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NO alla Pena di Morte
Campagna Internazionale
Comunità di Sant'Egidio

 

Sant’Egidio illustra al Senato iniziative e proposte, nell’ambito della campagna contro la pena di morte.

 

SANT’EGIDIO ILLUSTRA SUE INIZIATIVE AL SENATO

COMMISSIONE STRAORDINARIA
PER LA TUTELA E LA PROMOZIONE DEI DIRITTI UMANI
MERCOLEDI' 25 SETTEMBRE 2002
32ª Seduta

Comunità di Sant'Egidio

CAMPAGNA MONDIALE CONTRO LA PENA DI MORTE

Audizione della Comunità di Sant’Egidio presso il Parlamento Italiano

25 settembre 2002

SANT’EGIDIO ILLUSTRA SUE INIZIATIVE AL SENATO

ROMA, 25 SET - Uno spot televisivo di Pubblicita'-progresso, la campagna per la salvezza di Amina, condannata a morte in Nigeria, un sito specializzato che registra 75 mila contatti al mese. Sono alcune delle iniziative della Comunita' di Sant'Egidio contro la pena di morte illustrate alla Commissione straordinaria per i diritti umani, al Senato. Su invito della Commissione una delegazione della Comunita', composta tra gli altri da uno dei fondatori, Mario Marazziti, e dalla responsabile della campagna per la moratoria universale della pena di morte, Stefania Tallei, e' stata ricevuta oggi al Senato.  Erano presenti tra gli altri il presidente della Commissione, Enrico Pianetta, Patrizia Toia, Alessandro Forlani, Daria Bonfietti e Cesare Salvi.

La riunione, dopo l'esposizione delle iniziative, si e' aggiornata ai primi giorni del mese di ottobre, non oltre il 10, ma la data e' ancora da definire.

Tra le iniziative che hanno suscitato particolare interesse c'e' anche la costituzione in Uzbekistan di un comitato di madri di condannati che in un anno e' riuscito a far annullare otto condanne capitali. Il comitato si e' avvalso di contributi giuridici per il riesame dei casi giudiziari e costituisce un esempio interessante di azione che potrebbe essere esportato in differenti contesti nazionali.

   Nella sua relazione introduttiva Marazziti ha tra l'altro messo in luce come la PENA DI MORTE nel mondo ha subito pesanti arretramenti nel XX secolo e in particolare negli ultimi 30 anni: i paesi abolizionisti per tutti i crimini o per i crimini ordinari sono passati da circa 20 a 90 e sono 111 i paesi abolizionisti per legge ''de facto''. Tra questi ultimi vi sono anche alcuni paesi a maggioranza islamica.

   '' Dopo lþ11 settembre - ha osservato Marazziti - non si e' assistito a una recrudescenza nel numero delle esecuzioni o a una crescita del numero dei paesi retenzionisti, ma si percepisce þ soprattutto nel paese piu' colpito dalla minaccia terroristica un processo di restrizione dei diritti e delle liberta' dei non cittadini, che ha aperto un profondo dibattito sulla stessa natura della democrazia nella societa' americana''.

''Nel clima e nella particolare congiuntura storica in cui ci troviamo dopo l'11 settembre, - ha anche osservato Marazziti - che sembrano complicare i gia' complessi rapporti all'interno delle Nazioni Unite e con alcuni paesi membri, appare difficile prefigurare in tempi ravvicinati un pronunciamento solenne, attraverso una risoluzione analoga a quella preparata e poi ritirata dallþUnione Europea nel 1999 sulla pena capitale e sulla necessità di una moratoria delle esecuzioni, in sede di Assemblea Generale a New York''.

Contemporaneamente pero', secondo l'esponente della Comunita' di Sant'Egidio, ''proprio il clima successivo allþ11 settembre e i rapporti di intensa collaborazione tra Europa e Stati Uniti nella lotta al terrorismo internazionale, incoraggerebbero un franco confronto tra alleati e una piu' esplicita richiesta da parte dellþUnione Europea al paese leader della coalizione democratica e contro il terrorismo per un rispetto piu' alto dei diritti umani, inclusivo della sospensione di tutte le esecuzioni capitali, verso unþabolizione piena di questo strumento arcaico e inadeguato, umiliante e inumano di giustizia: al pari di quanto e' accaduto in passato con la convergenza progressiva della coscienza occidentale nel rifiuto della tortura e della schiavitu', e nelle grandi battaglie per i diritti civili, fino al rifiuto del razzismo e delle

discriminazioni di genere''.


