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Ecco i volti e le voci dei profughi siriani fuggiti dalla guerra, oggi in Italia con i #corridoiumanitari

Sono atterrati stamattina a Fiumicino. Con questo gruppo sale a 500 il numero di persone salvate. VIDEO E FOTO

Il libro per preparare il pranzo di Natale con la Comunità di Sant'Egidio è disponibile online in 5 lingue

Da oggi è possibile scaricare gratuitamente la versione digitale del libro "Il pranzo di Natale" in inglese, francese, spagnolo, portoghese, indonesiano.
04/12/2016
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8 Settembre 2009 17:15 | Città vecchia

Meditazione



Polycarp


Metropolita ortodosso, Patriarcato Ecumenico

Cari fratelli e care sorelle,

Il Signore Gesù attraverso i Suoi Santi Discepoli ci lascia la pace. Non è casuale il momento in cui compie questo atto significativo. Lo fa poco prima della Sua Passione salvifica, come ha fatto parlando dell’unità, “perché il mondo creda che Tu mi hai mandato”. (Gv 17, 21)

Gesù non ci lascia una pace comune, una pace in genere, una pace astratta, ma lascia una pace concreta. E su questo punto è categorico e molto chiaro. Ci lascia la Sua pace che è diversa da quella del mondo. Perché porta una tranquillità, una quiete, una calma interiore al corpo e all’anima che allontana ogni turbamento e timore dal cuore umano.

La parola “pace” è molto presente nei discorsi del Signore. Possiamo anche dire che questo argomento vitale è da Lui molto amato, perché è come se parlasse di se stesso, che è la pace in persona, la pace per eccellenza.

La pace è un bene prezioso che tutti inneggiamo e invochiamo, ma di cui pochi si prendono cura affinché fruttifichi e domini nel mondo. Spesso al posto della pace vengono serviti i conflitti, le contrapposizioni, le guerre tra le nazioni, nelle società, nelle famiglie e negli uomini che vivono divisioni e turbamento. Questa terra martoriata conosce bene che cosa significhi la guerra, perché l’ha vissuta in modo terribile proprio 70 anni fa.

Gesù prima di lasciarci la pace, la Sua pace, parla di “amore” (Gv 14, 23-24) e di “Spirito Santo” (Gv 14, 26). In questa maniera collega in modo indissolubile la pace con lo Spirito Santo. La vera pace presuppone l’amore disinteressato e tutti e due, amore e pace, sono frutti dello Spirito Santo, come afferma l’Apostolo delle Genti, San Paolo, nella sua Lettera ai Galati (5, 22-23).

In un mondo che ha allontanato Cristo dalla sua vita, che ha adottato come modo di vita la forza di rottura del peccato, che ha negato la beata pace del Dio-Uomo, è però naturale che si presentino eventi e fenomeni tragici che degradano la personalità umana e stroncano il valore umano. Il mondo oggi “sta nel male”, e dimentica che il Signore chiamava beati gli operatori di pace e li chiamava “figli di Dio”, dando parallelamente anche una via di giustificazione e salvezza personale a chi abbia scelto nella sua vita la pace di Dio e l’abbia trasmessa anche agli altri.

La mancanza di pace nel mondo odierno si deve, principalmente, a tre motivi e fattori.

La prima causa è l’allontanamento della nostra società secolarizzata dalla volontà di Dio. L’uomo non è in grado di ottenere la pace lontano da Cristo, perché “Egli è la nostra pace”, la fonte della pace. Abbiamo menzionato le parole paoline secondo cui la pace è frutto dello Spirito Santo. Ma per fruttificare è necessario che nel mondo regni lo Spirito di Dio, che è per eccellenza Spirito di pace. Bisogna che il mondo riconosca il vero Dio, ritorni nelle sue braccia e riacquisti la virtù perduta.

