Preghiera della Santa Croce

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Lettura della Parola di Dio

Alleluia, alleluia, alleluia !

Questo è il Vangelo dei poveri,
la liberazione dei prigionieri,
la vista dei ciechi,
la libertà degli oppressi.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Dal libro dell'Ecclesiaste 3,1-11

Tutto ha il suo momento, e ogni evento ha il suo tempo sotto il cielo.

C'è un tempo per nascere e un tempo per morire,
un tempo per piantare e un tempo per sradicare quel che si è piantato.
Un tempo per uccidere e un tempo per curare,
un tempo per demolire e un tempo per costruire.
Un tempo per piangere e un tempo per ridere,
un tempo per fare lutto e un tempo per danzare.
Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli,
un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.
Un tempo per cercare e un tempo per perdere,
un tempo per conservare e un tempo per buttar via.
Un tempo per strappare e un tempo per cucire,
un tempo per tacere e un tempo per parlare.
Un tempo per amare e un tempo per odiare,
un tempo per la guerra e un tempo per la pace.
Che guadagno ha chi si dà da fare con fatica?

Ho considerato l'occupazione che Dio ha dato agli uomini perché vi si affatichino. Egli ha fatto bella ogni cosa a suo tempo; inoltre ha posto nel loro cuore la durata dei tempi, senza però che gli uomini possano trovare la ragione di ciò che Dio compie dal principio alla fine.

 

Alleluia, alleluia, alleluia !

Il Figlio dell'uomo
è venuto a servire,
chi vuole essere grande
si faccia servo di tutti.

Alleluia, alleluia, alleluia !

La conoscenza del "tempo" è segno di sapienza. Qoèlet, con questa composizione settenaria degli "opposti", vuole abbracciare l'intera vita umana scandendola con le diverse "stagioni" o gli "eventi". Ma non è l'uomo a tessere la sua vita. Non siamo noi a "scegliere" di nascere e di morire, e nemmeno possiamo eliminare i "poli" che scandiscono la nostra vita. In tutto c'è un ordine: "Ogni evento ha il suo tempo sotto il cielo" ci dice Qoèlet. L'elenco proposto vuole allontanare l'idea del disordine della vita umana e della stessa creazione. Ma non è dato all'uomo di conoscerne il senso e ancor meno di poterlo condurre. Un atteggiamento padronale dell'uomo sia sul tempo che sul creato ha prodotto disordine e pericoli nell'esistenza dell'uomo sulla terra. Il testo richiama la miseria della conoscenza umana e la stoltezza nel ridurre l'esistenza a un "fare" molteplice e vario che non solo è privo di senso, ma spesso è anche dannoso. L'uomo si affatica per ottenere risultati, per raggiungere mete, per costruire il "mondo", ma non ne è padrone. E arriva a essere schiavo delle sue stesse distruzioni e deturpazioni. Eppure continuiamo a depredare la creazione. Perché affannarsi? Qoèlet allontana l'idea che Dio abbia sbagliato e ricorda che "ha fatto bella ogni cosa a suo tempo": è quindi "bello" nascere ed è "bello" morire; è "bello" amare e anche odiare, e così oltre. L'intera creazione ha una sua intima armonia che va non solo rispettata ma anche compresa nel suo ordine. Ma Dio ha messo "l'eternità nel loro cuore". È il senso più vero dell'affermazione biblica di essere stati creati a "immagine e somiglianza" di Dio. Avendo appunto l'eternità nel cuore. È vero che l'uomo non riesce a comprendere il senso dei "tempi" che si succedono uno all'altro, ma può cogliere l'eternità, il "tempo" di Dio, se lascia che l'amore fermenti le sue giornate. Siamo tutti mortali, ma non è mortale l'amore che ci avvolge, quello di Dio.