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The commitment of the Community of Sant'Egidio

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NO alla Pena di Morte
Campagna Internazionale
Comunità di Sant'Egidio

 

Religioni e culture
tra conflitto e dialogo

Incontro  Internazionale
Uomini e Religioni
Palermo 1-3 settembre 2002

Comunità di Sant'Egidio

Arcidiocesi di Palermo

 

Tavola Rotonda

 03/09/2002

 

Terzo Millennio senza pena di morte?

Third Millennium without the Death Penalty?

 

Marco Gnavi

 

Comunità di Sant’Egidio, Italia

Paul Lacey

 

Presidente American Friends Service Committee, USA

Thomas Masters

English  Italiano

Chiesa Battista, USA

Leoluca Orlando

 

Presidente dell’Istituto per il Rinascimento Siciliano, Italia

Mitsuo Yamazaki

 

Scuola Oomoto, Giappone

Tamara Chikunova

Italiano

Human Rights Organization, Uzbekistan

 


Thomas Masters

Chiesa Battista, USA

C'è un grande paradosso nel modo in cui ci comportiamo con i giovani, trattandoli come adulti penalmente responsabili, anche se hanno la mente di un bambino, rispetto al modo di comportarci con un adulto che ha la mente di un bambino. Quando il vecchio Presidente Ronald Reagan subì un attentato, la Corte decise che l'autore del fatto, Jhon Hinckley aveva una mente da bambino, nelle stesso modo in cui, se un minore, con il grado di consapevolezza appunto di una persona non adulta, avesse fatto la stessa cosa, forse la Corte stessa avrebbe deciso che aveva una mente da adulto. Gli adulti vengono mandati in una istituzione di riabilitazione mentre i minori possono ricevere una condanna a vita oppure la pena di morte. Tutto ciò è sbagliato ed ipocrita per le seguenti ragioni. Abbiamo un doppio livello? Siamo ingiusti con i nostri ragazzi? 

Amnesty International ha riferito che, nel 1998 negli USA, circa 200.000 minori sono stati perseguiti come persone adulte e più di 11.000 minori sono detenuti o è stata loro comminata una sanzione a lungo termine. Il Washington College di studi legali, in accordo con l'Università Americana ha accertato che, al mese di Agosto u.s., ci sono 4 Stati su 192 che ancora applicano la pena capitale per i minorenni: si tratta del Pakistan, dell'Iran, della Repubblica Democratica del Congo e degli USA appunto. Non si conosce il numero esatto dei minori detenuti nei bracci della morte. Tuttavia il Pakistan recentemente ha commutato 74 condanne a morte in altrettanti ergastoli e la Repubblica Democratica del Congo ha stabilito una moratoria per tutte le esecuzioni di minorenni. 

La loro ultima condanna fu eseguita nel 2000. Gli Stati Uniti d'America hanno 81 minori rinchiusi nel braccio della morte; si tratta cioè di coloro che non avevano raggiunto il 18° anno di età al momento della commissione del reato. A dispetto invece di tutti gli accordi internazionali e del sostegno dell'opinione pubblica mondiale, la legislazione degli USA permette le condanne a morte dei minorenni. Tali esecuzioni sono terminate in tutti gli stati del mondo, tranne che appunto negli USA.

Infatti nei 12 anni precedenti sono stati uccisi negli USA più minorenni che in tutte le altre nazioni del mondo messe insieme.

Numerosi trattati internazionali , compreso l'Accordo Internazionale sui Diritti Civili e Politici, la Convenzione dei Diritti dell'Infanzia e la Convenzione Americana dei Diritti Umani, proibiscono l'uso della pena di morte nei confronti di minorenni.

L'art. 37 lettera A) della Convenzione dei Diritti dell'Infanzia così recita:

"Gli Stati Parte della presente Convenzione dovranno garantire che nessun minore sia sottoposto a tortura o ad altro trattamento o punizione degradante crudele e inumana.

Non si dovrà applicare la pena di morte o la condanna all'ergastolo nei confronti di coloro che hanno commesso un reato prima del compimento dei 18 anni. "

Alla lettera B) dello stesso art. 37 troviamo inoltre:

" Nessun minore dovrà essere privato della sua libertà in modo arbitrario o contro la legge. L'arresto, la detenzione o la reclusione di un minore dovrà avvenire in conformità alla legge stessa e dovrà essere usata come misura eccezionale, e per un breve e appropriato periodo di tempo."

