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I Rom in Europa e in Italia


 
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I Rom in Europa e in Italia

In Europa


I Rom rappresentano la più grande minoranza paneuropea: sono presenti in quasi tutti gli Stati membri del Consiglio d’Europa. La storia e la cultura dei Rom fanno parte integrante della storia europea (i primi gruppi documentati giunsero nel 1400). Ma la percezione generale è spesso molto diversa: anche nei Paesi dove i Rom vivono da secoli, sono spesso considerati dalla maggioranza della popolazione come “altri”, come stranieri nei loro paesi natali.

Osserva tra le altre cose la “Risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione dei Rom nell'Unione europea” pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell'Unione europea del 23.02.06:

“(...) la comunità Rom continua a non essere considerata una minoranza etnica o nazionale in tutti gli Stati membri e paesi candidati ed essa pertanto non gode in tutti i paesi dei diritti connessi a tale status”.


Scrive il Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa Alvaro Gil-Robles nel “Rapporto finale sulla situazione dei Diritti Umani dei Rom, Sinti e Viaggianti in Europa” del febbraio 2006:

Nel corso della storia rappresentazioni di “fastidio” “si sono tradotte in manifestazioni di discriminazione e esclusione in tutta l’Europa. La vita degli Zingari è stata caratterizzata dall’isolamento – al massimo fonte di curiosità, e ben peggio vittime di rigetto, violenza e persecuzione. L’apice atroce della persecuzione è stato raggiunto con lo sterminio di circa mezzo milione o più durante l’Olocausto. (...)
Nella maggioranza dei paesi che ho visitato, le popolazioni zingare si scontrano con ostacoli notevoli per esercitare i loro diritti fondamentali, soprattutto per ciò che concerne l’accesso alla sanità, all’alloggio, all’educazione e all’occupazione; inoltre spesso essi sono colpiti molto più degli altri dalla povertà. La discriminazione e il razzismo, che possono sfociare in atti di violenza, restano un grave problema in tutto il continente e costituiscono un ostacolo maggiore al pieno godimento dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali”.

Il 65 % dei rom in Romania e il 45 % in Bulgaria vive in abitazioni prive di acqua corrente In base allo studio UNDP svolto alla fine del 2001, oltre l’80 % dei rom ha un reddito inferiore alla soglia di povertà nazionale in Bulgaria, Ungheria, Romania e Slovacchia. Secondo lo stesso studio, circa il 45 % dei rom in Ungheria e Slovacchia non dispone di servizi sanitari Interni. Nel 2003, in Slovacchia, oltre l’85 % dei rom in età lavorativa non era inserito ufficialmente nel mondo dell’occupazione. Oltre metà dei bambini delle scuole speciali in Slovacchia era di origine rom nel 2002-2003. Nel 2003, in Germania, solo metà dei bambini rom è andata a scuola; di quelli che vi sono andati, l’80 % frequentava scuole speciali. I bambini rom sono sovrarappresentati nelle scuole speciali anche in Ungheria, Bulgaria, Polonia e Slovenia.


Fonti: Commissione europea, The situation of Roma in an enlarged European Union e Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP), Avoiding the dependency trap.

In Italia

La presenza di Rom, Sinti e Camminanti in Italia – nonostante periodici allarmismi – è una presenza esigua e molto diversificata: costituiscono circa lo 0,23% della popolazione. È difficile dire il loro numero esatto: non esistono dati statistici ufficiali sulla presenza dei Rom; fino alla metà degli anni novanta le cifre dichiarate (Liegeois, Opera Nomadi, Caritas) erano tra i 90.000 e i 120.000 presenti, di cui più della metà cittadini italiani (Sinti, Rom Abruzzesi, Camminanti Siciliani, Calderasa). Accanto a loro i Rom giunti in Italia dalle diverse Repubbliche dell'ex Jugoslavia da più di trenta anni; i Rom giunti dai Balcani a seguito delle guerre che hanno sconvolto la regione tra il 1991 e il 2000 e - ultimi cronologicamente - gli Zingari provenienti dalla Romania. Con l’arrivo dei Rom dalla Romania – mai censiti in maniera organica – il numero potrebbe essere di circa 120-140 mila. Tra questi circa 70.000 sono cittadini italiani. A questi grandi gruppi si possono aggiungere gruppi minori come un gruppo di Zingari polacchi (in particolare a Novara) o un altro di origine irakeno-francese i Kaulia ( in particolare a Roma e Napoli). A differenza di ciò che comunemente si pensa - che gli Zingari siano un popolo nomade, termine con cui sono indicati dalle istituzioni pubbliche e dai mass media – gli Zingari in Italia sono ormai un popolo che si è quasi totalmente sedentarizzato.

Spesso si parla di zingari come di un unico popolo monolitico, ma come accomunare in un'unica categoria famiglie che abitano in case popolari, altre in case private, altre in ville, altre in campi con luce e acqua, altre in baracche da terzo mondo, altre sui greti dei fiumi o nelle grotte?

Si può davvero parlare indifferentemente dei Kaulia scuri di carnagione provenienti dall'Irak (via Francia), e dei "pallidi" zingari polacchi presenti in nord Italia?

In realtà ciò che li accomuna sono le origini, la lingua e il disprezzo che tutti colpisce.

Gli zingari italiani sono nella maggior parte cattolici. Una parte degli Zingari della ex Yugoslavia e della Romania sono cristiani ortodossi, mentre i bosniaci, i macedoni e i kosovari sono generalmente musulmani.

Sono una popolazione molto giovane circa il 40 % ha meno di 14 anni; è raro trovare nei campi persone anziane, la vita media di un romano è di oltre 80 anni, per uno Zingaro è meno di 50 anni. In una stessa città convivono due mondi completamente diversi.

Se da un lato molti degli zingari cittadini italiani sono considerati stranieri – anche se i loro avi si insediarono qui nel 1400! – d’altra parte molti degli Zingari “stranieri” sono nati in Italia, ma non sono riconosciuti come italiani, anzi spesso non hanno nessuno status giuridico e nessun diritto, sono considerati “clandestini”.

Figli o nipoti di cittadini di uno Stato che non esiste più, non possono ottenere un passaporto, e non sono cittadini italiani perché la legge non lo permette: molti potrebbero essere considerati degli apolidi di fatto.

Come nel resto d’Europa, anche in Italia queste comunità non sono riconosciute come minoranze nazionali, e nella discussione della legge sulle minoranze linguistiche (divenuta poi Legge 15 Dicembre 1999, n. 482 " Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche ") gli zingari sono stati “depennati” in corso di trattazione. Uno dei motivi principali dell’esclusione è stato il loro presunto nomadismo: non “insistono” su un territorio omogeneo.

Esistono peraltro diverse proposte di legge sull’argomento, ma mai discusse.

Non esistono leggi nazionali sui Rom e Sinti, le uniche disposizioni di carattere nazionale sono circolari del Ministero dell’Interno (quindi in un ottica di ordine pubblico). Non hanno dunque un particolare status nella legge nazionale.

I recenti rapporti (tra cui quello del commissario del Consiglio d’Europa per i diritti umani Alvaro Gil-Robles,) hanno messo in luce come gli zingari anche in Italia siano largamente discriminati.

Immigrati, rifugiati 
Rom e Sinti

 


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