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Comunità di Sant'Egidio

Incontro a Sant'Egidio con "Under our wings", contro la pena di morte ai minorenni.

Il 28 febbraio si è svolto a Roma presso la sede della Comunità di Sant’Egidio un incontro su pena capitale e minorenni (al momento del crimine).

Reduce da un incontro con il Papa la delegazione, composta da 34 persone tra cui i genitori di diversi condannati a morte, ma anche giudici e avvocati, era guidata dal Reverendo Battista Thomas Masters, fondatore dell’Associazione “Under our wings” (www.underourwings.org), che da alcuni anni si batte per i diritti dei minorenni che si trovano in carcere e nei bracci della morte americani.

Della delegazione facevano parte anche i genitori di Napoleon Beazley, per il quale la Comunità di Sant’Egidio aveva lanciato un appello internazionale. Beazley venne messo a morte alcuni mesi orsono in Texas, seguendo la sorte di altri 20 (13 in Texas) minorenni giustiziati dal 1976. Oggi altri 81 “juveniles” si trovano nel braccio della morte e rischiano l’esecuzione. L’impegno di “Under our wings” riguarda il problema dei minorenni in carcere nel suo complesso: Su due milioni di detenuti – denuncia l’associazione – 250 mila sono stati incarcerati prima di aver compiuto 18 anni. Le giurie non tengono quasi mai conto dell’età dell’imputato e molti minorenni vengono messi negli stessi carceri degli adulti. Alcuni un destino segnato fin da ragazzini, come ha raccontato la madre di Rebecca, condannata all’ergastolo quando aveva 15 anni. 

Rena Beazley ha ringraziato tutti perché l’attenzione internazionale è sempre di grande aiuto, ed insieme si può rompere l’isolamento e la solitudine in cui si trovano le famiglie dei giovanissimi condannati.

Mario Marazziti, portavoce della Comunità di Sant'Egidio, concludendo il dibattito, si è augurato che presto si possa illuminare i monumenti di tutte le "Città per la vita", per l'abolizione della pena capitale per i minorenni. 


Meeting at Sant'Egidio with "Under our wings", against the death penalty for the juveniles

Feb. 28th – (Community of Sant’Egidio – Rome) Juveniles in prison or on death row in the US.

After a meeting with the Pope the delegation of 34 people, with the parents of several young men and women sentenced to death or in prison and also judges and lawyers, led by the Rev. Thomas Masters, founder of the Association “Under our wings” (www.underourwings.org), in favour of the rights of the juveniles in prison in the U.S. had a public meeting at the Community of Sant'Egidio in Rome.

The parents of Napoleon Beazley too participated to the meeting (see the international appeal that the Community of Sant’Egidio launched). Beazley was executed in Texas some months ago, like other 20 (13 in Texas) juveniles executed since 1976. Now other 81 juveniles are on death row and run the risk of being executed.

The commitment of “Under our wings” regards the problem of the juveniles in all.

According to the association among the 2 million inmates in prison, 250 thousands were imprisoned before the age of 18. Generally the jurors do not consider the age of the defendant and a lot of juveniles are imprisoned in prisons for adults.

Rena Beazley thanked all because the international pressure is always helpful and altogether it is possible to break the isolation and loneliness that the families and the parents of the juveniles suffer.

Mario Marazziti, spokesman of the Community of Sant'Egidio, at the end of the meeting said he hopes that soon it is possible to lit up all the monuments of Cities for Life, for the abolition of the death penalty for the juveniles.


Processati come adulti: oltre ottanta minori nel braccio della morte

Appello dagli Usa al Papa

"Basta ragazzi in carcere"

A Roma una delegazione di genitori di condannati

Giampaolo Cadalanu

Roma - “Rebecca stava in piedi nel mezzo della stanza, piangeva e diceva: «Voglio tornare a casa. Mamma, portami con te!” Ma non ho potuto. Ed è stato il giorno più duro della mia vita». A raccontare è Karen Kaneer, una giovane signora della Florida che ha visto condannare all'ergastolo la figlia quindicenne. Complicità nell'omicidio di un tassista, ha stabilito il tribunale.