Il secondo fattore è la pacifica convivenza e relazione con il nostro vicino, il nostro prossimo. Perché accada questo, “presupposto esistenziale è che ogni uomo abbia coscienza dei propri errori”, come sottolinea sapientemente San Silvano l’Athonita. Abbandonare l’egoismo e la consolidata tendenza dell’uomo a comandare, governare e dominare sugli altri. Nei nostri giorni, per fortuna, non ci sono guerre mondiali, ma la pace viene sempre ferita gravemente, sanguina continuamente come la donna della pericope evangelica (Lc 8, 41-56), ma questa ultima ha ricevuto la guarigione da parte del Re della pace, esortandola infine: “va in pace”. La frenesia dell’uomo moderno per dominare e prevalere, usando ogni mezzo legittimo e illegittimo, ha come conseguenza immediata le ingiustizie e le ineguaglianze che tutti osserviamo.

Il terzo motivo è la pace personale, perché essa non è una situazione esterna, ma soprattutto una questione interna e del cuore. Per raggiungerla, è necessario che sia allontanato l’odio e l’ira, la critica ingiusta, la tentazione verso il peccato e che siano superate le passioni con la preghiera, il pentimento e l’ascesi.

Gesù ha pacificato con il sangue del Suo sacrificio sulla Croce ciò che si trovava sotto il regime della divisione e della corruzione: la stirpe umana. La pace secondo i Santi Padri della Chiesa ha un doppio carattere: spirituale e materiale, perché appunto se non esiste pace nel corpo, non può esistere anche nell’anima e all’universo. La pace corporale ha come conseguenza l’umiltà, la tranquillità, la quiete, la preghiera, la vita spirituale, mentre quella dell’anima porta alla purificazione, all’illuminazione, alla santità e alla perfezione in Cristo. E il Corpo mistico divino-umano della Chiesa è il luogo dell’eccellenza dove si acquista la pace del corpo e dell’anima, la pace interiore di Cristo, e da essa viene irradiata al mondo. Questa pace i Santi Padri teofori la definiscono: “la pace che supera ogni mente” (e????? ? pa?ta ?pe?????sa) e guida alla santificazione, perché come dice San Nectario di Egina: “ La pace è la luce che fa sparire il buio del peccato”, per concludere con San Paolo, basandosi sull’affermazione analoga del Signore nel Suo Discorso della montagna (Beatitudini), “ che senza la pace e la santificazione nessuno può vedere Dio” (Ebr 12, 14).

La pace di Cristo deve accompagnare la vita e le opere nostre, caratterizzare il nostro status personale e le nostre relazioni con Dio e con il nostro prossimo, perché pacificandosi con Dio Trino, Datore della vera pace, e con il prossimo risplende la pace anche nel mondo che ci circonda.

Questo è lo scopo che ha animato e continua ad animare la Comunità di S. Egidio, a me tanto cara nel mio lungo servizio sacerdotale nell’amata Italia. La Comunità ha compreso la forza e le possibilità che hanno le Chiese e le Religioni e soprattutto la preghiera e il dialogo comune perché seccano i conflitti; nel mondo regni la pace ispirata dallo “Spirito di Assisi”, dovuto e realizzato dal beato servo di Dio, l’indimenticabile Papa Giovanni Paolo II, figlio di questa terra martoriata e Pastore fedelissimo per tanti anni della Chiesa di Dio che è in Cracovia, il quale è presente spiritualmente in questo sacro momento e rallegrandosi in cielo ci invia la Sua santa e incoraggiante benedizione, continua ad operare affinché la pace di Cristo sia possibile nel nostro mondo turbato, secolarizzato e materialista.

La presenza del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, che ho il grande onore e privilegio di rappresentare, portandovi il saluto fraterno di Sua Santità il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I, amico sincero della Comunità e sostenitore dei suoi sacrosanti ideali, e delle altre Chiese Ortodosse autocefale locali negli Incontri di pace della Comunità di Sant’Egidio, vuol mostrare l’impegno comune perché la pace, la vera pace, la pace di Cristo rimanga sempre tra gli uomini e non ci abbandoni.

Per l’intercessione della Santissima Madre di Dio e Semprevergine Maria, la Regina della pace, di cui oggi festeggiamo la Nascita, di Sant’Egidio, di San Francesco d’Assisi e del servo di Dio Giovanni Paolo II spalanchiamo le porte al Re della verità, Gesù Cristo, nostro comune Signore e Salvatore. Amen!


Cracovia 2009

Il saluto di papa Benedetto XVI all'Angelus


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