COMMISSIONE STRAORDINARIA
PER LA TUTELA E LA PROMOZIONE DEI DIRITTI UMANI

MERCOLEDI' 25 SETTEMBRE 2002
32ª Seduta

Presidenza del Presidente
PIANETTA

Intervengono, ai sensi dell'articolo 48 del Regolamento, Mario Marazziti, portavoce della Comunità di Sant'Egidio, Stefania Tallei, responsabile della campagna per la moratoria internazionale della pena di morte, Sergio Benedetti e Marina Ceccarelli membri del gruppo di lavoro sulla pena di morte, Don Angelo Romano, coordinatore del settore Africa-Grandi Laghi.
La seduta inizia alle ore 14,15.
PROCEDURE INFORMATIVE
Seguito dell'indagine conoscitiva sui livelli e i meccanismi di tutela dei diritti umani, vigenti nella realtà internazionale: audizione di una rappresentanza della Comunità di Sant'Egidio sul tema della lotta contro la pena di morte nel mondo.

Riprende l'indagine conoscitiva, sospesa nella seduta dello scorso 19 giugno.

 

In apertura di seduta, il presidente PIANETTA si scusa per il ritardo dovuto ad un precedente incontro dei senatori della Commissione, insieme ai senatori della Commissione affari esteri, emigrazione, con i rappresentanti del Governo birmano in esilio. L'incontro si è appena concluso. Ringrazia i rappresentanti della Comunità di Sant'Egidio che, guidati dal portavoce Mario Marazziti, hanno accettato di partecipare alla seduta, la quale va inquadrata nella più generale riflessione condotta dalla Commissione sul problema della pena di morte nel mondo. Ricorda ringraziandolo di avere pregato Don Angelo Romano, presente all'incontro per conto della Comunità, di riferire sulla situazione nei paesi dei Grandi Laghi e sull'impegno di Sant'Egidio nell'area, giacché su di essi si è appuntata in passato l'attenzione della Commissione attraverso, tra l'altro, una importante audizione del sottosegretario Mantica.

