Liturgia della domenica

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XII del tempo ordinario.
La Chiesa d'Occidente e la Chiesa d'Oriente ricordano la nascita di Giovanni Battista, il «più grande tra i nati di donna», che preparò la strada al Signore.


Prima Lettura

Dal libro di Giobbe 38,1.8-11

Il Signore prese a dire a Giobbe in mezzo all'uragano:

Chi ha chiuso tra due porte il mare,
quando usciva impetuoso dal seno materno,
quando io lo vestivo di nubi
e lo fasciavo di una nuvola oscura,
quando gli ho fissato un limite,
e gli ho messo chiavistello e due porte
dicendo: "Fin qui giungerai e non oltre
e qui s'infrangerà l'orgoglio delle tue onde"?

Salmo responsoriale

Salmo 106 (107)

Antifona

Ringraziamo il Signore per la sua misericordia.

Celebrate il Signore perché è buono,
perché eterna è la sua misericordia.

Lo dicano i riscattati del Signore,
che egli liberò dalla mano del nemico

e radunò da tutti i paesi,
dall'oriente e dall'occidente,
dal settentrione e dal mezzogiorno.

Vagavano nel deserto, nella steppa,
non trovavano il cammino per una città dove abitare.

Erano affamati e assetati,
veniva meno la loro vita.

Nell'angoscia gridarono al Signore
ed egli li liberò dalle loro angustie.

Li condusse sulla via retta,
perché camminassero verso una città dove abitare.

Ringrazino il Signore per la sua misericordia,
per i suoi prodigi a favore degli uomini;

poiché saziò il desiderio dell'assetato,
e l'affamato ricolmò di beni.

Abitavano nelle tenebre e nell'ombra di morte,
prigionieri della miseria e dei ceppi,

perché si erano ribellati alla parola di Dio
e avevano disprezzato il disegno dell'Altissimo.

Egli piegò il loro cuore sotto le sventure;
cadevano e nessuno li aiutava.

Nell'angoscia gridarono al Signore
ed egli li liberò dalle loro angustie.

Li fece uscire dalle tenebre e dall'ombra di morte
e spezzò le loro catene.

Ringrazino il Signore per la sua misericordia,
per i suoi prodigi a favore degli uomini;

perché ha infranto le porte di bronzo
e ha spezzato le barre di ferro.

Stolti per la loro iniqua condotta,
soffrivano per i loro misfatti;

rifiutavano ogni nutrimento
e gia toccavano le soglie della morte.

Nell'angoscia gridarono al Signore
ed egli li liberò dalle loro angustie.

Mandò la sua parola e li fece guarire,
li salvò dalla distruzione.

Ringrazino il Signore per la sua misericordia
e per i suoi prodigi a favore degli uomini.

Offrano a lui sacrifici di lode,
narrino con giubilo le sue opere.

Coloro che solcavano il mare sulle navi
e commerciavano sulle grandi acque,

videro le opere del Signore,
i suoi prodigi nel mare profondo.

Egli parlò e fece levare
un vento burrascoso che sollevò i suoi flutti.

Salivano fino al cielo,
scendevano negli abissi;
la loro anima languiva nell'affanno.

Ondeggiavano e barcollavano come ubriachi,
tutta la loro perizia era svanita.

Nell'angoscia gridarono al Signore
ed egli li liberò dalle loro angustie.

Ridusse la tempesta alla calma,
tacquero i flutti del mare.

Si rallegrarono nel vedere la bonaccia
ed egli li condusse al porto sospirato.

Ringrazino il Signore per la sua misericordia
e per i suoi prodigi a favore degli uomini.

Lo esaltino nell'assemblea del popolo,
lo lodino nel consesso degli anziani.

Ridusse i fiumi a deserto,
a luoghi aridi le fonti d'acqua

e la terra fertile a palude
per la malizia dei suoi abitanti.

Ma poi cambiò il deserto in lago,
e la terra arida in sorgenti d'acqua.

Là fece dimorare gli affamati
ed essi fondarono una città dove abitare.

Seminarono campi e piantarono vigne,
e ne raccolsero frutti abbondanti.

Li benedisse e si moltiplicarono,
non lasciò diminuire il loro bestiame.

Ma poi, ridotti a pochi, furono abbattuti,
perché oppressi dalle sventure e dal dolore.

Colui che getta il disprezzo sui potenti,
li fece vagare in un deserto senza strade.