La totalità degli Stati nel mondo, eccetto gli Usa e la Somalia sull'orlo del collasso , hanno ratificato la Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia. (alcuni rappresentanti della Somalia hanno però recentemente assicurato l'Onu che tale ratifica potrebbe arrivare)

Gli Usa hanno ratificato la Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici, che specificatamente proibisce la condanna a morte dei minori, ma si sono riservati il diritto di continuare ad applicare tale punizione. In tutti i modi, l'Alta Commissione dell'Onu per i Diritti Umani, che ha interpretato al Convezione citata, ha concluso che la riserva accampata dagli Usa deve essere considerata nulla poiché è in aperta violazione con l'oggetto e le intenzioni della Convenzione stessa.

E' inoltre degno di nota che la pubblica opinione negli Usa non sostiene la pena di morte per i minorenni. Un sondaggio condotto da Gallup nel maggio scorso ha accertato che il 69% degli Americani si oppone alla pena capitale per i minorenni. Lo stesso sondaggio afferma che, mentre il sostegno alla pena capitale negli ultimi 40 anni - ha sempre oscillato in genere tra il 45% e il 72%, il sostegno all'applicazione ai minori della condanna a morte è sempre rimasto basso, fin dal lontano 1936. Allo stesso modo si è accertato che l'82% degli americani si oppone alla pena capitale per i ritardati mentali. La Comunità Internazionale deve unire la sua voce a quella del popolo americano nel chiedere di fermare subito le condanne a morte dei minorenni. Una giustizia ritardata è una giustizia negata. La voce del popolo deve essere ascoltata… Il modo migliore di fermare le esecuzioni dei minorenni è smettere di perseguire i minori come se fossero delle persone adulte. Trattando infatti un minore come un adulto si finisce col punirlo nello stesso modo e il più delle volte condannandolo a morte.

Nel consesso internazionale si può arrivare presto alla conclusione che c'è un'alta stima per i diritti dell'infanzia. Siamo universalmente contrari ai bambini soldati, allo sfruttamento minorile, alla pornografia e alla prostituzione infantile e alla reclusione senza distinzione tra adulti e minori. E' molto probabile che gli USA siano l'unica nazione al mondo che rinchiude i minori nelle prigioni come gli adulti, comminando condanne a vita (o lunghe detenzioni) senza possibilità di riduzione. Siamo l'unica nazione al mondo che ancora condanna a morte i minori. Lasciatemi dire come un fiero Afro-Americano , che la nostra posizione su questi temi è incomprensibile, tenuto conto che abbiamo combattuto duramente per proteggere i diritti dell'infanzia in tutte le parti del mondo. Non possiamo percorrere entrambe le strade. Non possiamo selezionare quali diritti debbano essere protetti e quali possano essere disattesi. Dobbiamo preservare e proteggere tutti i diritti dei minori. Noi Americani, come leader mondiali, non dovremmo mai accettare compromessi sui diritti umani universalmente accettati. I diritti umani e i diritti civili debbono andare di pari passo.

Svegliati America, si sente già il profumo di caffè… (i tempi stanno cambiando)!

Secondo la mia opinione la maggior parte delle persone al mondo si oppone a perseguire e condannare un minore come se fosse una persona adulta.

Prima di tutto , lasciatemi dire, c'è nella maggior parte di noi come una convinzione viscerale che ci fa stare scomodi e a disagio quando si persegue e si giudica un minore come una persona adulta. Non ci piace, ma tuttavia, in un modo o nell'altro, molti lo accettano soprattutto quando non sono coinvolti i nostri bambini. Per la maggior parte di noi, se il nostro bambino ha fatto un terribile errore, forse potremmo chiedere di dargli un'altra possibilità.

Pressoché tutte le fedi nel mondo credono che i bambini sono soggetti morali del tutto particolare e che la società ha il dovere e l'obbligo di sostenere la loro dignità e preservare il loro futuro. Questo è il punto: molti di noi sentono che tutti i minori meritano una seconda possibilità di vita, di libertà e di ricerca di benessere. In senso morale noi rifiutiamo di infliggere ad un minore una condanna a morte, così come rifiutiamo un ergastolo o una pena detentiva lunga o una sentenza di condanna che non tenga conto dell'età del minore , del suo stato d'animo e della sua maturità.

Non sono tutte queste punizioni dure, insolite, e ingiuste?