Dice Karen: «Aveva preso l'auto con il cugino diciottenne di un suo coetaneo, non l'aveva mai visto prima d'allora. Andava a una festa da amici, ed aveva bevuto. E quando il giovane ha tirato fuori la pistola per rapinare il tassista, e ha sparato, Rebecca non ha saputo che fare. Ha ceduto alle sue richieste, gli ha promesso di non denunciarlo. Poi la polizia l'ha accusata di complicità. E secondo la legge della Florida è stata giudicata da una corte normale, per adulti. Ora è sepolta per tutta la vita, without parole, cioè senza possibilità di uscire per buona condotta».

Karen Kaneer è solo uno dei genitori americani arrivati in delegazione del Papa, per chiedere un suo intervento. E' il primo passo di un nuovo fronte aperto dalla Comunità di Sant'Egidio nella sua lotta contro la pena di morte.

La parola d'ordine è lapidaria: se non c'è vita, non c'è giustizia. I.'America vede le contraddizioni di un sistema che mette a morte i suoi stessi figli: sono 81 i minori nel braccio della morte. e almeno 69 cittadini su cento, sostiene un sondaggio Gallup, sono già convinti che così. non si possa andare avanti. Da qui dunque può cominciare una nuova battaglia.

Poi, però, scoperchiando la pentola della "giustizia per i giovani", saltano fuori anche altri problemi, legati a un sistema capace di severità sicuramente lontana da un metro europeo. Sentenze capitali, ma anche ergastoli, o detenzioni lunghissime attribuite a chi ha commesso delitti quando ancora non poteva comprare alcol o guidare un'automobile. Under Our Wings, "Sotto le nostre ali", l'associazione che ha spedito un drappello di delegati a Roma per chiedere aiuto a Giovanni Paolo I1, racconta storie strazianti. Ma dati impressionanti escono anche dai siti Internet dell'American Bar Association (l'organismo degli avvocati USA) o del Dipartimento di Giustizia.

Alla radice ci sono i motivi di sempre: legami familiari fragili, grande disponibilità di armi, storie di intossicazione con alcol o droga. Ma poi ci sono regole troppo rigide, come quelle che prevedono per ragazzini un processo da adulti (in 28 stati su 50, ma nei restanti 22 basta la raccomandazione della pubblica accusa), o quelle che lasciano sparire nella jungla delle prigioni anche teenager spauriti, colpevoli a volte solo di furto nei negozi, o di non aver pagato una multa, e poi pestati, violentati, e suicidi in cella.

Se si considera che su due milioni di detenuti, 250 mila sono minori, l'impressione è che l'America abbia paura dei propri figli. Reginald Richardson, giudice di Miami e responsabile della fondazione The Children at Risk, individua tre grandi "P" che condizionano il paese e minacciano la gioventù più irrequieta: la percezione falsata, la politica, e le privatizzazioni. Percezione falsata, perché su cento notizie di crimine violenti riferite in tv, otto hanno come protagonisti ragazzi, meglio se appartenenti a minoranze etniche. Nei bilanci reali. però, i giovani sono responsabili solo del 14 percento dei delitti. Politica: l'eterna paura di essere additati come "deboli con i criminali", che attanaglia e condiziona ogni livello di rappresentanza pubblica. E infine, le privatizzazioni. L'odore di business, l'arrivo delle grandi aziende, le enormi cifre in ballo: come aspettarsi che qualcuno pensi alla riabilitazione? «E se le carceri devono essere riempite, si domanda Richardson, «chi le riempirà, se non i nostri ragazzi?».


 

La denuncia dei genitori di minori condannati a morte Usa, anche i bambini sulla sedia elettrica

 Gianni Manisco

Una delegazione di 34 persone, fra genitori e familiari di minorenni condannati a morte negli Stati Uniti, mercoledì scorso ha incontrato Giovanni Paolo II per cercare di ottenere dal Vaticano una presa di posizione ufficiale contro il procedimento giudiziario nei confronti dei minori, trattati nei tribunali americani come criminali adulti. Guidava la delegazione il Reverendo afroamericano Thomas Masters, fondatore di Under Our Wings un'organizzazione nazionale con sede nello stato della Florida che si batte per i diritti dei minorenni. 

