Memoria dei poveri

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Memoria di san Giovanni Paolo II, morto nel 2005. Ricordo di Maria Salome, madre di Giacomo e Giovanni, che seguì il Signore fin sotto la croce e lo depose nel sepolcro.


Lettura della Parola di Dio

Alleluia, alleluia, alleluia !

Questo è il Vangelo dei poveri,
la liberazione dei prigionieri,
la vista dei ciechi,
la libertà degli oppressi.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Dal vangelo di Luca 12,13-21

Uno della folla gli disse: "Maestro, di' a mio fratello che divida con me l'eredità". Ma egli rispose: "O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?". E disse loro: "Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell'abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede".
Poi disse loro una parabola: "La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: "Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così - disse -: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!". Ma Dio gli disse: "Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?". Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio".

 

Alleluia, alleluia, alleluia !

Il Figlio dell'uomo
è venuto a servire,
chi vuole essere grande
si faccia servo di tutti.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Gesù torna a mostrare quale deve essere l'atteggiamento dei discepoli verso i beni della terra. Lo spunto è offerto da un uomo che chiede a Gesù di intervenire perché due fratelli dividano equamente l'eredità. Ma egli si rifiuta di intervenire. Non è maestro di spartizioni, ma delle cose che riguardano Dio e l'animo umano. Interviene perciò non sull'eredità ma sul cuore di quei due fratelli. È nel loro cuore infatti che si annida l'avarizia, la cupidigia, l'interesse solo per sé. I beni sono esterni e non rappresentano per se stessi motivo di male. I cuori di quei due fratelli - come spesso lo sono i nostri - erano invece appesantiti dal desiderio del denaro e dalla voglia del possesso. In un simile terreno non possono che germogliare divisioni e lotte, come Paolo ricorda a Timoteo: «L'avidità del denaro è la radice di tutti i mali» (6,10). Gesù spiega questo atteggiamento con la parabola del ricco stolto. Costui credeva che la felicità si ottenesse accumulando beni. Come non pensare alla mentalità diffusa oggi in questo nostro mondo che ha fatto del consumo delle cose la regola del vivere? Quanti continuano a vendere anche il proprio cuore per cercare le ricchezze e consumare l'intera vita su di esse! C'è una dittatura del materialismo che spinge con forza a spendere la vita per possedere e per consumare ricchezze e beni materiali. Gesù racconta che nella vita di quest'uomo ricco - ma è la logica dell'avaro - non c'è spazio per gli altri. Le sue preoccupazioni sono dirette solo nell'accumulare beni per sé. Quest'uomo ricco però ha dimenticato l'essenziale, ossia che nessuno è padrone della propria vita. Possiamo possedere le ricchezze, ma non siamo padroni della vita. E la felicità non sta nel possesso dei beni ma nell'amare Dio e i fratelli. C'è una verità fondamentale e vera per tutti: non siamo stati creati per accumulare ricchezze ma per amare e per essere amati. È l'amore il bene radicale dell'uomo da cercare in ogni modo. Perché l'amore è ciò che resta e che soddisfa fino in fondo la sete del cuore. Chi vive con amore accumula il vero tesoro per l'oggi e per il futuro. L'amore, questo straordinario tesoro celeste, a differenza dei beni terreni che si possono perdere, non corre il pericolo di essere rubato. I frutti dell'amore restano per sempre. Gesù riprende una tradizione biblica che paragona le opere buone ai tesori conservati nei cieli, come un antico detto ebraico recitava: «I miei padri hanno accumulato tesori per sotto, e io ho accumulato tesori che fruttano interessi».