Il nostro istinto morale è di proteggere i bambini e di salvarli anche quando essi si perdono. Molte cose che sono nel nostro profondo ci dicono che un delinquente o un ragazzo difficile deve essere corretto, riabilitato, riformato , associando questo ad una punizione adeguata.

Il Procuratore Steve Harper di Miami in Florida riferisce che una recente ricerca scientifica prodotta dall'Università di Harvard , getta ulteriore luce su questa materia.

La ricerca del Centro Medico dell'Università di Harvard contraddicendo quanto si era precedentemente sostenuto, afferma che lo sviluppo del cervello di un adolescente non è completamente ultimato all'età di 14 anni. Queste scoperte mostrano che gli adolescenti potrebbero mancare della capacità mentale di controllare gli impulsi e produrre delle decisioni appropriate , dando così un supporto scientifico alla tesi che gli adolescenti hanno un minor grado di imputabilità delle persone adulte.

Queste nuove scoperte vengono dal progresso nell'uso della risonanza magnetica applicata allo studio del cervello. Molte ricerche hanno rivelato che il cervello cambia con la crescita, che le parti differenti cambiano in tempi differenti e che i lobi frontali e pre-frontali (che governano gli impulsi di controllo e di giudizio) cambiano molto intensamente tra l'età di 12 anni e 22 anni.

Scrive il Dr. Ruben C. Gur, Direttore del reparto di Neuropsicologia presso la Clinica Medica dell'Università della Pennsylvania: " l'aumento della materia bianca cerebrale prosegue anche nella tarda adolescenza e i lobi frontali sono gli ultimi a svilupparsi. Il significato di queste scoperte sul comportamento è che il vero sistema cerebrale in grado di inibire e dirigere nel modo giusto il modo di agire si sviluppa più tardi e non è completamente operativo prima dell'età adulta (18-22 anni).

La sfida del nostro sistema giudiziario di riabilitare i giovani con un sistema di giustizia minorile deve essere rimesso in vigore. Se così sarà, le esecuzioni dei minorenni potrebbero essere velocemente fermate.

L'America è stata la prima nazione al mondo, all'inizio del 20° secolo, che ha creato un sistema di giustizia minorile. Un sistema che si è proposto di dare ai minori una seconda possibilità, gli strumenti necessari per la riabilitazione. Un sistema infine che ha aumentato i diritti e gli obblighi dei genitori. Il fatto è che non c'è un'alternativa ad un sistema di giustizia minorile progettato per i minori. Pertanto la soluzione semplice è, se il sistema non funziona bene, quella di ripararlo e non sostituirlo con un sistema che non funziona del tutto. Noi, le nazioni del mondo, non dobbiamo mai permettere che sensazionalismi, opinioni non fondate, campagne pubblicitarie o pregiudizi personali cambino i nostri valori etici, il nostro senso della dignità umana, la nostra posizione internazionale di garanti dei diritti umani, diminuendo la nostra compassione, la nostra cura e il nostro amore per i nostri giovani.

Infine, ma non ultimo, lasciateci dire la verità. La verità è che, come è riferito dagli studi del Building Blocks for Youth di Whashington resi noti nell'Aprile 2000, c'è un numero sproporzionato di Afro-americani, Asiatici e Latino Americani e altre minoranze etniche perseguiti con il sistema giudiziario delle persone adulte e colpiti da sentenza, tale numero è da due a quattro volte più alto per le minoranze rispetto al numero di minori "bianchi" perseguiti penalmente. Un simile confronto indica che le condanne dei minori e dei poveri sono sproporzionate. Notate che la maggior parte dei minori a rischio, con problemi legali, indipendentemente dall'appartenenza etnica, hanno avuto problemi emotivi, psicologici e sociologici.

In conclusione dobbiamo essere fiduciosi che potremmo ancora una volta ritornare al nostro sistema di giustizia minorile. Dobbiamo ancora, con le nostre preghiere e la nostra perseveranza, con le nostre pressioni e la nostra presenza, fermare le esecuzioni dei minorenni.