Mario MARAZZITI, portavoce della Comunità ringrazia dapprima il presidente Pianetta e gli altri senatori presenti. Per quanto riguarda la pena di morte ricorda come il XX secolo, e in particolare gli ultimi 30 anni, abbiano visto in materia un positivo arretramento. I paesi abolizionisti sono passati da 20 a 90; oggi sono addirittura 111 i cosiddetti paesi abolizionisti de facto, cioè quelli nei quali non è prevista o comunque non viene applicata la pena di morte. Nel dicembre del 1999 l'Albania ha abolito la pena capitale: successivamente nove paesi sono entrati nel numero degli abolizionisti e due stati americani, l'Illinois e il Maryland, hanno dichiarato la moratoria delle esecuzioni, come pure le Filippine. Altro segnale positivo viene dalla recente dichiarazione sul non uso della pena di morte da parte della Turchia. Dopo l'11 settembre, malgrado non vi sia stata una recrudescenza nel numero delle esecuzioni o nel numero dei paesi mantenitori, si percepisce, purtroppo, un processo di restrizione dei diritti e delle libertà specie nel paese colpito dall'efferato attentato, gli Stati Uniti. Ciononostante si sono registrate due rilevanti sentenze della Corte Suprema di quel paese nel senso che in base ad esse sarà consentito un uso meno generalizzato della pena capitale. L'opinione pubblica americana resta largamente favorevole alla pena di morte, tuttavia, quando si prospettano in alternativa pene serie e severe la percentuale dei favorevoli cade anche al di sotto del 50 per cento. Sono soprattutto le riflessioni sull'uso iniquo della pena, la possibilità cioè che venga comminata in ragione di discriminazioni razziali o sociali, ad indurre la popolazione statunitense ad un atteggiamento in generale più prudente. Per presentare una proposta di risoluzione per la moratoria delle esecuzioni all'Assemblea generale delle Nazioni Unite, come è avvenuto nel 1994 e nel 2000, sarà preferibile attendere il 2003, quando la presidenza italiana dell'Unione europea offrirà la possibilità di favorire un più convinto impegno europeo in materia.
In concreto la Comunità di S. Egidio ha promosso un Fondo internazionale per la Difesa legale dei condannati a morte che si è rivelato uno strumento necessario per ridurre il numero dei casi di innocenti giustiziati o condannati senza possibilità di reale difesa. L'iniziativa è stata finanziata finora solo con fondi privati e occorrerebbe fosse incoraggiata o finanziata con iniziative del Governo o del Parlamento. Il sito Internet della Comunità, consultato mediamente da 75 mila persone al mese, offre un'agenzia pressoché quotidiana sui principali avvenimenti, legati alla pena capitale nel mondo. Proprio dal sito della Comunità è nata la campagna per Safiya Husseini, la ragazza nigeriana condannata alla lapidazione per adulterio, successivamente prosciolta grazie alla vasta mobilitazione dell'opinione pubblica mondiale. Il problema si ripropone ora con il caso di Amina Lawal Kurami, condannato nello stato del Katsina in Nigeria con le stesse accuse di Safiya, in ordine al quale occorre avere lo stesso livello di attenzione attivandosi, fra l'altro, per aiutare le organizzazioni dei diritti umani radicate in loco. La Comunità di Sant'Egidio ha svolto e svolge un'azione particolarmente intensa per la convergenza delle diverse organizzazioni attive sul terreno dei diritti umani e dell'abolizione della pena capitale a livello mondiale come dimostrano la prima Convention panamericana di tutti i gruppi abolizionisti di San Francisco, co-promossa dalla stessa Comunità nel novembre del 2000, e il primo Congresso Mondiale contro la Pena di Morte di Strasburgo, co-promosso nel giugno del 2001.
Per rilanciare a livello mondiale il tema della moratoria, la Comunità di Sant'Egidio ha lanciato una campagna pubblicitaria realizzando uno spot televisivo, patrocinato da Pubblicità Progresso e trasmesso dalla Rai e dai network nazionali nel mese di luglio 2002, e realizzando uno spot radiofonico. La campagna è collegata ad un accordo con le Poste Italiane che permette di raccogliere firme e adesioni all'Appello per una moratoria in 2000 uffici postali. Nel 2000 la Comunità di Sant'Egidio, insieme ad Amnesty International e Nessuno Tocchi Caino ha promosso la campagna "Roma si illumina per la vita" adottando il Colosseo come testimonial contro la pena di morte. Ora l'iniziativa si è estesa a Venezia e all'intera Toscana che sta aderendo a partire da Firenze. La Regione Toscana dichiarerà il 30 novembre giorno di festa regionale, in ricordo della prima abolizione della pena di morte nel 1786. Hanno aderito Barcellona e Grenoble e si accingono ad aderire Parigi, Bruxelles, Santiago del Cile e Bogotà. La Comunità di Sant'Egidio, in occasione della nascita della World Coalition Against Death Penalty, ha ottenuto il consenso delle altre organizzazioni a che il prossimo 30 novembre 2002 sia considerata la Prima Giornata Mondiale contro la Pena di Morte.
Per l'avvenire sarà di estrema importanza rafforzare il Fondo Internazionale per la difesa legale dei condannati realizzando partnership con organizzazioni locali, regionali o nazionali, soprattutto nei paesi in via di sviluppo e in Giappone, paese nel quale maggiormente occorrerebbe attivarsi perché sia adottata una moratoria affiancando le iniziative di parlamentari giapponesi volte a conseguire attraverso la moratoria la definitiva abolizione della pena capitale in quel paese. Altra priorità operativa è realizzare un coordinamento di iniziative per salvare la vita di Amina Lawal Kurami e, al tempo stesso, aiutare le donne nigeriane costrette a prostituirsi in Italia: il ritorno in patria a seguito di un provvedimento automatico di espulsione, senza adeguata assistenza, le espone al rischio di condanna a morte per gravidanze fuori dal matrimonio. E' necessario si applichi quanto vale già per la non estradizione in paesi che applicano la pena capitale. Per altro verso appare necessario sempre più collegarsi ad iniziative sorte da poco in determinati paesi, per esempio l'associazione uzbeka di madri e giuristi fondata da Tamara Kouchinova. E' necessario inoltre spendersi per impedire l'esecuzione di minori adottando eventualmente casi simbolo come quello di Dominique Green, afro-americano, da otto anni nel braccio della morte a Livingston. Da ultimo va segnalata l'esigenza di dar vita quanto più è possibile ad occasioni d'incontro, comunicazione e scambio tra giuristi responsabili dell'amministrazione della giustizia europei, asiatici, americani, africani: incontri ristretti, seminariali, a livello di Corti Costituzionali potrebbero rivelarsi di grande interesse ed efficacia.

Il presidente PIANETTA, nel ringraziare Mario Marazziti, ricorda come l'impegno in Aula del pomeriggio con l'intervento del Presidente del Consiglio dei Ministri sulla politica internazionale costringa, purtroppo, a dare spazio forse insufficiente alla relazione di Don Angelo Romano sulla situazione nella regione africana dei Grandi Laghi.

