Memoria di Gesù crocifisso

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Festa del Sacro Cuore di Gesù.


Lettura della Parola di Dio

Alleluia, alleluia, alleluia !

Questo è il Vangelo dei poveri,
la liberazione dei prigionieri,
la vista dei ciechi,
la libertà degli oppressi.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Dal vangelo di Giovanni 19,31-35

Era il giorno della Parasceve e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato - era infatti un giorno solenne quel sabato -, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all'uno e all'altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate.

 

Alleluia, alleluia, alleluia !

Il Figlio dell'uomo
è venuto a servire,
chi vuole essere grande
si faccia servo di tutti.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Oggi la Chiesa celebra la festa del Sacro Cuore di Gesù. Pur essendo una memoria liturgica piuttosto recente, essa affonda le radici nel cuore stesso del cristianesimo. Il prefazio della liturgia, quasi a volercene mostrare il senso profondo, ci invita a contemplare il mistero dell'amore di Gesù: «Innalzato sulla croce, nel suo amore senza limiti donò la vita per noi, e dalla ferita del suo fianco effuse sangue e acqua, simbolo dei sacramenti della Chiesa, perché tutti gli uomini, attirati al cuore del Salvatore, attingessero con gioia alla fonte perenne della salvezza». La liturgia canta il cuore di Gesù come fonte della salvezza. Sì, quel cuore di carne non si è risparmiato in nulla, ha dato tutto se stesso sino all'ultima goccia di sangue, pur di tirarci fuori dalla schiavitù del maligno. E da quel cuore continua ininterrottamente, lungo i secoli, a sgorgare l'amore. Questa memoria liturgica è un invito fatto a tutti noi perché rivolgiamo la nostra attenzione al mistero di quel cuore: un cuore di carne, non di pietra come tante volte sono i nostri. Dalla compassione e dalla commozione di quel cuore ha preso inizio la vita pubblica di Gesù. Il brano evangelico di Giovanni ci aiuta a comprendere la compassione di quel cuore che si è lasciato trafiggere dalla nostra miseria, dal nostro peccato, dall'abbandono in cui versavamo. In una società massificata come è la nostra, dove è facile essere dimenticati e scomparire nell'anonimato, davvero è una buona notizia sapere che ciascuno di noi è conosciuto per nome dal Signore, che il suo cuore batte per ciascuno e mai siamo da lui dimenticati. È un cuore che si svuota di sé per dare tutta la sua vita per la nostra salvezza. È questo il senso di quel «sangue e acqua» di cui scrive l'evangelista Giovanni. È un amore, quello di Gesù, che dona tutto senza conservare nulla per sé. La liturgia ci mostra questo cuore, un cuore che continua ancora oggi a battere per noi, per ciascuno di noi e per l'intera umanità. L'apostolo Paolo ce lo ricorda perché ne siamo consapevoli: «L'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori, per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato» (Rm 5,5).