Negli Usa siamo fiduciosi che la recente decisione della Corte Suprema contro le esecuzioni dei ritardati mentali potrà essere reiterata, con la stessa logica, per fermare le esecuzioni dei minorenni, di coloro cioè la cui mente non era completamente sviluppata o matura. Nella nostra attuale società ci chiediamo se non abbiamo creato un'atmosfera di violenza, corruzione e decadenza morale. Non stiamo punendo i nostri giovani troppo duramente per i loro peccati o le loro sregolatezze rispetto alla generazione precedente? Alcuni films, o programmi televisivi o videogiochi non hanno aiutato ad influenzare il degrado sociale? Abbiamo rimosso la nostra responsabilità morale? Ha affermato Martin Luther King junior "l'ingiustizia in qualsiasi luogo è una minaccia alla giustizia in tutti i luoghi. Noi siamo uniti in una inevitabile rete di mutualità, legati da un unico destino. Ciò che interessa una persona direttamente, interessa tutti indirettamente. Infine, noi non possiamo tralasciare il consiglio del presidente degli Stati Uniti Gorge W. Bush che ha dichiarato espressamente che non dobbiamo mai lasciare indietro nessun ragazzo.

Fratelli e sorelle, vorrei dirvi in conclusione di tornare a casa con una determinazione maggiore ad aiutarci in America e nel mondo intero per salvare i nostri giovani. Vorrei chiedervi di tornare a casa facendo sapere agli altri che la perseguibilità dei minori come se fossero adulti deve essere fermata, che le condanne a morte dei minorenni devono cessare e la verità e la gloria di Dio deve risplendere su ciascuno di noi. Il mondo implora la vostra voce: non siate spettatori ma partecipanti. Uniamo il movimento, uniamo la lotta, uniamo la fiducia nella giustizia, nella pace e nell'eguaglianza. Noi saremo vincitori, neri e bianchi, rossi e gialli e di colore noi tutti siamo preziosi per Dio. Noi saremo vincitori.


Thomas Masters

Baptist Church, US

There is a great paradox in how we treat children as adults-who commit "adult crimes" with the mind of a child vs. how we treat adults with the "mind of a child". Former President Ronald Reagan almost was assassinated by an adult, the court ruled that he, John Hinckley, had the mind of a child, however, if a child does the same thing, who naturally has the mind of a child, it is ruled he has the mind of an adult. The adult goes to a mental institution for rehabilitation while the child goes to prison for life for punishment or is executed. Something is wrong and hypocritical with that reasoning. Do we have a double standard here? Are we being unfair to our children? 

In 1998, Amnesty International reported about 200,000 children a year are prosecuted as adults and more than 11,000 children are in prisons or other long-term adult correctional facilities (in the U.S). According to American University, Washington College of law, as of August, 2002, there are 4 of 192 independent States, that still execute juvenile offenders; Pakistan, Iran, the Democratic Republic of Congo (DCR) and the USA. 

Total number of juveniles on death row in the world is unknown. However, Pakistan has recently commuted 74 death sentences to life in prison and the DRC's called for a moratorium of all juvenile executions. Their last execution was in 2000. The United States of America has 81 juvenile offenders (those persons below the age of 18 at the time of the crime) on death row. In continuing to execute juvenile offenders, the United States of America acts in defiance of international law and international consensus. Such executions have all but ended around the world except in the United States. Indeed in the past 12 years, more juvenile offenders have been executed in the United States than in all of the other nations in the world combined.

Several international treaties, including the International Covenant on Civil and Political Rights (ICCPR), the Convention on the Rights of the Child (CRC), and the American Convention of Human Rights prohibit the use of the death penalty against juveniles. The "Rights of the Child" International United Nations document which specifically says in article 37, a) which states "State parties shall ensure that no child shall be subjected to torture or other cruel inhuman or degrading treatment or punishment. Neither capital punishment nor life imprisonment without possibility of release shall be imposed for offenses committed by persons below 18 years of age." It goes on further to say in article 37b) "No child shall be deprived of his or her liberty unlawfully or arbitrarily. The arrest, detention, or imprisonment of a child shall be in conformity with the law and shall be used only as a measure of last resort and for the shortage appropriate period of time." Every country in the world, except for the US and the collapsed state of Somalia, have ratified the UN Convention on the Rights of the Child (Representatives from Somalia recently informed the UN that it would ratify the treaty). The United States has ratified the International Covenant on Civil and Political Rights (ICCPR), which specifically prohibits executing juveniles, but has reserved the right to continue executing juveniles. However, the UN High Commission for Human Rights, which interprets the ICCPR, has concluded that the United States reservation should be considered void because it violates the object and purpose of the treaty.