Ma risollevò il povero dalla miseria
e rese le famiglie numerose come greggi.

Vedono i giusti e ne gioiscono
e ogni iniquo chiude la sua bocca.

Chi è saggio osservi queste cose
e comprenderà la bontà del Signore.

Seconda Lettura

Dalla seconda lettera di Paolo ai Corinzi 5,14-17

L'amore del Cristo infatti ci possiede; e noi sappiamo bene che uno è morto per tutti, dunque tutti sono morti. Ed egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro. Cosicché non guardiamo più nessuno alla maniera umana; se anche abbiamo conosciuto Cristo alla maniera umana, ora non lo conosciamo più così. Tanto che, se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove.

Lettura del Vangelo

Alleluia, alleluia, alleluia !

Ieri sono stato sepolto con Cristo,
oggi risorgo con te che sei risorto,
con te sono stato crocifisso,
ricordati di me, Signore, nel Tuo Regno.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Dal vangelo di Marco 4,35-41

In quel medesimo giorno, venuta la sera, disse loro: "Passiamo all'altra riva". E, congedata la folla, lo presero con sé, così com'era, nella barca. C'erano anche altre barche con lui. Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: "Maestro, non t'importa che siamo perduti?". Si destò, minacciò il vento e disse al mare: "Taci, calmati!". Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: "Perché avete paura? Non avete ancora fede?". E furono presi da grande timore e si dicevano l'un l'altro: "Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?".


 

Alleluia, alleluia, alleluia !

Ieri sono stato sepolto con Cristo,
oggi risorgo con te che sei risorto,
con te sono stato crocifisso,
ricordati di me, Signore, nel Tuo Regno.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Omelia

«Passiamo all'altra riva». Questo comando di Gesù ai discepoli, che apre il Vangelo di questa domenica, interroga in maniera particolare coloro che sono tentati dal fermarsi, dal rinchiudersi in se stessi, nel proprio orizzonte abituale. Solo prestando ascolto a Gesù è possibile andare oltre. È quel che fecero i discepoli obbedendo all'invito di Gesù a salire sulla barca e andare all'altra riva. Ma ecco che, poco dopo, si scatena una tempesta; un fenomeno frequente nel lago di Genesaret. La barca è sballottata nella tempesta e Gesù dorme; gli apostoli si preoccupano sempre più e la loro paura cresce, mentre Gesù continua a dormire tranquillo. Sembra che a Gesù non importi nulla di loro, della loro vita, delle loro famiglie. Lo spavento cresce sempre più sino a che i discepoli svegliano Gesù e lo rimproverano: «Non t'importa che siamo perduti?». È certamente un grido di disperazione, ma possiamo leggervi anche la fiducia che essi hanno in quel maestro. È una richiesta forse un po' rozza, ma contiene una speranza. Anche la nostra preghiera talvolta è simile a un grido di disperazione teso a svegliare il Signore. Quanti di noi sono colti dalla tempesta e non hanno altro a cui aggrapparsi se non il grido di aiuto, mentre sembra che il Signore dorma? Quel grido è vicino a tante situazioni umane, talora a popoli interi provati sino alla morte. Il sonno di Gesù indica la sua piena fiducia nel Padre: sa che non abbandonerà nessuno. Prendere con noi il Signore vuol dire imbarcare la sua fiducia e il suo potere buono.
Al nostro grido si sveglia, si alza ritto sulla barca, e minaccia il vento e il mare in tempesta. Subito il vento tace e si fa bonaccia. Dio vince le potenze ostili che non permettono la traversata. L'episodio si chiude con una notazione singolare. I discepoli sono presi da una grande paura, e si dicono l'un l'altro: «Chi è dunque costui?». Il testo di Marco parla di paura più che di stupore. Questa seconda paura, pur essendo forte come la precedente, ha però dei caratteri incisivi che penetrano fin nel profondo dell'anima. È il santo timore di stare alla presenza di Dio. Sì, il timore di chi si sente piccolo e povero di fronte al salvatore della vita; il timore di chi, debole e peccatore, viene comunque accolto da colui che lo supera nell'amore; il timore di non disperdere l'unico vero tesoro di amore che abbiamo ricevuto; il timore di non saper profittare della vicinanza di Dio nella nostra vita di ogni giorno; il timore di non disperdere il "sogno" di un nuovo mondo che Gesù ha iniziato anche in noi e con noi. È proprio questo timore il segno che ci fa comprendere di stare già sull'altra riva.