Durante la conferenza stampa che si è tenuta venerdì nella sede romana della Comunità di Sant'Egidio, il presidente del Justice Policy Institute di Washington, Vincent Schiraldi, ha avuto l'opportunità di far conoscere al riguardo alcuni dati agghiaccianti: negli Stati Uniti 250mila adolescenti sotto i 18 anni vengono processati ogni anno senza che i tribunali tengano conto della loro età; più di 16mila minorenni sono detenuti insieme agli adulti; 81detenuti che hanno commesso crimini quando erano minorenni sono oggi rinchiusi nel braccio della morte di numerose carceri americane. 

Da quando, nel 1976, la Corte Suprema ha reintrodotto la pena capitale, 21 persone condannate a morte per crimini commessi in età minore sono state giustiziate, mentre l'85 per cento delle condanne a morte di minori è avvenuto negli stati del sud e il 60% dei condannati erano afro americani. Inoltre - ha proseguito Schiraldi - dei ventidue stati dell'Unione che consentono l'esecuzione capitale di minorenni, il Texas detiene il primato con 13 ragazzi uccisi dal boia.

 Le tre esecuzioni compiute solo l'anno scorso hanno permesso al Texas di aggiudicarsi un altro Guinness dei primati: è risultato l'unico stato al mondo che nel 2002 ha ucciso dei giovani che avevano compiuto crimini in età minorile. Una delle vittime di queste esecuzioni, quella avvenuta nel famigerato penitenziario di Huntsville, è stato il venticinquenne Napoleon Beazley accusato di aver ucciso un uomo bianco quando aveva 17 anni. 

Alla conferenza stampa di Roma la madre di Napoleon, Rena Beazley, ha voluto ringraziare tutti i cittadini italiani che avevano scritto a suo figlio nel braccio della morte. "Per mio figlio ormai è troppo tardi ed è inutile ricordare i particolari del suo caso - ha dichiarato la madre - tuttavia voglio sottolineare l'utilità di inviare lettere e messaggi alle autorità statunitensi per chi è ancora nel braccio della morte. Non avete idea di come siamo isolati negli Stati Uniti e il trattamento bestiale riservato a chi sta dentro quelle prigioni. 

Oggi sono qui con mio marito per continuare la battaglia contro questa barbarie e voglio ringraziare di nuovo tutti i cittadini italiani e la Comunità di Sant'Egidio che hanno sostenuto la causa di mio figlio". 

Ha poi parlato Kathleen Tate, ex agente di polizia e madre di Lionel, il dodicenne condannato in Florida all'ergastolo senza possibilità di grazia o sconto di pena per aver ucciso una ragazzina di sei anni. Durante il processo Lionel, che ha compiuto da poco 16 anni, spiegò che giocando con la ragazzina aveva cercato di imitare i suoi eroi di lotta libera visti in tv. "E' un gravissimo orrore condannare per sempre un bambino richiudendolo in carcere e buttando via la chiave - ha detto Kathleen Tate - speriamo che il Vaticano possa contribuire a rendere più consapevoli gli americani sul pessimo funzionamento del sistema giudiziario per i minori nel nostro paese". 

La sentenza ha fatto scalpore in tutto il mondo e il governatore dello stato, Jeb Bush, fratello del presidente, interpellato dai giornalisti subito dopo la clamorosa sentenza, dichiarò che avrebbe preso in considerazione un perdono per Lionel. "Stiamo ancora aspettando", ha concluso la madre. 

Un'altra struggente testimonianza è stata quella della madre di Ryan Matthews accusato e condannato a morte per aver commesso un omicidio nello stato della Louisiana durante una rapina nel 1997, una settimana dopo aver compiuto il suo diciasettesimo compleanno. La madre ha raccontato come la giuria che ha condannato suo figlio, affetto da semi infermità mentale, fosse composta da undici bianchi e un solo nero. 

L'avvocato di Ryan, Billy Southern del "Louisiana Crisis Assistance Center", ha poi voluto ricordare che negli Stati Uniti "un minorenne non può comprare sigarette o alcolici, non può firmare un contratto, non può essere testimone ad una esecuzione ma può essere condannato a morte". Un sistema giudiziario fuori controllo? Non sembra, se si considera che sia Clinton che Bush non hanno alzato un dito per ratificare la convenzione sui diritti dei minori.