Vigilia del giorno del Signore

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Lettura della Parola di Dio

Alleluia, alleluia, alleluia !

Chiunque vive crede in me
non morrà in eterno.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Salmo 103 (102), 13-18

13 Come è tenero un padre verso i figli,
così il Signore è tenero verso quelli che lo temono,

14 perché egli sa bene di che siamo plasmati,
ricorda che noi siamo polvere.

15 L'uomo: come l'erba sono i suoi giorni!
Come un fiore di campo, così egli fiorisce.

16 Se un vento lo investe, non è più,
né più lo riconosce la sua dimora.

17 Ma l'amore del Signore è da sempre,
per sempre su quelli che lo temono,
e la sua giustizia per i figli dei figli,

18 per quelli che custodiscono la sua alleanza
e ricordano i suoi precetti per osservarli.

 

Alleluia, alleluia, alleluia !

Se tu credi, vedrai la gloria di Dio,
dice il Signore.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Il Salmo 103 – di cui la liturgia odierna ci fa cantare alcuni versetti della seconda parte – è un inno all'amore di Dio che viene paragonato alla tenerezza che il padre ha per i suoi figli: «Come è tenero un padre verso i suoi figli, così il Signore è tenero verso quelli che lo temono» (v. 13). Il salmista non ha timore di presentare il Dio di Israele con il volto di un padre compassionevole che si china sugli uomini, come già fece all'inizio della liberazione di Israele dalla schiavitù degli egiziani attraverso Mosè: «Ha fatto conoscere a Mosè le sue vie» (v. 7). Da allora il Signore ha accompagnato, con potenza e forza, il suo popolo senza mai abbandonarlo. E non ha mai abbandonato la sua alleanza con il suo popolo, anche quando – e con incredibile frequenza – si allontanava da lui. Mai però il Signore ha lasciato prevalere la sua ira contro il suo popolo. Scrive il libro dell'Esodo: «Il Signore passò davanti a lui proclamando: "Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di amore e di fedeltà"» (34,6). Il salmista – come a sottolineare questa attitudine misericordiosa di Dio – canta: «L'amore del Signore è da sempre... la sua giustizia per i figli dei figli» (v. 17). C'è come un entusiasmo nelle parole del salmista per la grandezza dell'amore di Dio: «Quanto il cielo è alto sulla terra, così la sua misericordia è potente su quelli che lo temono» (v. 11). Non è ignota al salmista la fragilità dell'uomo. Il salmista canta che il Signore «sa bene di che siamo plasmati, ricorda che noi siamo polvere» (v. 14). E il credente deve essere consapevole anche lui della sua fragilità, della sua radicale debolezza: «Come l'erba sono i giorni dell'uomo, come un fiore di campo così egli fiorisce. Se un vento lo investe non è più» (vv. 15-16). Non è però una visione angosciosa, questa del salmista. Anzi, è proprio la debolezza dell'uomo a spiegare l'amore di Dio e la sua tenerezza verso di noi. In effetti, è la nostra debolezza a muovere a compassione il cuore del Signore e a spingerlo a chinarsi e a prendersi cura di noi. Dio ha scelto la polvere che siamo per donarci amore e perdono. È quel che fece già all'inizio della creazione quando scelse la polvere per formare Adamo e soffiare in lui la vita. Dio «si ricorda che siamo polvere» e per questo ci sta accanto «da sempre e per sempre» (v. 17). Il salmista ci ricorda che la giustizia di Dio non è per condannare ma per esercitare la sua misericordia verso chi si affida a lui, verso chi pone in lui la sua salvezza: «L'amore del Signore è da sempre, per sempre su quelli che lo temono, e la usa giustizia per i figli dei figli, per quelli che custodiscono la sua alleanza» (vv. 17-18).