Memoria dei poveri

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Lettura della Parola di Dio

Alleluia, alleluia, alleluia !

Questo è il Vangelo dei poveri,
la liberazione dei prigionieri,
la vista dei ciechi,
la libertà degli oppressi.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Dal libro degli Atti 20,17-21

Da Mileto mandò a chiamare a Èfeso gli anziani della Chiesa. Quando essi giunsero presso di lui, disse loro: "Voi sapete come mi sono comportato con voi per tutto questo tempo, fin dal primo giorno in cui arrivai in Asia: ho servito il Signore con tutta umiltà, tra le lacrime e le prove che mi hanno procurato le insidie dei Giudei; non mi sono mai tirato indietro da ciò che poteva essere utile, al fine di predicare a voi e di istruirvi, in pubblico e nelle case, testimoniando a Giudei e Greci la conversione a Dio e la fede nel Signore nostro Gesù.

 

Alleluia, alleluia, alleluia !

Il Figlio dell'uomo
è venuto a servire,
chi vuole essere grande
si faccia servo di tutti.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Dopo essere sbarcato, l'apostolo manda a chiamare i presbiteri della comunità di Efeso perché lo raggiungano a Mileto. Paolo inizia il suo discorso di addio a costoro che saranno i responsabili della comunità con la testimonianza della sua stessa vita: «Voi sapete come mi sono comportato con voi». L'apostolo è ben cosciente che i "pastori" debbono essere «i modelli del gregge». Pietro lo scriverà nella sua prima Lettera: «Pascete il gregge di Dio che vi è affidato, sorvegliandolo non perché costretti ma volentieri, come piace a Dio, non per vergognoso interesse, ma con animo generoso, non come padroni delle persone a voi affidate, ma facendovi modelli del gregge» (5,2-3). Paolo non si riferisce al suo comportamento verso i presbiteri, ma di come egli stesso ha vissuto nei tre anni di ministero a Efeso. Non lo fa per orgoglio o per protagonismo, bensì per mostrare un modello concreto di pastore. E non parte dicendo ciò che il pastore deve "fare", ma come deve "essere". E sintetizza l'essere del pastore in una sola parola: servo. Dice agli anziani: «Voi sapete come mi sono comportato con voi... ho servito il Signore con tutta umiltà, tra le lacrime e le prove». Paolo concepisce dunque il suo ministero come "servizio al Signore". Non intende riferirsi a gesti particolari che il pastore deve compiere, ma al suo modo di vivere: l'intera vita del servo deve essere tutta dedicata al padrone. Così, del resto è vissuto Gesù che ha speso l'intera sua vita per tutti. E si è presentato come «mite e umile di cuore» (Mt 11,29). Così ha indicato a noi la via, anche quella della comunicazione del Vangelo. La mitezza, in effetti, apre i cuori e li dispone all'ascolto del Vangelo e all'incontro con Dio. In un apocrifo Gesù dice: «Io venni in mezzo a voi non come chi sta sdraiato, ma come chi serve, e voi siete cresciuti nel mio servizio come colui che serve». Paolo scriverà più tardi a Timoteo: «Un servo del Signore non deve essere litigioso, ma mite con tutti, capace di insegnare, paziente, dolce nel rimproverare quelli che gli si mettono contro» (2Tm 2,24-25). Umiltà, mitezza, affabilità sono le caratteristiche del «servo del Signore».