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KENYA: 1.900 CONDANNATI A MORTE, MA SI MUORE IN GALERA  CARCERI AFFOLLATE, 47 MORTI IN 2004. PENE CAPITALI NON ESEGUITE

  NAIROBI, 6 OTT - Sono circa 1.900 i condannati a morte nelle prigioni del in  Kenya, stando ai dati forniti dalla Commissione Onu per i Diritti Umani al  governo keniano, di cui da' notizia oggi il quotidiano 'Standard'.

      Ma per nessuno di loro si prospetta l'ombra del patibolo, dell'impiccagione, come prevede il codice penale. Le ultime esecuzioni,  infatti, avvennero nel 1982, e riguardarono persone coinvolte in un fallito colpo di stato, sulla cui dinamica rale, peraltro, ancora si discute.

      Comunque, se le condanne a morte fioccano - basta una tentata rapina con ricorso alla violenza per vedersela infliggere, ed i giudici sono severissimi -, sono del tutto teoriche: in Kenya, pero', si muore moltissimo in galera, di galera.

      La prigione di Meru, nel centro del Paese, ne e' divenuto un tragico  simbolo quando nei giorni scorsi e' emerso che almeno sette prigionieri  erano morti nello stesso giorno: cinque picchiati senza pieta' perche'  rifiutavano di entrare in una cella di un metro per due dove gia' erano  stipati 12 prigionieri (i cinque, moribondi, erano stati comunque 'lanciati'  nel cubicolo, e nessuno ha risposto agli appelli disperati che di li'  venivano); gli altri due perche' non erano riusciti a respirare in quella  bolgia.

      Ma questo dramma - ora sono stati sospesi direttore e vice del  penitenziario - non ha fatto che rendere palese quella che e' in realta' la  spaventosa condizione normale del carcere di Meru, dove dall'inizio  dell'anno alla fine di settembre sono morti, e stando a dati ufficiali, 47  detenuti. Del resto si tratta di un carcere previsto per circa 150  prigionieri, dove ne erano ammassati oltre 1.400 (ora sono iniziati alcuni  trasferimenti) e la cui tenuta sanitaria era 'garantita' da tre infermiere.

      L'impressione, peraltro, e' che quella di Meru non sia una condizione del tutto eccezionale per le carceri keniane (come del resto di buona parte dell'Africa), tutte chiaramente sovraffollate e prive di servizi anche minimi.

      Non a caso si parla molto di amnistie, o comunque di far uscire i condannati per reati minori (dei cinque morti per bastonatura, tre erano in  attesa di giudizio, e due scontavano una pena di tre mesi per contrabbando

  di alcool contraffatto). 

   Cosi' come di provvedere alla formale commutazione delle sentenze capitali:  un'iniziativa del genere era stata presa 18 mesi fa, quando il nuovo governo  appena entrato in carica aveva rimesso in liberta' 28 persone condannate a  morte ed in galera