Don Angelo ROMANO ricorda come la situazione gravissima nei paesi che si affacciano sui Grandi Laghi abbia avuto origine con l'invasione del Congo da parte di Ruanda, Uganda e Burundi nel 1994: i tre paesi limitrofi accusavano la Repubblica Democratica del Congo di ospitare truppe irregolari che avevano lo scopo di destabilizzare i loro governi. Al centro dell'azione militare c'erano inoltre l'importanza geopolitica della zona dei Grandi Laghi e la ricchezza del Congo in termini di risorse naturali. La Comunità di Sant'Egidio ha promosso fra il 1995 e il 1997 colloqui tra il governo del Burundi e la principale formazione militare di opposizione, colloqui che hanno portato ad un accordo tra le parti, fatto, questo, che si è rivelato di grande importanza, tanto che nel '97 la Tanzania ha chiesto di prendervi parte. L'accordo, purtroppo, non è stato riconosciuto da tutte le formazioni militari che si opponevano al governo centrale. I drammatici eventi del 1994 hanno profondamente destabilizzato tutti i paesi della regione in particolare il Congo. La Comunità di Sant'Egidio si è molto impegnata nell'area e nel 1998 il Presidente Kabila le ha chiesto di attivarsi per favorire il dialogo nazionale, indispensabile per la ricostruzione e il consolidamento delle istituzioni congolesi. Tuttavia, progressivamente, per la soluzione ai conflitti in atto si è preferito adottare una via "africana" la quale, se da un lato ha portato al ritiro delle truppe regolari dal Congo, dall'altro non è riuscita ad impedire che le organizzazioni militari e guerrigliere continuassero a ricevere sostegno, sotto forma di finanziamenti e di armi, dalle nazioni confinanti. Questo è particolarmente grave perché quelle organizzazioni sorgono su base prevalentemente etnica alimentando scontri e crudeltà. C'è comunque grande attenzione per le iniziative assunte dall'Italia che gode nella regione di particolare credibilità non avendo il nostro paese particolari interessi economici né ambizioni politiche.

Il presidente PIANETTA, nel ringraziare nuovamente tutti i rappresentanti della Comunità di Sant'Egidio presenti all'incontro, ricorda come esso, considerato lo spazio insufficiente che ha potuto ricevere, dovrà essere al più presto ripreso.

La seduta termina alle ore 15.


Comunità di Sant’Egidio

 

CAMPAGNA MONDIALE CONTRO LA PENA DI MORTE

Audizione della Comunità di Sant’Egidio presso il Parlamento Italiano

25 settembre 2002

La situazione internazionale

 La pena di morte nel mondo ha subito pesanti arretramenti nel XX secolo e in particolare negli ultimi 30 anni. I paesi abolizionisti per tutti i crimini o per i crimini ordinari sono passati da circa 20 a 90 e sono 111, come è noto, oggi i paesi abolizionisti per legge o in pratica, “de facto”. Tra questi ultimi vi sono anche alcuni paesi a maggioranza islamica.

Dal 12 dicembre 1999, data dell’abolizione della pena di morte in Albania, nove paesi sono entrati nel numero degli abolizionisti e due stati americani, Illinois e Maryland hanno dichiarato una moratoria delle esecuzioni, come pure le Filippine. Particolarmente significativa è la decisione del parlamento turco, solo pochi mesi fa, contro l’uso della pena di morte. Come si vede scorrendo i nomi di alcuni dei paesi che si sono uniti recentemente al fronte abolizionista, Jugoslavia, paesi delle ex repubbliche sovietiche e balcanici, Turchia, appunto, è evidente il ruolo di attrazione per una soglia più alta dei diritti umani esercitato dall’Europa. E, senz’altro, dall’Italia, a livello governativo e istituzionale e attraverso alcune espressioni particolarmente dinamiche della società civile.

Dopo l’11 settembre non si è assistito a una recrudescenza nel numero delle esecuzioni o a una crescita del numero dei paesi retenzionisti, ma si percepisce – soprattutto nel paese più colpito dalla minaccia terroristica – un processo di restrizione dei diritti e delle libertà dei non cittadini, che ha aperto un profondo dibattito sulla stessa natura della democrazia nella società americana.

Contestualmente, fermo restando l’obiettivo di garantire processi giusti agli indiziati di atti di terrorismo internazionale, è emersa una frizione e una diversità di atteggiamento tra Europa e Stati Uniti sul problema delle estradizioni di persone ritenute colpevoli di reati collegati all’attacco al pentagono e alle Torri Gemelle, che potrebbero risultare in sentenze capitali se i processi venissero celebrati tutti negli Usa. Contemporaneamente, mentre sono notevolmente aumentate le esecuzioni in alcuni paesi asiatici, particolarmente in Cina, negli Usa si sono registrate due rilevanti sentenze della Corte Suprema nel senso di uso meno generalizzato della pena capitale.

