Comunità di Sant'Egidio - Napoli 2007 - Per un mondo senza violenza - Religioni e Culture in dialogo Comunità di Sant'Egidio - Napoli 2007 - Per un mondo senza violenza - Religioni e Culture in dialogo
 

Jean-Pierre Ricard - Cardinale, Arcivescovo di Bordeaux, Francia

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Comunità di Sant'Egidio

22/10/2007 - 09:30 - Sala Perseide - Stazione Marittima
PANEL 6 - Le Scritture nelle religioni monoteistiche

Jean-Pierre Ricard
Cardinale, Arcivescovo di Bordeaux, Francia

LE SCRITTURE. APPROCCIO CATTOLICO.

1. Dagli Scritti alla Sacra Scrittura

Le Scritture sono innanzitutto un corpus di testi, giunto a noi grazie ad una diversità di manoscritti, che presentano qualche variante tra loro. Prima di ogni lavoro di traduzione, è necessario comprendere il testo, con tutto ciò che questo implica in riflessioni, ricerche e discernimento.

Il corpus delle Scritture somiglia più che a un libro, a una raccolta di libri di epoche diverse, che si estende su quasi un migliaio di anni. Questi libri appartengono a generi letterari molto diversi: racconti, cronache, poesie, preghiere, libri giuridici, scritti profetici, sentenze, lettere e anche un genere letterario un po’ speciale, chiamato “vangelo”.

Questo corpus è una raccolta di libri chiusa. Essa è stata voluta così, dapprima dal Giudaismo dopo la distruzione di Gerusalemme nel 70 d.C., e poi dalla Chiesa cristiana che stabilì il canone delle Scritture nel corso del 3° secolo. La Chiesa cattolica darà una lista esaustiva dei libri che essa considera canonici al Concilio di Trento nel XVI secolo: 46 libri per l’Antico Testamento (45 se le Lamentazioni e Geremia non messi insieme) e 27 per il Nuovo.

Questi testi possono essere approcciati in modi molto diversi e possono essere suscettibili, come ogni altro prodotto culturale di diverse modalità di lettura (storico-critica, psicanalitica, simbolica, strutturale, narrativa…). In questo approccio, anche la chiusura del corpus può essere rimessa in discussione: si collocano i testi biblici in legame con altri testi che sono apparsi nella stessa epoca. Io penso in particolare alla copiosa letteratura apocalittica della fine del primo secolo o della prima metà del secondo.

Per i cristiani, questa raccolta è composta di due tipi di testi, i testi di prima dell’era cristiana, chiamati Antico (o Primo) Testamento e testi del primo secolo dell’era cristiana, chiamati Nuovo Testamento. E’ l’avvenimento di Gesù Cristo, Figlio di Dio, venuto a rivelarci e a comunicarci la tenerezza del Padre, la bontà sorprendente di Dio, che è al cuore di questo corpus delle Scritture. La religione cristiana non è una religione del “libro”, ma una religione della persona e della Parola, quelle di Gesù Cristo che è venuto a rivelarci il vero volto del Padre. In una prospettiva cristiana, l’Antico Testamento, attraverso la messa all’opera di una lenta pedagogia di Dio nei confronti del suo popolo, è una preparazione alla venuta di Gesù e il Nuovo è un’evocazione del suo passaggio, della sua parola e della sua azione.

In Gesù Cristo si rivela il volto di un Dio che vuole entrare in relazione con gli uomini, sancire con loro un’alleanza d’amore. Attraverso la via del Popolo ebreo, e quella di Gesù si rivela l’offerta di Dio, cioè l’invito dato all’uomo di entrare in comunione con lui, comunione, fonte di vita piena, di trasformazione interiore e di pace.

In una lettura di fede, questi testi delle Scritture non sono soltanto l’espressione contingente e parziale di quel che gli uomini hanno percepito della Rivelazione di Dio, ma essi sono il luogo della comunicazione della Parola di Dio, di ciò che Dio oggi vuol dire all’uomo. Queste Scritture sono sante perché esse sono il luogo della rivelazione oggi della Parola di Dio. Il Concilio Vaticano II scrive: «Nei libri Santi, in effetti il Padre che è nei cieli viene con tenerezza davanti ai suoi figli e entra in conversazione con loro» (Dei verbum, n. 21). Come Gesù è stato pienamente uomo e pienamente Dio, le Scritture sono allo stesso tempo pienamente umane e pienamente divine, nel senso in cui esse sono ispirate da Dio, attraverso lo Spirito Santo. Bisogna sottolineare sia il loro aspetto umano, a volte troppo umano, d’incarnazione in una cultura particolare, sia il loro aspetto di comunicazione della Parola di Dio, che è luce e forza di trasformazione per coloro che l’ascoltano e la accolgono. »In effetti le parole di Dio, espresse in lingue umane, sono divenute simili al linguaggio umano, allo stesso modo in cui il Verbo del Padre eterno, avendo assunto la corruttibilità della nostra carne, è divenuto simile agli uomini» (Dei verbum, n. 13)

2. L’ispirazione delle Scritture

Ciò ci induce ad avere una concezione larga dell’ispirazione delle Scritture, cioè dell’azione dello Spirito che ci permette di discernere nelle Scritture la Parola stessa di Dio. Sembra importante collocare l’azione dello Spirito Santo:

- anzitutto negli avvenimenti che sono interpretati come luoghi in cui Dio dà dei segni della sua volontà e della sua presenza. Gesù di Nazareth non ha personalmente scritto nulla. E’ attraverso le sue parole e i suoi gesti (accoglienza, perdono, guarigione, miracolo…) che egli rivela la potenza di Dio all’opera: il Regno di Dio è vicino”

- inoltre nella comunità dei discepoli che conserva memoria dei ricordi, delle parole, che li trasmette a viva voce nelle catechesi, nelle celebrazioni, negli annunci all’esterno, nelle preghiere… E’ in questa comunità che spesso queste testimonianze cominciano ad essere raccolte nella forma scritta. Notiamo che la tradizione orale e la Chiesa precedono così le Scritture e arrivano ad esserne il contesto che le porta con sé. Si può dire che le Scritture cristallizzano quel che la tradizione apostolica trasmetteva.