It is also important to note that US public opinion does not support the death penalty for juveniles. A May 2002 Gallup poll found that 69% of Americans oppose the death penalty for juveniles. The poll found that while support for the death penalty has fluctuated between 45% and 72% in the past 40 years, support for the juvenile death penalty has always remained low, going as far back as 1936. Similarly, it found that 82% opposed the death penalty for those with mental retardation. The international community must join the voice of the American people to stop the execution of juvenile offenders now. Justice delayed is Justice denied. The voice of the people must be heard.. The best way to stop the execution of juvenile offenders is to stop the prosecution of juveniles as adults. An "adult" prosecution blends into an adult sentence, many times, leading to death row.

In the international arena, one will quickly come to the conclusion that there is a high regard for the rights of the child. Universally, we are against child soldiers, child labor, child pornography, child prostitution, and child/adult prisoners. Perhaps, the United States is the only nation in the world that is transferring children to adult prisons and giving them life-long sentences without parole. We are just about the only nation in the world that still executes juvenile offenders. I must say as a proud African-American that our positions in these areas are not understandable, especially when we have fought so hard to protect the rights of children worldwide. We cannot have it both ways. We cannot pick and choose, which right we will protect and which one we will desecrate. We must preserve and protect all the rights of the child. We, Americans, should never compromise international/universal acceptable human rights as a world leader. Human Rights and Civil Rights must go hand and hand. America, wake up and smell the coffee!!

In my opinion, most people in the world are opposed to the prosecution and execution of juveniles as adults. First, let me say, there is just a gut feeling within most of us that makes us very uncomfortable and uneasy with the prosecution and adjudication of children as adults. We just don't like it, but yet somehow, some of us accept it, especially when our children are not the subjects. For most of us, if our child made a terrible mistake, we would say, give him/her a second chance.

Almost every Faith in the world believes that children are very special moral agents and that society has a duty and obligation to sustain their dignity and preserve their future. That is why; most of us feel that every child deserves a second chance to life, liberty and the pursuit of happiness. Morally, we reject giving a child an adult sentence/execution: life sentence in prison without parole, long-term life sentences, and sentences which do not consider the age of the child and emotional maturity-mental state. Is this not harsh, cruel, unusual and unjust punishment and execution? It is our moral instinct to protect our children and to save our children even when they go astray. Something deep down within us, tells us, that a delinquent or troubled child must be corrected, rehabilitated, reformed, and coupled with a measurable form of punishment.

Attorney Steve Harper, from Miami, Florida, reports that new scientific research from Harvard University sheds further light on this subject. Research by Harvard University Medical Center on 'adolescent brain development has contradicted previously held beliefs that the brain was fully developed by age 14. These findings show that juveniles may lack the brain capacity to control impulses and make informed decisions, providing scientific backing to the argument that adolescents have a lesser degree of culpability than adults do.

These new findings come from advances in the use of magnetic resonance imaging (MRI) in brain research. Such research as revealed that the brain changes as one matures, that different parts change at different times, and that the frontal and pre-frontal lobes (which govern impulse control and judgment) change most dramatically between ages 12 and 22. Dr. Ruben C. Gur, Director of Neuropsychology at the University of Pennsylvania Health Center writes: increase in white brain matter continues well into late adolescence and the frontal lobes are the last to develop. The behavioral significance of this neuroanatomical finding is that the very brain system necessary for inhibition and goal-directed behaviour comes "on board" last and is not fully operational until early adulthood (about 18-22 years).

The challenge of our justice system to rehabilitate juveniles through a juvenile justice system that must be re-enforced. If properly implemented, the execution of juvenile offenders would come to a speedy halt-stand-still. America was the first nation in the world, at the turn of the 1900's that created a juvenile justice system. One that was designed to give children a second chance, one that was designed to give our children all the tools necessary for rehabilitation. One that was designed to enhance parental rights and obligations. The fact is there is not a substitute for a juvenile system designed for juveniles. Therefore, the real simple solution is, if the system is not working at its best, then fix it, don't throw it away for a system that does not work at all. We, the nations of the world, must never allow sensationalism or unbased fear, media hype and personal biases, to cause us to change our morals and values, our sense of human dignity, our international status and protector of human rights, to diminish our compassion, our care, and our love for our children.

Last but not least, let us keep telling the truth. The truth is also, that a disproportionate number of African-Americans, Latinos, Asians, and other minorities indicate that the prosecution, transfer to the adult system, and the sentencing rate is two to four times greater for minorities than for white children, as reported by Building Blocks for Youth study, Washington DC. April 2000. Similar comparisons are made, indicating that we are indeed execution the poor and racial minorities disproportionately Please note, that most of the children, across the board, irrespective of race, that get in trouble with the law have had emotional, psychological, and sociological problems.