Dichiarata incostituzionale l’esecuzione di disabili mentali e dichiarate altrettanto invalide le sentenze capitali decise non da una giuria di uguali ma da giudici professionali, cresce il dibattito sulla costituzionalità e sulla legittimità stessa dell’inquietante fenomeno di esecuzioni di minori al tempo del reato commesso. C’è motivo di ritenere che questo potrebbe essere un nuovo oggetto di sentenza restrittiva da parte della Corte Suprema Usa. Come è noto, permane maggioritaria un’opinione pubblica favorevole all’uso della pena di morte in molti stati americani, ma da percentuali soverchianti i favorevoli in  caso di severe e certe pene alternative si avvicinano o scendono anche sotto il 50 per cento. In particolare – ci soffermiamo sugli Stati Uniti perché paese amico e leader nella difesa delle libertà democratiche, e come tale utilizzato anche come alibi da molti altri paesi retenzionisti – gli spostamenti nel sentire comune sembrano dovuti non a un rifiuto della pena capitale in sé come strumento inumano di giustizia, quanto piuttosto a inquietanti riflessioni sull’uso unfair, iniquo, e carico di discriminazioni sociali e razziali, della pena capitale. Su questo terreno il moltiplicarsi di casi dimostrati di innocenza e di mancata tutela del diritto di difesa sta creando dei primi varchi – da non sopravvalutare, ma pur sempre varchi - nell’opinione pubblica americana e di riflesso nelle classi dirigenti.

Nel clima e nella particolare congiuntura storica in cui ci troviamo dopo l’11 settembre, che sembrano complicare i già complessi rapporti all’interno delle Nazioni Unite e con alcuni paesi membri, appare difficile prefigurare in tempi ravvicinati un pronunciamento solenne, attraverso una risoluzione analoga a quella preparata e poi ritirata dall’Unione Europea nel 1999 sulla pena capitale e sulla necessità di una moratoria delle esecuzioni, in sede di Assemblea Generale a New York.

Contemporaneamente, proprio il clima successivo all’11 settembre e i rapporti di intensa collaborazione tra Europa e Stati Uniti nella lotta al terrorismo internazionale, incoraggerebbero un franco confronto tra alleati e una più esplicita richiesta da parte dell’Unione Europea al paese leader della coalizione democratica e contro il terrorismo per un rispetto più alto dei diritti umani, inclusivo della sospensione di tutte le esecuzioni capitali, verso un’abolizione piena di questo strumento arcaico e inadeguato, umiliante e inumano di giustizia: al pari di quanto è accaduto in passato con la convergenza progressiva della coscienza occidentale nel rifiuto della tortura e della schiavitù, e nelle grandi battaglie per i diritti civili, fino al rifiuto del razzismo e delle discriminazioni di genere.

 

La campagna internazionale per una moratoria universale

 La Comunità di Sant’Egidio da alcuni anni ha concentrato parte del suo impegno a livello internazionale nella lotta alla pena di morte, facendosi promotrice di un Appello a livello mondiale per una Moratoria universale.

L’individuazione dello strumento della moratoria è apparso particolarmente felice e negli ultimi quattro anni ha favorito un processo di convergenza in tutte le principali organizzazioni mondiali attive nel campo dei diritti umani e abolizioniste, che scontavano una cronica divisione e debolezza legata alla frammentazione e all’impossibilità di raggiungere in tempi ragionevoli successi in molte zone del mondo, per motivi politici, culturali e religiosi.

Al contrario, oggi lo strumento delle moratoria appare un “ponte” significativo, non inaccettabile

in linea di principio a paesi arabi e a maggioranza islamica e offre un primo passo “onorevole” per uscirne a paesi che intendono consolidare i propri processi democratici come Guatemala e Filippine, e una via d’uscita praticabile anche per paesi come India, Usa, Giappone, che appartengono al numero delle grandi democrazie mondiali per consistenza e storia.

L’Appello per una Moratoria universale ha raccolto finora oltre 4 milioni di adesioni in oltre 150 paesi del mondo, un terzo dei quali, quasi, retenzionisti. Nel dicembre 2000 i primi tre milioni di firme sono stati consegnati al segretario generale dell’Onu Kofi Annan, assieme ai partner americani di Moratorium 2000 e ad Amnesty International internazionale. E’ particolarmente significativo notare come un’associazione universalmente nota per la sua apoliticità e aconfessionalità, come Amnesty International, abbia fatto proprio l’Appello promosso dalla Comunità di Sant’Egidio e oggi converga a livello mondiale nella campagna per la moratoria.

