NO alla Pena di Morte
Campagna Internazionale 

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  13 aprile 2001

DAL CROCEFISSO UN GRIDO CONTRO LA PENA DI MORTE

Mario Marazziti

Venerdì Santo. In inglese si dice Good Friday, e la lingua conserva il centro del messaggio. Davvero un giorno Buono, perché senza la croce tutto il dolore del mondo sarebbe dimenticato e senza speranza.

È il primo Venerdì Santo del millennio nuovo e dovremmo rallentare la vita, il lavoro, per imparare a scandire il tempo. La Passione di Gesù restituisce, infatti, significato al tempo e al rumore quotidiano. Questo Venerdì Santo, in maniera asciutta, svela un piccolo colle delle croci, là dove passiamo tutti i giorni, al posto della piazza e del semaforo conosciuti. I cristiani, quest'anno tutti insieme, in Occidente e in Oriente, ricordano la solitudine di Gesù lasciato solo anche dai più vicini e con lui tutti i dimenticati della terra. Nel Venerdì Santo ognuno di noi, guardando anche da lontano al crocifisso, si scopre come è: scandalosamente lontano dall'amore che potrebbe esprimere se fosse più simile a Gesù, ma anche, ogni volta, perdonato. Perdonato da un un crocifisso che invece di pensare a se stesso, nel momento del dolore estremo, ha per i suoi torturatori parole di perdono, per i suoi amici pensieri di commozione e tenerezza. È il nostro Dio, debole, che cambia il mondo. Che non fa cadere la confessione di fede e la richiesta di aiuto del ladro crocifisso con lui, il ladro "teologo" che ci precede nel Regno dei cieli. Non smette di pensare al discepolo più giovane e a sua madre, legandoli in una famiglia d'amore più larga di ogni vincolo di sangue. I cristiani, nel Venerdì Santo, ripartono dalla misericordia di Dio, e basta.

"Ripartire da Cristo", è il programma che Giovanni Paolo II ha affidato a ciascuno di noi nel terzo millennio che è iniziato.

Questo Venerdì Santo incontriamo il nostro Dio, un condannato a morte. In lui vediamo le migliaia di condannati nei bracci della morte americani, cinesi, giapponesi, sauditi, un esercito di ombre che attende quella vendetta degli Stati che aggiunge violenza a violenza, morte a morte e che non restituisce mai la vita alle vittime né guarisce il dolore delle famiglie.

Il Venerdì Santo è anche, lo si voglia o no, la Giornata del mondo contro la barbarie della pena capitale, perché mostra il fallimento anche dei sistemi di giustizia più raffinati. Questo millennio inizia, come quello che si è appena concluso, con dei segnali di vita. Nell'anno del Giubileo sei Stati hanno rinunciato alla pena di morte e in questi giorni Cile e Ucraina hanno scritto nelle loro leggi il no alla pena capitale. Nelle Filippine la pressione morale dei cristiani ha fatto sospendere prima tutte le esecuzioni e in questi giorni tutte le condanne sono state commutate in pene detentive. In Maryland, negli Stati Uniti, è stato fatto un altro passo avanti verso una moratoria delle esecuzioni, sulla scia di quanto è stato avviato in Illinois. Dalla croce del Venerdì Santo si inizia a vedere la luce.