In conclusion, we must remain hopeful that we can once again return back to our juvenile court systems of the world. We must also,through our prayers and perservance, pressure and presence, stop the execution of juveniles. In America, we are hoping that the recent Supreme Court decision against executing the mentally retarded will replicate itself with the same logic not to execute juvenile offenders, whose minds are still not fully developed or matured. In our present society, one must ask, have we created an atmosphere of violence, corruption, and moral decay? Are we punishing our children too harshly for the sins or indiscretions of previous adult generations? Have some of the movies, television programs, videos and computer games helped to influence this social degradation? Have we gotten away from our moral responsibility? As stated by Dr. Martin Luther King, Jr., "Injustice anywhere is a threat to justice everywhere. We are caught in an inescapable network of mutuality, tied in a single garment of destiny. Whatever affects one directly affects all indirectly." Therefore, we must not forget the counsel of the President of the United States, George W. Bush who pointedly declared, we must never leave any child behind.

Brothers and sisters, I say to you in my conclusion, go back to your homes with a greater determination to help us in America and the whole world to save our children. Go back to your homes letting others know that the prosecution of children as adults must stop, the execution of juveniles must stop, and the truth and Glory of God must shine within all of us. The world is crying out for your voice. Don't be a spectator but be a participator. Join the movement, join the struggle, join the fight for justice, peace and equality. WE SHALL OVERCOME. Black and White, Red, Yellow and Brown, we are all precious in God's site. WE SHALL OVERCOME, WE SHALL OVERCOME !!! 


Tamara Chikunova

Human Rights Organization, Uzbekistan

Buongiorno, Egregi Signori!

Io, Tamara Cikunova, sono una madre che ha perso il figlio, condannato in violazione di tutte le leggi giuridiche e di quelle semplicemente umane.

Mio figlio - Cikunov Dmitrij, nato nel 1971 nella città di Berlino, russo, cristiano, cittadino della Russia - è stato condannato l'11 novembre 1999 alla pena di morte.

Il 10 luglio 2000, prima che io potessi avere un incontro con lui, lo hanno fucilato.

Sottoponendo alla sentenza di morte mio figlio, hanno sottoposto alla sentenza di morte anche me, sua madre.

Ma il giorno della mia conoscenza con la Comunità di Sant'Egidio è stato il giorno della nascita della mia anima morta, che si è incontrata con i fratelli e le sorelle in Cristo. Grazie a Voi, perché ci siete.

Questa è già la mia seconda visita a Voi, la prima è avvenuta nella primavera di quest'anno.

Io sono scossa dal Vostro amore e dalla comprensione che avete dimostrato a me e al mio problema. La visita ha superato tutte le mie aspettative. Il mio cuore si è semplicemente disgelato. Voi e tutti i membri della Comunità di Sant'Egidio avete sciolto il ghiaccio della diffidenza verso le persone. La Vostra fede in Dio, il Vostro lavoro pieno di abnegazione mi hanno riportata alla vita, hanno aggiunto ulteriori forze al mio lavoro. Voi avete condiviso con me in maniera assolutamente disinteressata il calore dei Vostri cuori. Io sono riconoscente a Dio per avermi fatta incontrare con persone come Voi.

Io qui rappresento lo Stato dell'Uzbekistan. E' uno stato molto giovane, che dopo l'annuncio dell'indipendenza si è diretto verso i cambiamenti democratici. In Uzbekistan, grazie a persone impegnate nei cambiamenti in tutti gli strati della società, si sta facendo moltissimo. Ma noi abbiamo troppi problemi in molti campi.

Uno di questi problemi, nella legislazione, è la presenza della pena di morte quale massima misura di punizione. Ma questo è un problema non solo dell'Uzbekistan. Anche in molti altri paesi si utilizza questa misura di punizione che offende tutti gli uomini, la pena di morte.

Il malvivente che ha commesso un delitto, chi è? Un extraterrestre arrivato dal cosmo, un robot programmato per il delitto? No. Egli è un membro della nostra società, un cittadino del nostro stato. E invece di comprenderlo, di comprendere la sua preghiera, di comprendere che cosa lo ha spinto a fare questo, noi lo condanniamo alla massima misura di punizione.

Questa non è forse la prova della nostra viltà, della nostra mancanza di desiderio ad aiutarlo?

Isolare dalla società, nascondere in un carcere, e poi uccidere. Ecco il corso del nostro ragionamento.