L’Appello ha creato per la prima volta un fronte morale, interreligioso e laico mondiale contro la pena di morta. Le adesioni di centinaia di alte personalità religiose, provenienti da tutte le grandi tradizioni religiose del mondo, dal Dalai Lama a cardinali della Chiesa cattolica e ai responsabili del Consiglio metodista mondiale o di intere Chiese evangeliche, a eminenti leader ebrei, induisti e anche musulmani a titolo personale, si affiancano a quelle di numerosi premi nobel per la Pace e personalità della cultura laica, di centinaia di deputati e consigli comunali, in Italia e in altre parti del mondo, assieme a milioni di cittadini di ogni provenienza sociale e culturale.

L’umanizzazione della condizione di vita dei condannati a morte resta un altro obiettivo non secondario in una civiltà dei diritti umani. La rottura dell’isolamento, il sostegno esterno, materiale, affettivo, si sostanziano in un contatto stabile, corrispondenze e visite e l’assunzione in alcuni casi della piena difesa legale, con oltre 450 detenuti nel braccio della morte.

Con visite e iniziative mirate, la Comunità di Sant’Egidio ha attivato un monitoraggio, un’opera di lobbying e pressione locale, e di contatto, sostegno e difesa legale di condannati a morte e detenuti in vaste zone del continente africano.

Un Fondo internazionale per la Difesa legale dei condannati a morte  è stato promosso dalla Comunità di sant’Egidio e sempre più si rivela uno strumento necessario e indispensabile per ridurre il numero dei casi di innocenti giustiziati e condannati senza possibilità reale di difesa. Questa iniziativa, finanziata finora solo con fondi privati e pubbliche sottoscrizioni, verrebbe straordinariamente rafforzata da un sostegno anche finanziario incoraggiato o promosso da iniziative del Governo e del Parlamento Italiano.

Contemporaneamente, in 9 lingue, il sito della Comunità di Sant’Egidio offre un’agenzia pressoché quotidiana sui principali problemi, avvenimenti, casi, successi legati alla pena capitale nel mondo e diffonde notizie consultate mediamente da 75 mila persone al mese, con crescita rilevante e più accelerata in paesi asiatici, mantenitori della pena di morte.

Attraverso la rete Internet la Comunità di Sant’Egidio si fa promotrice di campagne urgenti e di iniziative a favore di condannati a morte, che si trasformano in appelli mirati ai responsabili politici o giudiziari, caso per caso.

E’ dal sito Internet della Comunità di Sant’Egidio che è nata la campagna per Safiya Husseini, che ha coinvolto immediatamente il Ministro degli esteri Ruggero e parlamentari italiani in una prima, sollecita pressione al Presidente nigeriano Obasanjo perché si adoperasse per impedire l’esecuzione della donna accusata di adulterio. In contemporanea, di lì a poco, l’iniziativa di Sant’Egidio cresceva in sinergia a intelligenti mobilitazioni favorite da programmi radiofonici come Zapping e contagiava iniziative simili in altri paesi, arricchendosi di interventi mirati e di diversa provenienza, religiosa, nazionale, politica, fino al successo finale.

Il doloroso caso di Amina ha visto una mobilitazione analoga della Comunità di Sant’Egidio e di altri soggetti, a livello nazionale e internazionale. Sembra opportuno, accanto alla campagna di lettere e di pressione delle istituzioni, verso il governo centrale e verso il governo locale dello stato di Katsina, in Nigeria, maturare rapporti più stretti con: le organizzazioni di difesa dei diritti umani radicate in loco, e con il collegio di difesa che ha operato positivamente nel caso di Safiya. Si ritiene operare una pressione e un sostegno per garantire il passaggio del giudizio all’istanza superiore, fino alla Corte suprema federale, al fine di dichiarare invalida e inapplicabile la sentenza capitale.

La Comunità di Sant’Egidio ha svolto e svolge un’azione particolarmente intensa per la convergenza delle diverse organizzazioni attive sul terreno dei diritti umani e dell’abolizione della pena capitale a livello mondiale. Ha co-promosso, nel novembre 1999, la prima Convention pan-americana di tutti i gruppi abolizionisti, a San Francisco, e ha altresì ha co-promosso, con Ensemble contre la Pein de Mort, la National Coalition to Abolish Death Penalty, la Federazione dei Diritti dell’Uomo (FIDH) e Amnesty International, il primo Congresso Mondiale contro la Pena di Morte di Strasburgo, nel giugno 2001.

Il 12 maggio 2002, presso la Comunità di Sant’Egidio, in Roma, si è costituita la World Coalition Against Death Penalty, che raccoglie le principali organizzazioni mondiali. La Comunità di Sant’Egidio è nel Board internazionale della World Coalition.

