NO alla Pena di Morte
Campagna Internazionale 

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Comunità di Sant'Egidio

  Mercoledì 13 giugno 2001

Joaquín José Martínez ha visitato la Comunità di Sant’Egidio di Barcellona.

È il primo straniero che è uscito del braccio della morte degli Stati Uniti ed è potuto ritornare al suo paese di origine. Nella sede della Comunità è stato accolto e festeggiato in un clima d’amicizia, un’amicizia cominciata da alcuni anni da quando i suoi genitori Josè e Sara hanno trovato nella Comunità sostegno per cercare di salvare il loro figlio.  

J. José ha ringraziato la comunità per questa l’amicizia, e per la lotta che sta facendo per una Moratoria mondiale della Pena di Morte.

Tra le tante persone persone che gli hanno mostrato la loro solidarietà, ha apprezzato la familiarità e la serenità dell’incontro con la comunità e la possibilità che ha avuto di fare con noi la sua prima festa, anche con un gran dolce di benvenuto.

Ha salutato gli adolescenti del Paese del Arcobaleno ed alcuni anziani della Comunità.

Dopo la festa e i regali ha partecipato nella preghiera della sera della comunità nella Chiesa di San Lazzaro.


JOAQUÍN JOSÉ MARTÍNEZ

            

 

Joaquín José Martínez, di 29 anni, è nato in Ecuador, figlio di madre equatoriana e di padre spagnolo. È il primo spagnolo che è uscito del braccio della morte negli Stati Uniti. Il 28 gennaio 1996 fu detenuto con l’accusa per l’uccisione di Douglas Lawson e Sherry McCoy Ward.

 Dopo un giudizio irregolare, difeso da un avvocato d’ufficio, Joaquin fu condannato a morte il 27 maggio 1997. Non c’erano evidenti prove accusatorie contro di lui e molte delle persone che l’accusarono successivamente ritrattarono e riconobbero di aver falsificato li loro dichiarazioni.

 Lui che era favorevole alla pena di morte, vivendo questa vicenda, a partire dell’amicizia fatta con altri nel braccio della morte, è adesso fermamente convinto dell’assurdità della pena di morte e vuole lavorare per aiutare ad altri condannati a morte.

            Dal giorno della condanna i suoi genitori, Joaquín e Sara, hanno lottato per dimostrare l’innocenza del figlio e hanno  iniziarono una campagna di raccolta di soldi per pagare i costi della difesa per presentare ricorso per un nuovo giudizio.

Nei frequenti viaggi dagli Stati Uniti alla Spagna, li abbiamo conosciuti e sostenuti e abbiamo stabilito un bel rapporto di amicizia che è arrivato a Joaquin José.

Joaquin si è sentito sostenuto dall’amicizia di molti e oggi condivide il sogno della Comunità di una Moratoria Mondiale della Pena di morte.

Pensando ai suoi compagni nel braccio della morte dice: “Io sono un privilegiato, sono uno dei carcerati che vive meglio, qui, nel braccio della morte.”

 Il 16 di febbraio 2000 ci siamo incontrati nella sede della Comunità di Sant’Egidio di Barcellona con i suoi genitori che ci dicevano: “Siamo sicuri che un giorno verremo con la bandiera del trionfo. Ma come mi diceva Joaquín, la vita nel braccio della morte non è vita.” Dopo più di 5 anni di lotta Joaquín è in libertà ed  è tornato alla vita.

            Il caso di Joaquín José è stato pieno di irregolarità e la revisione del caso fu la causa della destituzione dei due avvocati dell’accusa. Il 15 giugno 2000 si è rivisto il caso e il 29 maggio 2001 si è tenuto un nuovo giudizio. Dopo cinque anni e quattro mesi in carcere per un doppio crimine, Joaquín José Martínez è stato dichiarato innocente il 6 giugno 2001 dal tribunale di Tampa (Florida). Senza nessuna prova fisica che vincolasse il giovane spagnolo con i fatti, la giuria dopo due ore e venti minuti ha dato il verdetto di innocenza. Joaquin aveva passato 37 mesi nel braccio della morte.

Uscendo dal carcere è felice, ma nel suo volto ancora ci sono tratti dell’isolamento. Le sue parole di ringraziamento e la voglia di trovare quegli amici mai visti rivelano la forza dell’amicizia che lo ha sostenuto in questi tempi difficili. Adesso che è libero vuole andare a vedere il mare, passeggiare con le sue due figlie...  ma non dimentica quelli che ancora sono nel braccio della morte.