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8 Settembre 2009 17:15 | Città vecchia

Meditazione



Olav Fykse Tveit


Segretario generale del Consiglio Ecumenico delle Chiese

Meditazione su Lc 6, 27-35

Amate i vostri nemici.
Chi sono io per dire ciò dopo la visita ad Auschwitz di questa mattina? Chi sono io per dirlo, io che sono un luterano, un norvegese, un uomo nato 25 anni dopo la fine del più orribile capitolo della storia umana? Io non ho, in realtà, neppure consapevolezza di avere dei nemici.  Chi sono io, dunque, per dire “amate i vostri nemici”?


Queste parole sono indirizzate a “voi che ascoltate”. Noi siamo tutti qui per ascoltare, ascoltare coloro che sono state vittime innocenti, coloro che sono stati colpiti, e molti altri. Coloro che sono stati ridotti al silenzio e quelli che ancora possono parlarci, raccontarci. Io ho ascoltato alcuni di loro, ad esempio Elie Wiesel il quale ci dice in molti modi che l’odio non aiuta le vittime e che il contrario dell’amore non è l’odio ma l’indifferenza.


Noi siamo tutti qui per ascoltare le parole di nostro Signore Gesù Cristo: “amate i vostri nemici”, “a chi ti percuote su una guancia, porgigli anche l’altra”.


L’amore non è un modo di reagire passivamente al male. Amare significa non accettare l’oppressione e la violenza. Non è semplicemente un sentimento né indifferenza. L’amore è un atteggiamento attivo, operoso, risoluto il quale si esplica in azioni che svelano la vera natura del male e rivelano che il male è inferiore.


Il servo che porge l’altra guancia dopo essere stato colpito dal padrone, sfida colui che gli è superiore a farsi suo pari, a combattere. Il padrone deve, infatti, usare il palmo della mano per colpire l’altra guancia.  Chi prende il mantello, proverà vergogna davanti alla nudità poiché gli verrà offerta anche la tunica. Quanto viene depredato rimane come un segno di ingiustizia nelle mani di colui che ha rubato.


L’amore verso il prossimo è il fondamento della nostra convivenza. Gesù ci dice che l’amore non ha limiti per farci comprendere quanto l’amore sia fondamentale. Non dobbiamo sostituirlo con l’odio, anche se siamo di fronte a chi ci odia. Se ciò accade, è come minare le fondamenta. L’amore è l’unico fondamento sul quale costruire la nostra vita, qualsiasi siano le condizioni in cui ci troviamo a vivere.


L’amore è un’attitudine forte. Essere misericordiosi è la forza di Dio, l’Altissimo. Le parole di Gesù ci donano il potere di essere misericordiosi, poiché è stata usata misericordia verso di noi come figlie e figli di Dio.


Siamo qui per ascoltare. Ascolto lo stesso identico messaggio dalle vittime e da Gesù Cristo. Il male deve essere svelato per quello che è. Anche quando noi cristiani siamo i colpevoli , sì proprio allora in particolar modo, siamo chiamati ad ascoltare e a vedere quello che è malvagio. Insieme con le persone di altre religioni e con le persone di buona volontà dobbiamo raccogliere la sfida e indirizzare i nostri pensieri e le nostre azioni ripetendo  sempre incessantemente: “E come volete che gli uomini facciano a voi, fate voi pure a loro.”


Siamo qui per ascoltare la stessa chiamata che viene dalle vittime e da Gesù Cristo, la chiamata ad opporci al maligno e al male. Non dobbiamo accettare passivamente o ignorare, ma dobbiamo essere vigili e resistere. Lasciamo che l’amore prevalga in questo mondo sia nelle piccole relazioni quotidiane che nelle grandi relazioni internazionali.


“Amate i vostri nemici.” “Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro.” Queste non sono le mie parole, sono le parole del Vangelo.


Cracovia 2009

Il saluto di papa Benedetto XVI all'Angelus


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