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7 Settembre 2009 09:30 | Palazzo del Comune di Cracovia – Sala C

Contributo



Zbigniew Cichoń


Senatore della Repubblica di Polonia

Senatore della Repubblica Polacca Zbigniew Cichoń

La società del mercato: le religioni e la sfida del materialismo

Il XXI secolo costituisce una continuazione del processo iniziato nel XX secolo, di sviluppo massiccio della produzione di beni e servizi e del loro scambio. Tutto ciò è accompagnato anche dagli spostamenti di persone alla ricerca di lavoro. Questo è facilitato dall’eliminazione delle barriere doganali, dallo sviluppo dei trasporti e dallo scambio delle informazioni. Gli Stati hanno sempre meno influenza su questi scambi, anzi si impegnano a eliminare ogni limitazione, e di questo il miglior esempio sono le soluzioni giuridiche nell’Unione Europea, che introducono il libero movimento di merci, servizi e persone, con il divieto di porre limitazioni. Nell’ambito di tale libertà ognuno può condurre un impresa o lavorare praticamente in ogni luogo. Il contatto tra la gente di religioni diverse favorisce la conoscenza reciproca e il dialogo. E’ importante,  durante questi contatti, sapere da una parte trasmettere la propria fede, ma dall’altra anche rispettare la fede degli altri. Come cattolici sappiamo che la nostra fede è via di salvezza e allo stesso tempo siamo tenuti ad essere missionari secondo il comandamento di Cristo “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni”, ma dobbiamo anche ricordare che saranno salvati anche coloro che senza propria colpa sono lontano dalla nostra fede, e cercano, con l’aiuto della grazia di Dio, di condurre una vita onesta. Dobbiamo ricordare che l’annuncio stesso del Vangelo e la vita secondo l’insegnamento di Cristo non impone agli altri la sua accettazione. La fede è un libero atto dell’uomo, e l’uomo all’invito di Dio risponde in modo libero. Ricorda questo il documento del Concilio Vaticano II “Dignitas Humanae”. Anche la costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo “Gaudium et spes” insegna che la dignità umana esige che l’uomo agisca secondo coscienza in libera scelta, senza pressioni e imposizioni. Anche il Papa Giovanni Paolo II nell’enciclica “Redemptor hominis” ricorda che la missione che la Chiesa svolge per volontà di Cristo, non consiste nel distruggere i valori umani, ma nell’assimilarli e nobilitarli. Per questo dovremmo seguire l’esempio dello stesso Cristo, primo missionario e messaggero della Buona Novella, e degli apostoli, che annunciarono il Vangelo con forza e coraggio, ma anche con profondo rispetto per l’uomo, il suo pensiero, la sua coscienza, la sua libertà.

Nell’enciclica “Redemptoris missio” il papa indica i principi del dialogo dei cristiani con i credenti di altre religioni, e la loro valutazione alla luce della fede cristiana. Il primo di essi è la verità sul ruolo di Cristo nella nostra relazione con Dio. Il Papa indica che Cristo è l’unico Intermediario tra Dio e gli uomini, ossia che grazie al mistero della Sua Divina umanità è data agli uomini la salvezza. Il successivo è che tale salvezza è accessibile anche a coloro che non appartengono alla Chiesa in modo visibile, poiché non hanno avuto la possibilità di conoscere e accettare il Vangelo di Cristo, o hanno vissuto in tali Condizioni socioculturali che non lo permettono e sono stati educati in altre tradizioni religiose. Accanto a tali benefici la società del mercato genera purtroppo pericoli per lo sviluppo spirituale dell’uomo. Tra di essi vi è il materialismo, come atteggiamento che considera superfluo e incomprensibile ciò che è spirituale. Questo atteggiamento, derivante dall’esaltazione del successo materiale, della tecnica e dalla facilità di vita, provoca un appiattimento della vita spirituale dell’uomo e delle sue relazioni con gli altri, che si riducono allo scambio di beni. Conta solo ciò che ha valore economico. Anche la vita umana è apprezzata secondo il prisma della perfetta salute e del suo godimento. Conta più “avere” che “essere”.
Conseguenza di tale atteggiamento è un individualismo estremo, in cui ogni persona stabilisce le proprie regole di comportamento. E’ un individualismo dove la lotta per l’autonomia e la libertà della persona si trasforma in egoismo. Porta alla distruzione delle norme naturali di vita comunitaria dell’uomo. Porta a due forme di alienazione dell’uomo. La prima è la concentrazione sulle proprie “complicazioni interne”, l’arricchimento della propria vita interiore a spese dei rapporti con il mondo esterno (“alienazione di Narciso” secondo Emanuel Mounier). La seconda è una concentrazione unicamente sull’azione: dedicarsi integralmente al lavoro, alla politica, al servizio sociale, ridurre se stesso alle funzioni svolte smettendo di essere una persona (“alienazione di Ercole” secondo Emanuel Mounier).
La causa di questa alienazione si trova, come ha chiarito il Santo Padre Giovanni Paolo II nell’enciclica “Centesimus annus”, nell’inversione delle relazioni tra mezzi e fini: “L’uomo, quando non riconosce il valore e la grandezza della persona in se stesso e nell'altro, di fatto si priva della possibilità di fruire della propria umanità e di entrare in quella relazione di solidarietà e di comunione con gli altri uomini per cui Dio lo ha creato”.

All’atteggiamento materialistico nei confronti della vita, che conduce all’espressione pessimistica dell’individualismo: “L’altro è una minaccia per me”, l’uomo di fede contrappone un atteggiamento di comunicazione con gli altri, un moto verso l’altro, un atteggiamento in cui “essere” vuol dire “amare”, un atteggiamento di uscita da se, di comprensione dell’altro, di assunzione delle difficoltà e delle gioie dell’altro, di dare anziché prendere.

Zbigniew Cichoń

 


Cracovia 2009

Il saluto di papa Benedetto XVI all'Angelus


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