Liturgia della domenica

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VI di Pasqua.
Memoria di san Filippo Neri (+1595), "apostolo di Roma".


Prima Lettura

Dal libro degli Atti 15,1-2.22-29

Ora alcuni, venuti dalla Giudea, insegnavano ai fratelli: "Se non vi fate circoncidere secondo l'usanza di Mosè, non potete essere salvati".
Poiché Paolo e Bàrnaba dissentivano e discutevano animatamente contro costoro, fu stabilito che Paolo e Bàrnaba e alcuni altri di loro salissero a Gerusalemme dagli apostoli e dagli anziani per tale questione. Agli apostoli e agli anziani, con tutta la Chiesa, parve bene allora di scegliere alcuni di loro e di inviarli ad Antiòchia insieme a Paolo e Bàrnaba: Giuda, chiamato Barsabba, e Sila, uomini di grande autorità tra i fratelli. E inviarono tramite loro questo scritto: "Gli apostoli e gli anziani, vostri fratelli, ai fratelli di Antiòchia, di Siria e di Cilìcia, che provengono dai pagani, salute! Abbiamo saputo che alcuni di noi, ai quali non avevamo dato nessun incarico, sono venuti a turbarvi con discorsi che hanno sconvolto i vostri animi. Ci è parso bene perciò, tutti d'accordo, di scegliere alcune persone e inviarle a voi insieme ai nostri carissimi Bàrnaba e Paolo, uomini che hanno rischiato la loro vita per il nome del nostro Signore Gesù Cristo. Abbiamo dunque mandato Giuda e Sila, che vi riferiranno anch'essi, a voce, queste stesse cose. È parso bene, infatti, allo Spirito Santo e a noi, di non imporvi altro obbligo al di fuori di queste cose necessarie: astenersi dalle carni offerte agli idoli, dal sangue, dagli animali soffocati e dalle unioni illegittime. Farete cosa buona a stare lontani da queste cose. State bene!".

Salmo responsoriale

Salmo 66 (67)

Antifona

Dio faccia splendere su di noi il suo volto.

Dio abbia pietà di noi e ci benedica,
su di noi faccia splendere il suo volto;

perché si conosca sulla terra la tua via,
fra tutte le genti la tua salvezza.

Ti lodino i popoli, Dio,
ti lodino i popoli tutti.

Esultino le genti e si rallegrino,
perché giudichi i popoli con giustizia,
governi le nazioni sulla terra.

Ti lodino i popoli, Dio,
ti lodino i popoli tutti.

La terra ha dato il suo frutto.
Ci benedica Dio, il nostro Dio,

ci benedica Dio
e lo temano tutti i confini della terra.

 

Seconda Lettura

Dal libro dell'Apocalisse 21,10-14.22-23

L'angelo mi trasportò in spirito su di un monte grande e alto, e mi mostrò la città santa, Gerusalemme, che scende dal cielo, da Dio, risplendente della gloria di Dio. Il suo splendore è simile a quello di una gemma preziosissima, come pietra di diaspro cristallino. È cinta da grandi e alte mura con dodici porte: sopra queste porte stanno dodici angeli e nomi scritti, i nomi delle dodici tribù dei figli d'Israele. A oriente tre porte, a settentrione tre porte, a mezzogiorno tre porte e a occidente tre porte. Le mura della città poggiano su dodici basamenti, sopra i quali sono i dodici nomi dei dodici apostoli dell'Agnello.
In essa non vidi alcun tempio:
il Signore Dio, l'Onnipotente, e l'Agnello
sono il suo tempio.
La città non ha bisogno della luce del sole,
né della luce della luna:
la gloria di Dio la illumina
e la sua lampada è l'Agnello.

Lettura del Vangelo

Alleluia, alleluia, alleluia !

Ieri sono stato sepolto con Cristo,
oggi risorgo con te che sei risorto,
con te sono stato crocifisso,
ricordati di me, Signore, nel Tuo Regno.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Dal vangelo di Giovanni 14,23-29

Gli rispose Gesù: "Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.
Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: "Vado e tornerò da voi". Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l'ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate.

 

Alleluia, alleluia, alleluia !

Ieri sono stato sepolto con Cristo,
oggi risorgo con te che sei risorto,
con te sono stato crocifisso,
ricordati di me, Signore, nel Tuo Regno.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Omelia

Mentre ci avviciniamo alla celebrazione della Pentecoste, la liturgia ci riporta all'Ultima Cena e propone un brano tratto dai grandi discorsi fatti da Gesù ai suoi. I versetti 23-29 del capitolo 14 del Vangelo di Giovanni fanno parte del primo colloquio di Gesù, allorché egli conforta la fede e l'amore di quella piccola comunità, con la promessa dello Spirito. Il primo nodo che Gesù affronta è il rapporto d'amore dei discepoli per il Signore. E Gesù chiarisce subito: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui» (v. 23). Gesù pone in stretta relazione l'amore per lui e l'osservanza della sua Parola. Per incontrare Dio non abbiamo bisogno né di miracoli, né di apparizioni e neppure di rivelazioni nuove. Chi ascolta e mette in pratica il Vangelo, costui ama il Signore. Gesù aggiunge: «La parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato» (v. 24). Il Vangelo è la Parola di Dio. E questo ci basta. Qualcuno potrebbe ribattere che sono ormai duemila anni che lo si ascolta e poco o nulla è cambiato. C'è quindi bisogno di parole nuove, di organizzazione adeguata, e così oltre. Padre Mien, parroco russo ortodosso ucciso agli inizi degli anni Novanta a Zagorsk, con saggezza osservava: «Non crediate che il Vangelo abbia ormai detto tutto, perché in realtà noi oggi siamo ancora agli inizi della comprensione di quelle parole!». Siamo appena agli inizi di una comprensione vera del Vangelo; essa richiede un'appassionata adesione, un coinvolgimento totale. Non abbiamo bisogno di altre parole: dobbiamo, e con urgenza, approfondire e amare l'unica Parola che il Signore ci ha donato. Quel che Gesù disse ai discepoli di allora lo ripete anche a noi oggi: «Queste cose vi ho detto quando ero ancora tra voi. Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v'insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto» (vv. 25-26). Gesù aveva capito che i discepoli erano smemorati e inclini all'incomprensione; e noi non siamo diversi. Per questo aggiunse che avrebbe mandato lo Spirito come loro maestro interiore. Compito di questo Maestro interiore è quello di "ricordare" e far "comprendere" le parole dette da Gesù. "Ricordare" il Vangelo con l'aiuto dello Spirito vuol dire amare quelle parole sante come le più care, le più cercate, le più ripetute per metterle in ogni modo in pratica.