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7 Settembre 2009 16:30 | Seminario dell’Arcidiocesi di Cracovia

Contributo



Johan Jozef Bonny


Vescovo cattolico, Belgio

Unità dei cristiani. Perché il mondo creda

Il 4 gennaio 2009 sono stato consacrato come nuovo vescovo di Antwerpen (Anversa) in Belgio. Prima di diventare vescovo ho lavorato per circa 12 anni a Roma, come membro dello staff al Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani. In quella funzione mi occupavo prevalentemente di ecumenismo nel Medio oriente. Quando mi sono trasferito ad Antwerpen (Anversa) ho avuto il piacere di incontrare di nuovo molti membri  delle differenti Chiese e religioni mondiali.
La città di Antwerpen (Anversa) conta circa 458mila abitanti. Secondo recenti statistiche, circa 77mila sono musulmani, il che significa circa il 16,6 per cento del totale della popolazione della città. Vengono da diversi continenti e paesi, principalmente dal Magreb e dalla Turchia. C’è anche un’ampia comunità ebraica, che conta tra i 10mila e i 20mila membri. Antwerpen (Anversa) è ben nota per avere una della più grandi comunità di ebrei ortodossi al di fuori di Israele. La presenza di entrambi i fedeli ebrei e musulmani è largamente visibile in città. Le persone possono apertamente indossare il loro abbigliamento tradizionale, possono usare la loro lingua e praticare liberamente la loro religione. Le autorità civili cercano di fare il meglio per rispondere ai bisogni sociali di tutte le comunità religiose e favorire la loro integrazione nella vita sociale. Relazioni amichevoli tra cristiani, musulmani e ebrei sono certamente di importanza capitale per il futuro della nostra città. Fortunatamente, le relazioni locali tra fedeli delle diverse religioni sono generalmente pacifiche e armoniose. Nondimeno, scontri tra diversi gruppi o manifestazioni di antisemitismo possono occasionalmente accadere e perciò la vigilanza rimane necessaria. I conflitti internazionali influiscono immediatamente sulle relazioni tra i membri dei diversi gruppi religiosi che vivono l’uno accanto all’altro in occidente. La nostra speranza è che lavorare per relazioni amichevoli nella nostra città possa essere di aiuto a rafforzare un clima di fiducia e dialogo tra i “figli d’Abramo” nel mondo. Per me, come vescovo, e per il mio staff, una sfida importante sarà quella di incontrare  i capi di entrambe le comunità ebraiche e musulmane, di stabilire relazioni amichevoli con loro e di iniziare delle conversazioni su problemi religiosi di comune interesse. Come vivere una vita religiosa in una società secolarizzata come la nostra? Come trasmettere una vita di fede e preghiera ai nostri figli e giovani? Come testimoniare il Dio onnipotente in un modo che sia sincero e trasparente, tuttavia non aggressivo né fanatico. Queste domande sono di importanza vitale per il futuro della religione e della civilizzazione nella nostra regione. Aprono nuove e interessanti vie di dialogo e condivisione tra le tre religioni monoteistiche mondiali.
Secondariamente, anche molte comunità cristiane di Ortodossi e Riformati sono presenti nella nostra città. La loro presenza è largamente legata al porto di Antwerpen (Anversa), che è il quinto maggior porto marittimo mondiale. Numerose chiese ortodosse e protestanti hanno infatti stabilito parrocchie e ministeri pastorali ad Antwerpen (Anversa) per incontrare i bisogni pastorali dei loro naviganti. Oggi, questi ministeri pastorali lavorano in una squadra ecumenica, così che insieme possono servire meglio i naviganti e i loro bisogni pastorali. Tra le principali Chiese si sono stabilite delle buone relazioni e si svolgono incontri frequenti. Accanto alle Chiese principali, sono attive nella città di Antwerpen (Anversa) anche molte piccole comunità cristiane.  