Memoria della Chiesa

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Lettura della Parola di Dio

Alleluia, alleluia, alleluia !

Io sono il buon pastore,
le mie pecore ascoltano la mia voce
e diventeranno
un solo gregge e un solo ovile.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Dalla lettera di Paolo ai Romani 6,19-23

Parlo un linguaggio umano a causa della vostra debolezza. Come infatti avete messo le vostre membra a servizio dell'impurità e dell'iniquità, per l'iniquità, così ora mettete le vostre membra a servizio della giustizia, per la santificazione.
Quando infatti eravate schiavi del peccato, eravate liberi nei riguardi della giustizia. Ma quale frutto raccoglievate allora da cose di cui ora vi vergognate? Il loro traguardo infatti è la morte. Ora invece, liberati dal peccato e fatti servi di Dio, raccogliete il frutto per la vostra santificazione e come traguardo avete la vita eterna. Perché il salario del peccato è la morte; ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore.


 

Alleluia, alleluia, alleluia !

Vi do un comandamento nuovo:
che vi amiate l'un l'altro.

Alleluia, alleluia, alleluia !

L'apostolo mette a confronto, con molta efficacia, due libertà: quella derivante da un'esistenza che mette al centro se stessi e un'esistenza che invece si mette alla sequela del Signore. In entrambi i casi si è, in certo modo, liberi dalla legge. Ma la libertà senza Dio e senza i fratelli non porta altro che frutti amari e disordinati, perché rende schiavi delle proprie tradizioni e del proprio orgoglio, succubi della forza malvagia del peccato e del male. La salvezza viene da Dio che ci libera dalla schiavitù degli istinti di peccato e ci dona la libertà per servire il Vangelo e quindi per dedicare l'intera nostra vista ad amare Dio, i fratelli e i poveri. Scrive: «Ora invece liberati dal peccato e fatti servi di Dio, raccogliete il frutto per la vostra santificazione e come traguardo avete la vita eterna» (v. 22). La libertà del cristiano inizia quando accoglie l'amore che Dio riversa nei nostri cuori per metterci al servizio del suo grande disegno di amore sul mondo, ossia di instaurare già da ora il suo regno di amore, di pace e di giustizia. La partecipazione a questo disegno di Dio è la nostra salvezza, è entrare già nella vita eterna. Spendere la vita per il regno di Dio è il senso stesso della vita. L'apostolo, senza tema di esagerare, può dire che siamo come "schiavi" di Dio e della sua giustizia. Ma è una "schiavitù" salutare che fa germogliare frutti di pace, di pienezza e di vita eterna per sé e per il mondo. Per questo Paolo afferma con audacia: «Liberati dunque dal peccato siete stati resi schiavi della giustizia».