Gentili Signori e Signore
Porgo il mio saluto alle autorità religiose presenti, ai rappresentanti delle diverse confessioni e religioni, a tutti i partecipanti a questo importante incontro, che grazie all’impegno della Comunità di sant’Egidio si rinnova proficuamente nel tempo. Questo appuntamento è diventato un segno vivo della possibilità del dialogo e del confronto tra le diverse fedi, a motivo, e in vista, della costruzione della pace tra gli uomini.
«Per un mondo senza violenza. Religioni e culture in dialogo». E’ questo il significato che avete inteso dare a queste giornate di riflessione e di preghiera. Solo dall’incontro e dal dialogo tra religioni e culture diverse è possibile ridurre il carico di violenza che opprime l’umanità. Solo in questo cammino comune è possibile ancora sperare in un mondo senza violenza.
Vi è dunque una responsabilità comune delle diverse religioni e confessioni per il destino dell’uomo e dell’umanità.
Oggi ben conosciamo il significato positivo e il peso che le religioni possono esercitare nelle nostre società. Ed è auspicabile che l’interesse generale per le religioni divenga anche un fatto civile. A motivo del loro peso e del loro significato le diverse religioni e le diverse culture hanno oggi una accresciuta responsabilità.
Come persone, come appartenenti a diverse convinzioni religiose e culturali, come cittadini di diverse società, dobbiamo sempre più imparare a condividere con gli altri il nostro vivere. “Condividere con gli altri il proprio vivere”: è questo un valore sia personale, sia geopolitico. Ci troviamo come soggetti di fronte ad altri soggetti, come popoli di fronte ad altri popoli, diversi e simili: dobbiamo prenderci cura gli uni degli altri. Anche le religioni e le confessioni debbono prendersi cura le une delle altre.
Le scritture ebraico-cristiane ricordano questa parola del Signore: «Pongo davanti a te la vita e la morte, la benedizione e la maledizione».
Alle diverse religioni, a quanti professano diverse fedi, noi crediamo sia data oggi, di fronte a nuove e più intense forme di violenza, una grande responsabilità nel decidere per la vita e la benedizione reciproca, piuttosto che nel conferire, anche solo indirettamente o involontariamente, una qualche legittimazione ad azioni di morte. Esse debbono condannare apertamente il male e imporre il non-maledire.
L’azione positiva a favore di una convivenza che riduca le cause della violenza e ne lenisca gli effetti passa naturalmente anche dagli Stati e dai loro governi, sia direttamente per quel che essi debbono fare rispetto alla loro responsabilità, sia indirettamente sostenendo la presenza libera delle religioni.
Su quest’ultimo punto, credo che gli Stati e i loro governi, attraverso i diversi ordinamenti, debbano sempre più consentire ai membri delle comunità religiose di svolgere un ruolo civile pieno e autonomo, nel rispetto dei principi di libertà e di uguaglianza dei diritti.
In questo senso il contributo che l’Europa, l’Unione Europea, può dare, non è esaurito, né può considerarsi archiviato. Non è un caso che il disegno di uno stato laico dove tutti - credenti, non credenti, appartenenti a diverse fedi - possano convivere, nasca in Europa. E’ questa una responsabilità che l’Europa deve continuare a sviluppare, quale contributo specifico alla pace.
Ma noi non possiamo chiedere a voi piena responsabilità, se, come governi, omettiamo di fare la nostra parte. Anche l’Italia deve fare la propria parte. Quando un anno fa abbiamo chiesto e offerto alle Nazioni Unite e all’Unione Europea la nostra disponibilità per mobilitare una significativa forza di pace per il Libano, avevamo ben chiara l’urgenza e la necessità di un nostro contributo per mantenere la tregua e per ridurre le occasioni di violenza in una terra martoriata e simbolicamente centrale per le sorti dell’umanità. Il nostro impegno prosegue, e la missione UNIFIL è un segno concreto: possiamo prenderci cura gli uni degli altri.
Dobbiamo continuare a sostenere il processo di riconciliazione libanese. Fare in modo che il Paese ritrovi la propria unità. Dobbiamo farlo senza dimenticare le ragioni profonde dei conflitti che affliggono il Medio Oriente. Dobbiamo qui favorire la riconciliazione fra popoli che vivono nelle stesse terre. A ciascuno deve essere riconosciuto indelebilmente il diritto all’esistenza, alla libertà piena.
Attendiamo con fiducia il prossimo incontro internazionale sul processo di pace. L’Italia è pronta a dare il suo contributo, con la consapevolezza che quanto più vi sarà l’appoggio dei Paesi della regione, tanto più esso avrà possibilità di successo.
L’Italia continuerà a fare la propria parte anche nelle altre aree in cui è impegnata. A cominciare dall’Africa, dove lavoriamo per sostenere le operazioni di pace al fianco dell’Unione Africana e delle Nazioni Unite. Abbiamo appena costituito un peace facility fund, da usare in coordinamento con quello analogo europeo, nelle aree per noi prioritarie del Darfur e del Corno d’Africa.
Negli ultimi mesi abbiamo lavorato per l’approvazione di una risoluzione sulla moratoria universale, nella prospettiva di una completa abolizione della pena di morte. Ed è con grande soddisfazione che giorno dopo giorno abbiamo visto crescere i consensi per la nostra iniziativa, che è motivata proprio dalla convinzione che il “diritto alla vita” non possa mai essere negato.
Vorrei anzi approfittare di questa occasione per esprimervi la mia riconoscenza per l’attenzione con cui seguite questo impegno dell’Italia e del mio Governo; e per il sostegno che assicurate a questa “pacifica battaglia di civiltà”.
Lavoriamo alle Nazioni Unite anche per mantenere il tema dello sviluppo al centro dell’agenda internazionale. Ben sappiamo che senza sviluppo, senza giustizia, senza diritti, la violenza è destinata ad aumentare.
Per questo motivo la prossima Finanziaria si mette in regola rispetto agli impegni già presi dall’Italia e realizza una inversione di tendenza nell’Aiuto Pubblico allo Sviluppo. Sarà mia responsabilità mettere il tema dello Sviluppo al centro della presidenza italiana del G8, nel 2009.
E’ con questo spirito di collaborazione operosa, condividendo ciascuno di noi il proprio vivere con gli altri, che vi auguro di proseguire in questo vostro cammino di dialogo a favore della pace.
Con voi cammina l’umanità. Il Dio di tutti può condurre l’umanità su sentieri sicuri.
A voi, a noi tutti è chiesto di camminare insieme nel cercare le vie della pace.