PREGHIERA OGNI GIORNO


Lettura della Parola di Dio

Alleluia, alleluia, alleluia !

Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e pace in terra agli uomini che egli ama

Alleluia, alleluia, alleluia !

Salmo 98 (97), 1.3-6

1 Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo.

3 Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa d'Israele.
Tutti i confini della terra hanno veduto
la vittoria del nostro Dio.

4 Acclami il Signore tutta la terra,
gridate, esultate, cantate inni!

5 Cantate inni al Signore con la cetra,
con la cetra e al suono di strumenti a corde;

6 con le trombe e al suono del corno
acclamate davanti al re, il Signore.

 

Alleluia, alleluia, alleluia !

Alleluia, alleluia, alleluia.
Alleluia, alleluia, alleluia.
Alleluia, alleluia, alleluia.

Alleluia, alleluia, alleluia !

La liturgia ci fa pregare ancora con il Salmo 98 e invita a lodare il Signore per la salvezza. «Gli ha dato vittoria la sua destra e il suo braccio santo» (v. 1), canta il salmista che sembra voler moltiplicare anche con le parole il suo invito alla gioia: cantate, gridate, acclamate, suonate, esultate. E ricorda i prodigi che il Signore ha compiuto: ha ottenuto una grande vittoria, ha manifestato la sua salvezza, ha rivelato la sua giustizia, si è ricordato del suo amore, e ora viene a giudicare la terra con giustizia, dice al termine del Salmo. La storia di amore tra il Signore e il suo popolo non è però una vicenda che resta chiusa all'interno di questa alleanza, seppure straordinaria. La storia del popolo di Dio è in stretto rapporto con quella degli altri popoli della terra, nel senso che deve mostrare a tutti la grandezza dell'amore di Dio perché ne possano essere attratti. In questo senso, il popolo del Signore non può vivere per se stesso, solo per la sua salvezza. Nelle sue mani, certamente povere e deboli e anche peccatrici, il Signore ha deposto la responsabilità di aiutare tutti i popoli della terra a incamminarsi verso di Lui. Questa vocazione ad essere testimoni universali dell'amore di Dio coinvolge in maniera piena la Chiesa. I discepoli di Gesù sono inviati dal Signore per comunicare sino ai confini del mondo il Vangelo dell'amore. Per i cristiani, tale missione non è un vanto, bensì un compito che il Signore ha affidato loro, appunto, come "popolo" che non conosce confini. Si potrebbe dire che l'identità del popolo di Dio non vive nella separatezza ma consiste nello spingere tutti verso il «monte santo» della pace. Esposti come siamo alla tentazione del ripiegamento su di sé, della prioritaria difesa dei propri confini, è quanto mai urgente riscoprire questa vocazione missionaria verso tutti i popoli. Il salmista esorta a intraprenderla con gioia. Potremmo iscrivere in questo orizzonte l'esortazione di papa Francesco nella Evangelii gaudium, rivolta a tutta la Chiesa. Il salmista chiede all'assemblea del popolo di Dio di mettersi davanti al Signore, mentre appare nello splendore della sua regalità, e cantare a lui «inni... con la cetra... e al suono di strumenti a corde; con le trombe e al suono del corno» (vv. 5-6). Il salmista sembra suggerire di vivere con gioia non solo il momento della liturgia, quando la comunità si raduna per lodare il Signore, ma anche ogni momento in cui viene comunicato ai popoli della terra il Vangelo dell'amore.