 

Campagna per la moratoria e opinione pubblica

Per rilanciare a livello mondiale il tema della moratoria e coinvolgere strati sempre più importanti di opinione pubblica, è stata avviata una strategia di comunicazione nazionale e internazionale, sempre collegata a iniziative di cittadinanza attiva, articolata come segue:

  1. campagna pubblicitaria radio-televisiva con spot e raccolta massiccia di firme sul territorio nazionale

  2. campagna “città per la vita-contro la pena di morte”

  3. promozione di un  evento di mobilitazione e comunicazione mondiale annuale

 

Campagna spot Pubblicità Progresso-Comunità di Sant’Egidio

In particolare: è stato realizzato un spot di grande efficacia che è stato patrocinato da Pubblicità Progresso, e trasmesso da Rai e network nazionali nel mese di luglio 2002. E’ ora necessaria una ripresa della campagna spot e si chiede in tal senso il sostegno del Parlamento perché ad essa vengano offerti spazi adeguati.

La campagna spot è collegata a un inedito accordo con Poste Italiane che permette di raccogliere firme e adesioni all’Appello per una moratoria in 2000 uffici postali, i principali, su tutto il territorio nazionale. E’ la prima volta che tutta la popolazione italiana è toccata capillarmente da una campagna di sensibilizzazione e di mobilitazione.

Si ritiene che la campagna stessa e il modello operativo possano essere proposti ad altri paesi europei, con l’aiuto del Parlamento italiano e a tal fine chiediamo disponibilità e ci dichiariamo fin d’ora disponibili.

 

Città per la vita-contro la pena di morte

Nell’anno 2000, assieme al comune di Roma, Amnesty International e Nessuno Tocchi Caino la Comunità di Sant’Egidio ha promosso la campagna “Roma si illumina per la vita” imperniata sul Colosseo come testimonial contro la pena di morte. Sedici volte il Colosseo si è illuminato, in quell’anno, per sottolineare vittorie rilevanti della campagna contro la pena di morte: abolizioni, dichiarazione di una moratoria, commutazioni e vite salvate dall’esecuzione in maniera definitiva.

Nel 2001 la Comunità di Sant’Egidio ha rilanciato il Colosseo come testimonial della vita in occasione della abolizione della pena di morte in Cile e nella seconda metà del  2002 ha lanciato l’iniziativa mondiale “Città per la vita” che dilata l’esperienza fatta e la rende volano di un network mondiale di città contro la pena di morte.

Anche in stati mantenitori, infatti, è possibile coinvolgere città qualificate da cui far partire iniziative e sensibilità favorevoli all’abolizione e alla moratoria delle esecuzioni capitali.

Venezia è la prima città ad essersi aggiunta. Il Ponte dei Sospiri diventerà simbolo della campagna e la linea 1 dei vaporetti sul Canal Grande ha iniziato a “parlare” con il mondo che affluisce a Venezia attraverso una campagna ad hoc preparata anche in questo caso gratuitamente dalla società Saatchi & Saatchi. I luoghi pubblici, i musei civici, progressivamente diventeranno altrettanti interfaccia e luoghi di scambio con la popolazione residente e proveniente da tutto il mondo.

Con Venezia l’intera Toscana, a partire da Firenze, sta aderendo alla Campagna e c’è una convenzione che permetterà di studiare tutte le sinergie con la campagna “città per la vita”. La Regione Toscana dichiarerà giorno di festa regionale la data del 30 novembre, anniversario della prima abolizione, nel 1786. Hanno già aderito Barcellona e Grenoble e si accingono ad aderire anche Parigi, Bruxelles, Santiago del Cile, Bogotà e altre città capitali, non solo europee. L’iniziativa non è limitata alle città capitali o città-simbolo e si ritiene che presto si potrà contare su una imponente rete mondiale.

 

Prima Giornata Mondiale contro la Pena di Morte

La Comunità di Sant’Egidio, in occasione della nascita della World Coalition Against Death Penalty ha ottenuto il consenso delle altre organizzazioni a che il prossimo 30 novembre 2002 sia considerata la Prima Giornata Mondiale contro la Pena di Morte. Come accennato, è la data scelta perché coincide con l’abolizione (la prima che si ricordi) della pena capitale da parte del Granducato di Toscana. Nonostante esistano ipotesi diverse, regionali, continentali, su altre date, è stato ottenuto significativamente consenso sul 30 novembre. Non è ipotizzabile, ovviamente, allo stato attuale delle cose, che una Giornata Mondiale venga dichiarata dalle Nazioni Unite.

