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Dionigi Tettamanzi
Cardinale, Arcivescovo di Milano
Per due intere giornate, questa città di Milano è stata pacificamente invasa da uomini e donne provenienti da tante nazioni, diverse per storia, cultura e religione. Insieme, ciascuno con la propria identità, si sono ascoltati e hanno realizzato un confronto di idee e di proposte. A loro, in questa Città, apparentemente distratta perché attratta da affari più immediati, si è unito un popolo numeroso. Sono i giovani e gli adulti che hanno partecipato alle molteplici tavole rotonde, nelle quali sono risuonati i problemi, le domande, i bisogni del nostro tempo. E così il sangue innocente dei bambini di Beslan e di altri luoghi di questo nostro martoriato pianeta, il silenzio spettrale delle vittime di ogni terrorismo e di ogni guerra, il grido atroce di chi ogni giorno muore per la fame e le malattie hanno raggiunto e lacerato il cuore di noi tutti e di ogni persona pensosa delle sorti del mondo. Unico è stato l’intento che ci ha mossi: cercare, con lucido coraggio e ostinazione, prima di ogni pur legittima e necessaria decisione politica, vie autentiche di pace per questo mondo sempre più dominato dal terrore e dalla paura. Questo incontro grande e benedetto ora finisce. Ma non finisce il nostro impegno. Anzi, proprio da qui, da questa Piazza, riparte il nostro pellegrinaggio di pace. A tutti noi è chiesta una nuova assunzione di responsabilità. Senza alcuna ingenuità, con la forza della ragione e animati da fede genuina, ci impegniamo a costruire un nuovo umanesimo, fondato sulla dignità sacra e inviolabile di ogni persona. E’ la pace stessa, desiderio e nostalgia di ogni cuore umano, a esigerlo. La pace non rinnega le diversità, ma non sopporta che esse diventino barriere, divisioni, egoismi individuali, di gruppo o di Stati. La pace reclama uomini e donne che sappiano vivere gli uni “accanto” agli altri, gli uni “con” gli altri, gli uni “per” gli altri. La pace esige l’incontro, il dialogo, la comprensione reciproca, il perdono. Questa stessa pace, a molti sembra un’illusione. Pare impossibile. Sì, essa spesso è impossibile agli uomini. Ma non è impossibile a Dio! Noi tutti, uomini e donne di religione, lo sappiamo. La pace è dono di Dio. E’ lui che può concederla, che la vuole regalare all’umanità tutta. E’ la stessa convinzione che, undici ani fa, in questa Piazza era risuonata, forte e provocatoria, nell’Appello per la pace letto davanti a questo Duomo. Risentiamolo: “Dal tesoro della fede sorge, in mezzo alla nostra debolezza, una convinzione profonda: Dio può dare la pace anche se gli uomini non la cercano, la combattono, la scacciano… Rivestiti di questa forza, tanto differente da quella delle armi o della potenza, vogliamo lottare contro la guerra, persuadere al dialogo, all’amore tra genti diverse”. Partiamo, dunque, da questa Piazza, sostenuti e incoraggiati dalla preghiera. La sua forza è debole, ma rivoluzionaria! Partiamo tutti un po’ più arricchiti dagli incontri che abbiamo vissuto, dalla comprensione reciproca che è cresciuta tra noi, dall’amore vicendevole che sentiamo ardere dentro di noi come fuoco irresistibile che ci lancia sulle strade del mondo, per essere annunciatori e operatori di pace. All’inizio di questo nuovo millennio, tocca a noi ridare speranza a un mondo che la va smarrendo o che già l’ha perduta. E’ questa stessa speranza che ci dona la forza e la libertà di ripetere di fronte a tutti il nostro “no”. No a ogni ingiustizia e oppressione, che crea squilibri e tensioni nel mondo. No a ogni terrorismo, che è solo espressione di una barbarie cieca e vigliacca. No a ogni violenza e a ogni guerra, che seminano solo distruzione, sangue e morte. La stessa speranza, con altrettanta forza, ci fa ripetere qui, disposti a pagare di persona, il nostro “sì” appassionato e generoso. Sì alla verità, alla giustizia, alla solidarietà, alla libertà, quali veri e insostituibili pilastri della pace. Sì al dialogo, al confronto, alla democrazia, che concorrono a ritrovare l’unità tra i popoli e le nazioni, nel rispetto dei diritti di tutti e di ciascuno. Sì a una reale libertà religiosa in ogni Paese del mondo, quale fondamento e presidio di autentica libertà per ogni popolo. Ed è ancora questa speranza a renderci capaci di osare, con una proposta che nasce da una convinzione. In questi giorni si è rafforzata in tutti noi la certezza che per la pace è assolutamente decisivo l’apporto delle religioni e del dialogo tra di esse. Le religioni, infatti, svolgono un ruolo originale e insostituibile di formazione delle coscienze e di presenza sociale nella “civitas”, che le rende interlocutrici dell’intera società e delle sue istituzioni. Anche se per alcuni è sogno o utopia, perché non auspicare modalità concrete e stabili con cui promuovere il confronto e la cooperazione tra tutte le religioni, per il bene di ogni uomo e donna e di ogni Paese? Ringrazio questa mia Città e tutta la Chiesa ambrosiana per essersi unite con generoso slancio a quanti ricercano la pace. In un momento difficile e di dolore, siamo stati un segno per il nostro Paese, per l’Europa e per il mondo intero. Abbiamo mostrato che è possibile vivere nella concordia e che le nostre innegabili diversità non sono motivo di separazione e di conflitto. Un grazie particolare va alla Comunità di Sant’Egidio, che con noi ha voluto questo incontro e che con tenacia non ha mai interrotto il pellegrinaggio di pace che da Assisi è giunto ancora una volta fino a Milano. E, con il grazie, i complimenti più vivi perché è di oggi la notizia che alla Comunità è stato assegnato il prestigioso Premio Balzan per l’umanità, la pace e la fratellanza fra i popoli. Oggi, qui, nel cuore di questa nostra Città, siamo un piccolo grande popolo di amanti e di testimoni della pace. Abbiamo un’aspirazione precisa e determinata. Vogliamo fare della pace l’oggetto quotidiano della nostra preghiera e del nostro agire nella logica del dialogo. E’ il nostro sogno. Non vi rinunceremo mai.
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