Sono spesso legate a gruppi evangelici o pentecostali di origine straniera. Reclutano principalmente tra immigranti dall’Africa o dall’Asia. Relazioni ecumeniche con queste chiese libere non sono scontate.  Questa è una seconda sfida che vedo per me e per il mio staff:  nutrire buone relazioni e cooperazione pastorale tra le comunità cristiane presenti nella nostra città.  Sfortunatamente l’ecumenismo ha perso una gran parte della sua energia. Troppo spesso gli incontri o gli eventi ecumenici sono diventati un modo per ripetere le stesse attività per le stesse persone negli stessi giorni, con poca creatività ed entusiasmo. C’è spazio per un esame di coscienza: che cosa facciamo oggi della preghiera di Cristo “che tutti siano uno”. Le divisioni tra i cristiani rimangono uno tra i maggiori ostacoli  nel compiere la nostra missione: riunire tutti i popoli nell’unico corpo di Cristo. La Chiesa cattolica propugna una “ecclesiologia della comunione” consapevole che ci sono più cose che uniscono i cristiani di quante li dividono. Ma come tradurre gradualmente l’ecclesiologia della comunione in pratica ecclesiale? Sarebbe un enorme aiuto per la nostra missione  se potessimo testimoniare insieme Cristo, se potessimo pregare e celebrare insieme, se potessimo sviluppare iniziative pastorali comuni, se potessimo trovare risposte condivise alle maggiori sfide sociali ed etiche di oggi.  Come possono i cristiani essere  “sale nel lievito e luce della candela” se non in una condivisione fraterna e solidale, cercando insieme come proclamare il Vangelo in una società secolare, trovando nuove strade di celebrare insieme il mistero della fede. Crediamo che attraverso il battesimo diventiamo veramente e realmente fratelli e sorelle di Cristo? Se è così, lavorare per l’unità dei cristiani dovrebbe diventare di nuovo una delle principali preoccupazioni.
Infine, siamo felici di accogliere nella nostra città un crescente numero di comunità cattoliche di origine straniera, particolarmente dall’Africa e dall’Asia. Queste comunità stanno crescendo rapidamente, grazie a un sviluppo attraverso complicati movimenti migratori. La maggior parte di queste comunità sono molto vive e attive. Celebrano l’Eucarestia domenicale con dedizione e devozione, portano i loro figli in chiesa e al catechismo, nutrono reali legami di solidarietà tra le loro famiglie. Queste comunità stanno diventando una parte vitale e molto interessante  della nostra chiesa locale. Il Sud e l’Est non sono lontani: sono presenti tra noi, come un dono e anche come una sfida. Come un dono perché portano alle nostre comunità locali freschezza e novità in termini di preghiera, spiritualità, etica e vita comune. Come una sfida perché rivelano qualcosa della nostra debolezza e del nostro bisogno.  Nei secoli passati, abbiamo imparato a dare dalla nostra abbondanza, a mandare missionari e ogni tipo di sostegno in altri paesi. Ora che siamo diventati piuttosto poveri nella fede e nella spiritualità, saremo capaci di ricevere da loro? Siamo pronti ad accogliere i cristiani di altri continenti, ad integrarli nelle nostre chiese locali e ad imparare da loro come amare Dio e i nostri fratelli? Questa è la  terza missione  che vedo per me e per il mio staff: accogliere le comunità cristiane da altri paesi e continenti nella nostra chiesa locale e approfittare della loro energia e dedizione per il rinnovamento spirituale di cui abbiamo bisogno.
Tra le persone che lavorano per l’unità dei cristiani e il dialogo interreligioso ad Antwerpen (Anversa), un ruolo preminente è svolto dalla locale comunità di Sant’Egidio, una delle più importanti comunità di Sant’Egidio del mondo. Sono orgoglioso di avere questa comunità nella nostra città e desidero ringraziarli per i loro preziosi sforzi per riunire le persone di tutte le religioni e culture in una comunità fraterna.


Cracovia 2009

Il saluto di papa Benedetto XVI all'Angelus


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