- Lo Spirito guida anche i redattori che si mettono a porre per iscritto le testimonianze: «gli autori sacri scrissero i quattro Vangeli, scegliendo alcune cose tra le molte che erano tramandate a voce o già per iscritto, redigendo un riassunto di altre, o spiegandole con riguardo alla situazione delle Chiese, conservando infine il carattere di predicazione, sempre però in modo tale da riferire su Gesù cose vere e sincere»( Dei Verbum, n. 19) Lo Spirito Santo non detta dunque meccanicamente il testo rivelato agli autori biblici ma passa attraverso la loro umanità, la loro cultura, la loro fede, la loro passione per il Cristo e per il Vangelo.

- E’ sempre lo Spirito che guida le Chiese quando esse andranno a fare questo lavoro di discernimento per conservare solo i testi nei quali si riflette veramente l’insegnamento degli Apostoli. Questa Chiesa che chiuderà il canone è una Chiesa che vive, che si nutre della Parola e dell’Eucarestia, che possiede una struttura apostolica, episcopale, che sa di essere incaricata del ministero della definizione dottrinale, perché la Chiesa vive la sua fede proprio “secondo la confessione di fede degli apostoli”. La chiusura del canone non deve essere vista come una manomissione della Chiesa sulle Scritture ma come un gesto di obbedienza di una Chiesa che riconosce che queste Scritture le si impongono come fedele espressione della fede apostolica. La Chiesa si mette sotto la Scrittura e accetta di lasciarsi giudicare da essa. Il criterio utilizzato per questa scelta è quello dell’impiego del libro nella liturgia della Chiesa. Si riconosce che il testo è ispirato perché lo si è sperimentato ecclesialmente come ispiratore.

- E’ lo Spirito che agisce oggi nel cuore della Chiesa e nel cuore di ogni credente quando apre le Scritture. E’ lui che fa discernere in esse la Parola di Dio. E’ lui che è luce, illuminazione, forza che trasforma i cuori e gli spiriti. E’ lo Spirito che permette a ogni credente di essere quella terra buona, che dà frutto fino a cento volte tanto. Anche lì si manifesta l’ispirazione della Scrittura attraverso tutto ciò che essa ispira nel cuore dei credenti: «nella parola di Dio poi è insita tanta efficacia e potenza, da essere sostegno e vigore della Chiesa, e per i figli della Chiesa la forza della loro fede, il nutrimento dell'anima, la sorgente pura e perenne della vita spirituale» (Dei Verbum, n. 21)

- ed infine è sempre lo Spirito che conduce la Chiesa verso la verità tutta intera, è lui che le garantisce che essa non sarà in errore nella sua fede. In effetti, essa è dotata di un duplice carisma: articolati d’altra parte l’uno sull’altro: il senso della fede dei fedeli in seno al popolo di Dio e il servizio del Magistero, incaricato di sorvegliare che l’interpretazione della Scrittura sia sempre fedele alla confessione della fede apostolica e alla Tradizione vivente della Chiesa.

3. Nutrirsi delle Scritture

Io credo che si possa parlare per la Chiesa cattolica di un vero movimento di riscoperta delle Scritture, in tutto il XX secolo (soprattutto nella seconda metà del secolo all’inizio del XXI). Il Concilio Vaticano II ha molto contribuito a leggere le Scritture come luogo in cui risuona la Parola di Dio: « È necessario che i fedeli abbiano largo accesso alla sacra Scrittura.» (Dei verbum, n.22). Nel suo progetto di riforma liturgica esso chiede che la lettura delle Scritture sia in onore, che si metta la sua proclamazione nel cuore di ogni celebrazione, che si permetta l’accesso a una più grande varietà di testi biblici: tre letture durante l’Eucarestia, tra le quali un testo dell’Antico testamento, la proclamazione del Vangelo su un ciclo di tre anni: il che permette, oltre al contatto con il Vangelo di Giovanni, l’ascolto ogni anno di un evangelo sinottico: Matteo, Marco e Luca.

Oltre al forte investimento consentito nell’esegesi biblica lungo tutto l’arco del secolo, si constata oggi una moltiplicazione di gruppi biblici, di gruppi di lettura del Vangelo, di percorsi spirituali biblici. C’è un’attesa per scoprire le Scritture, leggerle e ascoltarle come Parola di Dio, per scoprire in esse la presenza vivente di Gesù Cristo. San Girolamo non diceva forse: “Ignorare le Scritture è ignorare il Cristo”?. Si vede oggi nella Chiesa cattolica la ricezione di quel che il Concilio Vaticano II aveva auspicato e richiesto: «sia dunque lo studio delle sacre pagine come l'anima della sacra teologia. Anche il ministero della parola, cioè la predicazione pastorale, la catechesi e ogni tipo di istruzione cristiana, nella quale l'omelia liturgica deve avere un posto privilegiato, trova in questa stessa parola della Scrittura un sano nutrimento e un santo vigore.» (Dei Verbum, n. 24)