Mercoledì delle ceneri

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Mercoledì delle ceneri.
Memoria dei santi Cirillo (+869) e Metodio (+885), padri delle Chiese slave e patroni d'Europa.


Lettura del Vangelo

Lode a te, o Signore, sia lode a te.

Chiunque vive crede in me
non morrà in eterno.

Lode a te, o Signore, sia lode a te.

Dal vangelo di Matteo 6,1-6.16-18

State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c'è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli. Dunque, quando fai l'elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un'aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

 

Lode a te, o Signore, sia lode a te.

Se tu credi, vedrai la gloria di Dio,
dice il Signore.

Lode a te, o Signore, sia lode a te.

Omelia

La Quaresima, tempo carico di storia, sembra purtroppo svuotarsi sempre più di senso in un mondo distratto. La liturgia ci riporta l'accalorato invito di Dio: «Ritornate a me con tutto il cuore, con digiuni, con pianti e lamenti» (Gl 2,12). Il profeta Gioele, preoccupato dell'insensibilità del popolo d'Israele, aggiunge: «Laceratevi il cuore e non le vesti, ritornate al Signore vostro Dio, perché egli è misericordioso e pietoso, lento all'ira, di grande amore, pronto a ravvedersi riguardo al male» (Gl 2,13). La Quaresima è il tempo opportuno per ritornare a Dio e ricomprendere il senso stesso della vita. Il Signore ci aspetta. È pronto persino a cambiare la sua decisione, ravvedendosi del male minacciato per salvarci.
La liturgia ci viene incontro con l'antico segno delle ceneri. La cenere posta sul capo, accompagnata dall'espressione biblica: «Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai», vuol dire certamente penitenza e domanda di perdono, ma soprattutto mostra una cosa semplice e chiara: siamo tutti polvere, cioè segnati dalla debolezza. L'uomo che s'innalza e che si sente potente (e ognuno di noi ha i suoi modi per innalzarsi e sentirsi potente), domani non è più nulla. Siamo tutti polvere! E la cenere sul capo ce lo ricorda. Ma la cenere non ci viene posta sul capo per spaventarci. Vuole solo ricordarci che la fragilità è una dimensione che ci segna profondamente, anche se continuamente la sfuggiamo. C'è un senso liberante nel non dover sempre far finta di essere forti e di essere senza macchia e senza contraddizioni. La vera forza sta nel considerare la propria debolezza e nel tener vivo il senso di umiltà e di mitezza: «I miti - afferma Gesù - erediteranno la terra» (Mt 5,5).
Il segno delle ceneri resta perciò quanto mai attuale. È un segno austero, e tale è anche il tempo quaresimale. Ci è dato per aiutarci a vivere meglio, per farci comprendere quant'è grande l'amore di Dio che ha scelto di legarsi a gente debole e fragile come noi. E a noi ha affidato il grande dono della pace perché la viviamo, la custodiamo, la difendiamo, la costruiamo. In troppe parti del mondo la pace viene quotidianamente sperperata mentre crescono le sofferenze di tanti popoli. È proprio la gelosia e la compassione del Signore che ci costituiscono, come scrive Paolo ai Corinzi, «ambasciatori per Cristo». Il Signore ha preso la polvere che noi siamo per farci "ambasciatori" di pace e di riconciliazione.
In questo tempo ci è chiesto di vigilare, affinché le coscienze non cedano alla tentazione dell'egoismo, della menzogna e della violenza. Il digiuno e la preghiera ci rendono sentinelle attente e vigili perché non vinca il sonno della rassegnazione che fa ritenere le guerre inevitabili; perché non ci addormentiamo davanti al male che continua a opprimere il mondo; perché sia sconfitto il sonno del realismo pigro che fa ripiegare su se stessi. Nel Vangelo di questo giorno Gesù stesso esorta i discepoli a digiunare e a pregare per spogliarsi di ogni superbia e arroganza e per disporsi con la preghiera a ricevere i doni di Dio. Le nostre forze, da sole non bastano ad allontanare il male; abbiamo bisogno di invocare l'aiuto del Signore, l'unico capace di dare agli uomini quella pace che essi non sanno darsi.