Memoria di Gesù crocifisso

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Memoria del genocidio del 1994 in Ruanda.


Lettura della Parola di Dio

Lode a te, o Signore, sia lode a te.

Questo è il Vangelo dei poveri,
la liberazione dei prigionieri,
la vista dei ciechi,
la libertà degli oppressi.

Lode a te, o Signore, sia lode a te.

Dal vangelo di Giovanni 10,31-42

Di nuovo i Giudei raccolsero delle pietre per lapidarlo. Gesù disse loro: "Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre: per quale di esse volete lapidarmi?". Gli risposero i Giudei: "Non ti lapidiamo per un'opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio". Disse loro Gesù: "Non è forse scritto nella vostra Legge: Io ho detto: voi siete dèi? Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio - e la Scrittura non può essere annullata -, a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo voi dite: "Tu bestemmi", perché ho detto: "Sono Figlio di Dio"? Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre". Allora cercarono nuovamente di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani.
Ritornò quindi nuovamente al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui rimase. Molti andarono da lui e dicevano: "Giovanni non ha compiuto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero". E in quel luogo molti credettero in lui.


 

Lode a te, o Signore, sia lode a te.

Il Figlio dell'uomo
è venuto a servire,
chi vuole essere grande
si faccia servo di tutti.

Lode a te, o Signore, sia lode a te.

Davanti all'esplosione di odio e al tentativo di lapidazione suscitati dalla predicazione del Vangelo Gesù reagisce con la calma di chi sa di fare la volontà del Padre che sta nei cieli. E dice a coloro che cercano di lapidarlo: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre: per quale di esse volete lapidarmi?» La folla ribatte che la sua durissima reazione non nasce da qualche azione scorretta di Gesù ma dalla sua pretesa – questa sì insopportabile – ti farsi simile a Dio. Non reagiscono così i poveri e i deboli aiutati, amati e guariti che continuavano ad ascoltarlo e a seguirlo. Costoro hanno compreso che quell'amore non poteva non venire da Dio. Ma chi guarda con orgoglio e con freddezza il Vangelo e le opere che ne derivano rimane accecato. E per difendersi da quell'amore, che pretende il coinvolgimento di chi l'ascolta, si ripropone l'obiezione che appare più logica: «Non è possibile che la salvezza possa venire dal Vangelo, dalla debolezza della Chiesa, dall'umile testimonianza dei discepoli». È questo il senso dell'accusa: «Tu, che sei uomo, ti fai Dio!» Gesù è certamente vero uomo, ma è anche vero Dio. È il mistero di Gesù che il Vangelo ci rivela. Tale mistero si trasferisce anche alla Chiesa, opera dell'uomo e assieme di Dio. L'apostolo Paolo la definisce «Corpo di Cristo». Attraverso la Chiesa, i suoi sacramenti, la predicazione del Vangelo entriamo in contatto diretto con Dio. In tal senso potremmo dire che la Chiesa è l'opera di Cristo, anzi è il suo stesso «corpo» che si perpetua nel tempo. La comunità cristiana è il sacramento, il segno della presenza di Gesù lungo la storia. Queste affermazioni non solo non fermano la folla, al contrario la convincono a catturare Gesù. Ma egli fugge da loro. L'evangelista Giovanni vuole sottolineare che non sono i nemici che catturano Gesù, ma è Gesù che si consegna loro per amore. Per ora si allontana e si ritira nel luogo ove Giovanni battezzava. E qui in tanti accorrevano a lui e lo ascoltavano.