Il problema della pena di morte in Uzbekistan è il problema della mancanza di comprensione e di desiderio ad occuparsi di questo problema. L'organizzazione che io dirigo unisce persone di diverse professioni, appartenenti a ceti diversi della società. Molti sono stati portati nelle nostre fila dallo stesso mio dolore, altri dalla non accettazione della "pena di morte" come mezzo per la soluzione del problema della battaglia contro la delinquenza. Noi abbiamo parlato con persone diverse, ma alle persone o non interessa questo problema, o si rapportano ad esso con indifferenza. Infatti, il nostro problema è un problema di isolamento, di divisione tra le persone con frontiere, distanze, lingue diverse.

Infatti, tutti noi, che viviamo in parti diverse del nostro pianeta, siamo uniti da problemi generali comuni. A persone di paesi diversi, di livello di agiatezza e di situazione sociale diversi manca semplicemente la spiritualità. E, di regola, soltanto il dolore ci costringe, talvolta, a rivolgerci a Dio per chiedergli aiuto.

Ma questa situazione è ingiusta nella sua sostanza.

Le persone occupate nella sfera del business lavorano in modo più efficace quando si toccano i loro interessi finanziari, per queste persone non ci sono frontiere, né barriere linguistiche, né ostacolo alcuno.

Così, probabilmente, bisogna imparare a lavorare da loro. Per le persone che portano la parola di Dio non ci devono essere barriere. E in questo noi guardiamo con fiducia a Voi. Voi avete le possibilità e le forze e - cosa più importante - Voi avete un nutrito uditorio di persone che hanno patito molte sofferenze per il vuoto spirituale.

L'Uzbekistan è uno stato giovane sulla carta del mondo di oggi. E il nostro governo e il presidente fanno molto per la costruzione di uno stato democratico. Ma le persone dalle visioni progressiste sono molto poche.

Questo è un tempo in cui bisogna lottare per l'anima degli uomini. Altrimenti il vuoto spirituale dell'uomo si riempie rapidamente di altre idee. Si tratta delle idee chiaramente espresse del nazionalismo e del terrorismo, per i quali, tra l'altro, pure non ci sono le frontiere degli stati, né la mancanza di mezzi finanziari per il conseguimento dei propri fini.

Ecco perché, per incontrarci, dobbiamo attraversare un qualche dolore. Non bisogna aspettare, bisogna andare incontro gli uni agli altri, senza calcoli. Bisogna incontrarsi più spesso, e a fare questo devono essere prima di tutto le diverse confessioni religiose.

L'Uzbekistan è un paese dove persone di confessione religiosa diversa vivono fianco a fianco, nella pace e nella concordia. Ma in Uzbekistan ci sono molti problemi. La presenza della pena di morte, quale massima misura di punizione, è appunto l'asso vincente nelle mani di coloro che seminano la discordia e l'inimicizia nelle anime degli uomini. Ma questo è un problema non solo dell'Uzbekistan.

Gli avvenimenti sanguinosi dell'11 settembre hanno dimostrato quanto siano illusorie le frontiere tra gli stati, i popoli e gli uomini.

Nei libri religiosi di varia tendenza e in lingue diverse è scritta una cosa sola: Dio ha creato l'uomo, l'Uomo, e non il giapponese, il cinese, il russo o l'ebreo. Dio ha creato l'uomo, ma spesso gli uomini si assumono la responsabilità della vita e della morte dell'Uomo, creazione di Dio.

Abbiamo il diritto di assumerci le funzioni di Dio?

Agiamo con giustizia nelle nostre decisioni, nell'emettere una condanna?

Non esistono delitti tali per i quali devono pagare con la vita soltanto coloro che li hanno compiuti. Tutti noi, abitanti della terra, in un modo o nell'altro, portiamo una responsabilità comune. Questa è la nostra croce, e l'esecuzione di chi ha commesso un delitto non ci libera dalla responsabilità, ma la aggrava.

Con la nostra indifferenza e il cinismo noi ci siamo isolati da questo, dimenticando, tuttavia, che questa disgrazia può toccare anche noi stessi, i nostri cari.

Insieme alle realizzazioni nel campo della scienza e della tecnica gli uomini hanno smarrito, forse, la qualità umana più importante: la comprensione reciproca e il rispetto verso tutti coloro che abitano su questo pianeta.

Non respingiamo, allora, chi implora pietà, ma tendiamogli le nostre mani, che danno aiuto e comprensione, noi che siamo persone.

La pena di morte è la manifestazione della nostra viltà e ipocrisia.

