Liturgia della domenica

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XXXII del tempo ordinario.
Ricordo di san Leone Magno (+461), vescovo di Roma, che guidò la Chiesa in tempi difficili.


Prima Lettura

Dal secondo libro dei Maccabei 7,1-2.9-14

Ci fu anche il caso di sette fratelli che, presi insieme alla loro madre, furono costretti dal re, a forza di flagelli e nerbate, a cibarsi di carni suine proibite. Uno di loro, facendosi interprete di tutti, disse: "Che cosa cerchi o vuoi sapere da noi? Siamo pronti a morire piuttosto che trasgredire le leggi dei padri". Giunto all'ultimo respiro, disse: "Tu, o scellerato, ci elimini dalla vita presente, ma il re dell'universo, dopo che saremo morti per le sue leggi, ci risusciterà a vita nuova ed eterna".
Dopo costui fu torturato il terzo, che alla loro richiesta mise fuori prontamente la lingua e stese con coraggio le mani, dicendo dignitosamente: "Dal Cielo ho queste membra e per le sue leggi le disprezzo, perché da lui spero di riaverle di nuovo". Lo stesso re e i suoi dignitari rimasero colpiti dalla fierezza di questo giovane, che non teneva in nessun conto le torture.
Fatto morire anche questo, si misero a straziare il quarto con gli stessi tormenti. Ridotto in fin di vita, egli diceva: "È preferibile morire per mano degli uomini, quando da Dio si ha la speranza di essere da lui di nuovo risuscitati; ma per te non ci sarà davvero risurrezione per la vita".

Salmo responsoriale

Salmo 16 (17)

Antifona

Proteggimi, o Dio, all'ombra delle tue ali

Accogli, Signore, la causa del giusto,
sii attento al mio grido.

Porgi l'orecchio alla mia preghiera:
sulle mie labbra non c'è inganno.

Venga da te la mia sentenza,
i tuoi occhi vedano la giustizia.

Saggia il mio cuore, scrutalo di notte,
provami al fuoco, non troverai malizia.

La mia bocca non si è resa colpevole,
secondo l'agire degli uomini;

seguendo la parola delle tue labbra,
ho evitato i sentieri del violento.

Sulle tue vie tieni saldi i miei passi
e i miei piedi non vacilleranno.

Io t'invoco, mio Dio: dammi risposta;
porgi l'orecchio, ascolta la mia voce,

mostrami i prodigi del tuo amore:
tu che salvi dai nemici chi si affida alla tua destra.

Custodiscimi come pupilla degli occhi,
proteggimi all'ombra delle tue ali,

di fronte agli empi che mi opprimono,
ai nemici che mi accerchiano.

Essi hanno chiuso il loro cuore,
le loro bocche parlano con arroganza.

Eccoli, avanzano, mi circondano,
puntano gli occhi per abbattermi;

simili a un leone che brama la preda,
a un leoncello che si apposta in agguato.

Sorgi, Signore, affrontalo, abbattilo;
con la tua spada scampami dagli empi,

con la tua mano, Signore, dal regno dei morti
che non hanno più parte in questa vita.

Sazia pure dei tuoi beni il loro ventre
se ne sazino anche i figli
e ne avanzi per i loro bambini.

Ma io per la giustizia contemplerò il tuo volto,
al risveglio mi sazierò della tua presenza.

Seconda Lettura

Dalla seconda lettera di Paolo ai Tessalonicesi 2,16-3,5

E lo stesso Signore nostro Gesù Cristo e Dio, Padre nostro, che ci ha amati e ci ha dato, per sua grazia, una consolazione eterna e una buona speranza, conforti i vostri cuori e li confermi in ogni opera e parola di bene.


Per il resto, fratelli, pregate per noi, perché la parola del Signore corra e sia glorificata, come lo è anche tra voi, e veniamo liberati dagli uomini corrotti e malvagi. La fede infatti non è di tutti. Ma il Signore è fedele: egli vi confermerà e vi custodirà dal Maligno.
Riguardo a voi, abbiamo questa fiducia nel Signore: che quanto noi vi ordiniamo già lo facciate e continuerete a farlo. Il Signore guidi i vostri cuori all'amore di Dio e alla pazienza di Cristo.

Lettura del Vangelo

Alleluia, alleluia, alleluia !

Ieri sono stato sepolto con Cristo,
oggi risorgo con te che sei risorto,
con te sono stato crocifisso,
ricordati di me, Signore, nel Tuo Regno.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Dal vangelo di Luca 20,27-38

Gli si avvicinarono alcuni sadducei - i quali dicono che non c'è risurrezione - e gli posero questa domanda: "Maestro, Mosè ci ha prescritto: Se muore il fratello di qualcunoche ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. C'erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l'hanno avuta in moglie". Gesù rispose loro: "I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui".

 

Alleluia, alleluia, alleluia !

Ieri sono stato sepolto con Cristo,
oggi risorgo con te che sei risorto,
con te sono stato crocifisso,
ricordati di me, Signore, nel Tuo Regno.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Omelia

Dopo la festa dei santi e il ricordo di tutti coloro che sono morti (si tratta di due aspetti della stessa memoria), la liturgia di questa domenica insiste ancora sul mistero della vita oltre la morte. Non c'è dubbio che la domanda sull'aldilà è una di quelle questioni che traversa nel profondo tutta la vicenda umana. I sadducei, un movimento religioso di intellettuali, avevano risolto il problema negando la realtà della risurrezione dai morti. Del resto, su questo tema, l'Antico Testamento aveva raggiunto solo molto tardi una certezza (apparirà chiara nel libro dei Maccabei, come leggiamo nella prima lettura). L'episodio evangelico (Lc 20,27-38) riferisce la discussione nella quale i sadducei tentano di dimostrare a Gesù che la fede nella risurrezione dei morti, condivisa anche dai farisei, è inaccettabile perché porta a conseguenze ridicole. E riportano l'ipotetico caso di una donna, la quale, in base alla legge del levirato stabilita da Mosè, ha dovuto sposare successivamente sette fratelli, morti l'uno dopo l'altro, senza che nessuno le abbia dato un figlio. Alla fine muore anche la donna. «La donna dunque - chiedono i sadducei a Gesù - alla risurrezione di chi sarà moglie?» (cfr. v. 33). È una domanda che non trova risposta perché non accetta di andare oltre ciò che è la visione materiale della vita. L'apostolo Paolo scrive: «Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia» (1Cor 13,12). Se dovessi trovare un esempio per cercare di esprimere il rapporto tra il nostro mondo e quello eterno, prenderei la vita del bambino dentro il seno della madre e la sua vita quando esce dal seno materno. Cosa può comprendere il bambino, mentre è nel seno materno della vita fuori? Quasi nulla. Analogamente, cosa possiamo dire noi della vita oltre la morte? Nulla, se la Parola di Dio non ci venisse incontro. Ebbene, nella risposta ai sadducei Gesù viene a scostare un poco il velo: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito; infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio» (vv. 34-36).