Acquista pertanto particolare rilevanza il fatto che dalla società civile si consolidi la prassi di dedicare una Giornata Mondiale alla lotta contro la Pena di Morte.

E’ di particolare significato, altresì, per il nostro Paese che tale data coincida con un’importante passaggio della storia nazionale nel segno del rispetto dei diritti umani e di una più alta concezione della giustizia.

In occasione del 30 novembre 2002, pertanto, è in preparazione un evento di mobilitazione e di interconnessione tra tutte le città che avranno al tempo aderito. In particolare, è in allestimento un grande evento, anche mediatico (con concerti e testimonianze che potrebbero essere trasmessi dalle reti nazionali televisive e radiofoniche e in circuito Eurovisione), che collegherà Roma, Venezia e Firenze e Barcellona e, da qui, importanti settori dell’opinione pubblica in Europa e nel mondo via internet.

 

Obiettivi perseguibili e strategie di collaborazione

E’ stata anche avviata un’opera di sostegno periferico, nel mondo, di organizzazioni locali o nazionali di difesa dei diritti umani e attive nella lotta alla pena di morte. In molti paesi retenzionisti, in particolare in Africa e in paesi asiatici, infatti, la scarsità di risorse, l’assenza di reti influenti di opinione pubblica, l’assenza di democrazia, la marginalità abituale rispetto ai grandi circuiti di comunicazione, rendono ancora più difficile la difesa dei diritti dei condannati a morte e l’azione delle organizzazioni per i diritti umani che lì vi operano.

1. E’ questa una direttrice importante nella lotta alla pena di morte. Di qui la costituzione e il rafforzamento del Fondo Internazionale per la difesa legale dei condannati a morte, appena avviato, appare un passaggio di grande importanza.

La partnership con organizzazioni locali, regionali o nazionali in paesi retenzionisti, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, ma anche in Giappone, appare di grande importanza: ed è un terreno di possibile collaborazione anche con il vostro lavoro.

Indichiamo in particolare, come primi obiettivi concreti in comune, interventi congiunti a sostegno dell’iniziativa di parlamentari giapponesi per una moratoria e poi una definitiva abolizione della pena capitale, e di organizzazioni giapponesi per i diritti umani.

2. Una seconda pista di lavoro comune è il coordinamento di iniziative per salvare la vita di Amina e, al tempo stesso, la decisione di non dare seguito alle espulsioni con rimpatrio di donne nigeriane irregolari in Italia e spesso in mano al racket della prostituzione. Il ritorno nel paese di origine, in questi casi, potrebbe esporle, in alcune zone della Nigeria, al rischio di condanna a morte per gravidanze fuori dal matrimonio. Si chiede in tal senso che si applichi, in maniera traslata ma che è profondamente motivata, a questo caso quanto vale già per la non estradizione in paesi che applicano la pena capitale. Sarebbe, come è, una inquietante contraddizione la forte mobilitazione per la vita di Safiya e di Amina e la leggerezza degli automatismi di legge per queste donne nigeriane. Sappiamo che la questione è delicata e difficile ma ci sembra necessaria una soluzione diversa da quelle finora individuate.

3. Si propone anche di avviare iniziative di sostegno congiunte per Forum 90, in Giappone, e per l’associazione ouzbeka di madri e giuristi fondata da Tamara Kouchinova. Da quando ha iniziato le sue attività ha salvato, con una maggiore tutela giuridica, 8 condannati a morte sui 30 di cui ha assunto il patrocinio.

4. Iniziative congiunte possono essere avviate per impedire l’esecuzione di minori e per sostenere casi clamorosi di discriminazione sociale e razziale, fino al mancato diritto di difesa, negli Usa. In tal senso si chiede di studiare azioni concordate e  congiunte per sostenere il caso di Dominique Green, afro-americano da oltre otto anni nel braccio della morte di Livingston, caso-simbolo della campagna per una moratoria universale.

5. Si chiede un sostegno istituzionale a tutte le campagne di comunicazione e presso le grandi emittenti televisive nazionali, segnatamente presso il servizio pubblico radio-televisivo che ha ricevuto proprio dal parlamento il suo mandato.

6.  Possono essere costruite occasioni di incontro, comunicazione e scambio tra giuristi e responsabili dell’amministrazione della giustizia europei, asiatici, americani, africani, al fine di diffondere in ambienti qualificati motivazioni e sensibilità orientati a una giustizia senza vendetta e in grado di diffondere una cultura della vita e non della morte. In tal senso, incontri ristretti, seminariali tra figure-chiave, a livello delle diverse Corti Costituzionali, potrebbero rivelarsi di grande interesse ed efficacia.