarmi stasera qui con voi in questa Basilica di S. Maria assieme a Rappresentanti di varie Chiese Cristiane per ricordare gli uomini e le donne, i bambini e i giovani che, cercando un rifugio più sicuro in questo mondo, hanno incontrato la morte lungo il loro viaggio. Purtroppo non sono pochi. E io so che c’è tra di noi chi ha perso un amico, un parente, un fratello o una sorella. Quanti dolori, quante sofferenze. Grazie alle vostre informazioni ne ricorderemo stasera molti per nome, come una lunga litania di nomi cari, di persone che hanno fatto sforzi grandi per uscire dalla miseria, dall’oppressione, dalla violenza o dalla guerra. Molti di loro sono morti senza che una persona cara gli stesse vicino per aiutarli o consolarli, senza che qualcuno potesse pregare per loro o dargli una sepoltura dignitosa. Ci siamo radunati stasera in tanti, uomini e donne provenienti da  paesi diversi, appartenenti a religioni diverse,  uniti dal desiderio di ricordarci di chi è morto sulle vie della ricerca di una vita dignitosa, uniti dal desiderio di rivolgere per loro la nostra preghiera al Signore e di dargli un posto  nel nostro cuore e nel cuore di questa città. Sono grato alla Comunità di Sant’Egidio, che, assieme ad altre associazioni, ha voluto questa Veglia di Preghiera nella ricorrenza della Giornata Mondiale dei Rifugiati, promossa dalle Nazioni Unite.
Il titolo di questa Vigilia, “Morire di speranza” evoca il dramma che noi oggi ricordiamo: molti spinti dalla speranza di approdare ad una terra accogliente, si sono messi in cammino, ma durante il loro viaggio lungo e terribile hanno trovato la morte. Come Zaher Rezai, un giovane afghano di 13 anni, che qualche mese fa fu stritolato dalle ruote dell’automezzo sotto il quale si era legato per sfuggire ai controlli del Porto di Venezia. In una poesia che poi fu trovata nelle sue tasche, egli scrive: “Tanto ho navigato, notte e giorno, sulla barca del tuo amore. Che o riuscirò in fine ad amarti o morirò annegato. O mio Dio, che dolore riserva l’attimo dell’attesa, ma promettimi, Dio, che non lascerai finisca la mia primavera”...


Non respingiamo l’umanità e il diritto

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Soccorso in mare
La preoccupazione e le proposte della Comunità di Sant'Egidio 


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