Se noi impareremo a perdonare, il mondo diventerà più buono, e le persone si comprenderanno meglio l'un l'altra.

Infatti, il male genera altro male, e la pena di morte genera male, questo è un assioma.

Il successo della battaglia contro il male (contro il delitto) è garantito non dalla spietatezza della legge, ma dalla certezza della pena.

La pena di morte, per la sua stessa essenza, è generatrice di male: è la negazione del diritto e della possibilità di correggere un errore giudiziario; è un deficit di umanità nei fondamenti della società e dello stato; porta in sé non soltanto l'errore, ma viola la cosa più importante, il diritto inalienabile di ogni uomo: il diritto alla vita.

Io ho trovato persone con le mie stesse idee, madri, sorelle, fratelli, che hanno il mio stesso dolore. Ho fondato l'organizzazione "Madri contro la pena di morte e la tortura".

La nostra organizzazione è pubblica. Mettendo tutta la nostra anima, forze e volontà, noi lottiamo per l'abolizione delle condanne a morte.

I paesi con una ricca cultura non hanno il diritto di tenersi da parte, quando ogni giorno, sulla terra, si mette in atto questa terribile pena corporale, la pena di morte, quando ogni giorno consapevolmente - legalmente! - delle persone sono private della vita.

Un malvivente compie un delitto da solo o in gruppo. Il tribunale emette la sentenza della massima misura di punizione, con il nostro tacito consenso ad un assassinio. La massima misura di punizione è un assassinio, un assassinio legalizzato dalla nostra viltà, dall'ipocrisia e dal desiderio di non sentire un grido di aiuto. Infatti ogni delitto è un grido, il grido di un'anima che si sta perdendo, il grido d'aiuto di un uomo. E quale aiuto egli riceve da noi? Egli riceve "la massima misura di punizione", cioè la pena di morte.

Perché questo fatto triste è la norma della nostra vita?

Dal mio punto di vista, della soluzione di un tale problema devono occuparsi le persone che hanno dedicato la propria vita al servizio a Dio. Soltanto essi, con la loro conoscenza dell'anima umana, con la loro misericordia, possono aiutare in questo. Infatti queste persone sono medici delle anime umane. Noi abbiamo imparato a curare il corpo, noi di anno in anno allunghiamo la vita.

Noi abbiamo superato le frontiere, ogni tipo di barriera, quando il discorso riguarda il business, che porta un profitto e il profitto aiuta il nostro corpo a vivere comodamente. Ma nella caccia al benessere materiale noi siamo diventati tutti sordi. Noi abbiamo smesso di ascoltare i suoni delle nostre anime, noi siamo divenuti duri e sordi.

E della nostra sordità hanno approfittato altri, che vanno spiritualmente in aiuto dei malati e li curano a modo loro. E noi, per la nostra sordità e cecità spirituale subiamo l'odio religioso, l'estremismo, il terrorismo, che, per l'appunto, pure non conoscono barriere.

Ma i falsi profeti non dormono, essi colmano il vuoto spirituale, essi curano il dolore dell'anima, e il risultato della loro cura noi lo proviamo su noi stessi.

Gli eventi che avvengono in Uzbekistan, Russia e America, gli eventi che avvengono in Israele, sono anch'essi il risultato della nostra sordità e cecità.

Forza, allora, riacquistiamo la vista, impariamo a non passare oltre alle sofferenze spirituali dell'uomo.

Gli uomini di Dio sono i medici delle sofferenze dell'anima umana. Ma la presenza della pena di morte nella legislazione è anch'essa una malattia, la malattia dell'anima della società, e una malattia grave e pericolosa, più pericolosa della malattia del corpo.

La scienza e i dottori curano il corpo. Ma le conseguenze della malattia dello spirito sono terribili, terribili per le loro conseguenze.

Ogni guerra è una malattia dello spirito. E le conseguenze della guerra sono note a tutti.

Io mi rivolgo a Voi, fratelli e sorelle!

Voi avete guarito la mia anima, il vostro calore mi ha dato le forze per andare avanti nella lotta per l'abolizione della pena di morte, poiché è detto: "A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto".

Allora, lottiamo insieme per l'abolizione della pena di morte in Uzbekistan, perché migliaia di sofferenti attendono la Vostra compassione e sperano nel nostro aiuto.

L'umanità ha imparato a lungo ad uccidere, è giunto ora il tempo di perdonare, forse, questa è una chance per la salvezza di tutti noi.