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6 Settembre 2009 17:00 | Auditorium Maximum

Contributo



Walter Kasper


Cardinale, Presidente emerito del Pontificio Consiglio per l'Unità dei Cristiani, Santa Sede

Cari amici,
la ricorrenza dei settanta anni dall’inizio della guerra sono per ognuno di noi, ed in particolare per me come tedesco, motivo di riflessione, di vergogna ma anche di impegno per la riconciliazione. Quando è scoppiata la guerra ero un bambino di sei anni. Ho vissuto lo scoppio delle ostilità come un bambino di sei anni, il cui padre nel bel mezzo della notte viene chiamato alle armi come soldato, per una guerra che fu una tragedia umana e politica per l’Europa e per il mondo. Essa è costata la vita a 60 milioni di persone, fra i quali sei milioni di ebrei trucidati, e ridusse l’Europa in macerie. Dolore inenarrabile è stato causato in particolare al popolo polacco. Con profondo rispetto e cordoglio mi inginocchio davanti a tutte le vittime di questa violenza disumana, perpetrata nel cuore dell’Europa.

Vent’anni dopo la fine della guerra e verso la fine del Concilio, vescovi polacchi e tedeschi tra i banchi del Concilio si sono avvicinati per stringersi la mano in segno di riconciliazione. Indimenticabili sono le parole dei vescovi polacchi sotto la guida del grande cardinale Stefan Wyszynski: “Diamo il perdono e chiediamo il perdono”. I vescovi tedeschi risposero: “Con timore reverenziale stringiamo le mani che ci porgete”. Questo inizio non fu facile per nessuna delle due parti, ma da allora il filo non si è più spezzato. In qualità di incaricato della Conferenza episcopale tedesca per i rapporti tedesco-polacchi potei fare memoria di questi eventi trent’anni dopo a Varsavia. In quell’occasione ebbi modo di dire con gratitudine: “È stato posto un freno allo spirito maligno dell’odio. Quelli che erano nemici sono divenuti amici”.

Da allora, circa venti anni fa, è caduto il muro di Berlino ed è stata smantellata la cortina di ferro che divideva in due non solo la mia patria, ma l'intera Europa. Questo evento ha segnato la definitiva fine della seconda guerra mondiale. Non tutte le ferite sono state ancora curate. Per questo è per me un vero piacere ritrovarci in questa antica metropoli europea, Cracovia, nello spirito del grande papa Giovanni Paolo II e della sua iniziativa di pace di Assisi, per esprimere come cristiani di molti popoli europei, insieme ad amici di tutto il mondo, la comune volontà ed il comune impegno per la riconciliazione e per la pace tra popoli, culture e religioni. Il mio ringraziamento va in particolare alla Comunità di Sant'Egidio, non solo per l'invito a venire oggi a Cracovia, ma anche per tutto il suo lavoro per la pace e per la riconciliazione.

Riconciliazione e pace, come anche odio e guerra, hanno il loro principio nel profondo del cuore umano. La pace tra i popoli deve pertanto cominciare dalla pace tra le religioni. Per questo, dopo la catastrofe della seconda guerra mondiale, le religioni e le Chiese hanno preso coscienza del fatto che la pace è un pilastro di tutte le grandi religioni. Nella Bibbia è un concetto fondamentale, Bibbia che è sia degli ebrei che dei cristiani. Il Concilio Vaticano II, il papa Giovanni Paolo II e il suo successore Benedetto XVI hanno proceduto su questo cammino di riconciliazione e di pace e lo hanno reso un percorso irreversibile per la Chiesa cattolica.

Abbiamo stabilito un nuovo inizio nel dialogo interreligioso, nel dialogo tra ebrei e cristiani, così come nel dialogo ecumenico. I primi frutti sono notevoli. Di questo ringrazio tutti i nostri interlocutori ed amici. Ma non ci siamo ancora avvicinati alla fine. Non siamo che all'inizio di un cammino volto a sradicare antiche incomprensioni, profonda sfiducia e pregiudizi ingiusti, per guarire antiche ferite e costruire comprensione, riconciliazione e amicizia tra popoli, culture e religioni.

Il cammino sarà certo ancora lungo. Ma noi, ai non pochi scettici e nemici del dialogo nella verità e nell'amore, rispondiamo: “Noi continuiamo. Noi non cediamo”. La Chiesa cattolica si è definitivamente impegnata su questo cammino. Perché Dio è un Dio della pace e il principale simbolo cristiano, la croce, simboleggia la pace e la riconciliazione. Per questo siamo certi che la verità e l'amore si riveleranno più forti dell'odio e della violenza. L'unica alternativa alla violenza è per noi il dialogo.  Cari amici, che Cracovia possa rappresentare, con l'aiuto di Dio, un passo ulteriore su questo cammino.

 

 


Cracovia 2009

Il saluto di papa Benedetto XVI all'Angelus


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