Comunità di Sant'Egidio

La Muhammadiyah

23 Aprile 2012

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Scheda

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La prima organizzazione islamica a vedere la luce, nell’arcipelago ancora occupato dagli olandesi, è la Muhammadiyah. Frutto del ripensamento della classe colta alla vigilia della definizione dell’identità nazionale, si colloca nell’ambito del movimento modernista e conta oggi circa 35 milioni di aderenti. L’attuale presidente è il prof. Din Syamsuddin.

E’ Ahmad Dahlan (1868-1923), un funzionario del sultano di Yogyakarta, formatosi alla Mecca, dove si era avvicinato al pensiero modernista di Muhammad 'Abduh (1) , a dare vita, l’8 novembre del 1912, a un’associazione che si propone di “ripulire l’islam dagli usi e le tradizioni non islamiche” ricentrando i suoi seguaci sul tawhid, la fede nell’unicità di Dio; “riformare la dottrina musulmana secondo una prospettiva e un pensiero moderno; riformulare gli insegnamenti e l’organizzazione educativa islamica; difendere l’islam da influenze a attacchi esterni” (2)  . Questo non avviene a livello teorico o accademico, ma mediante una “filosofia dell’azione”, che la rende un formidabile soggetto di sviluppo sociale: “Chiamiamola pure filosofia sociale, che enfatizza l’atto piuttosto dell’idea. In altre parole, la fede e la filosofia, se non vengono trasformate in azione, sono inutili e prive di senso – così la spiega Syafii Maarif, che ne è stato presidente dal 2001 al 2005 - I padri fondatori di Muhammadiyah erano tutti consapevoli della sfortunata condizione del popolo. Oltre ad essere sotto il dominio coloniale, poveri ed analfabeti, soffrivano anche della mentalità schiavistica che era completamente incompatibile con l’idea di libertà. Muhammadiyah ha diffuso instancabilmente le proprie reti ed attività sociali, educative e umanitarie attraverso le isole. La povertà, l’analfabetismo, la superstizione erano i veri nemici del progresso dell’umanità. In effetti, la rivoluzione è avvenuta. Dapprima a Jakarta, poi, gradualmente, è penetrata nelle altre parti del paese. Scuole, madrase, ospedali, orfanotrofi ed altre forme di assistenza sociale sono sorti ovunque nell’arcipelago. Ci sono anche centinaia di ospedali, cliniche, policlinici, orfanotrofi, unità di pianificazione familiare, centri di assistenza familiare, centri di sviluppo comunitario, etc” (3) .

La Muhammaddiyah dimostra che “sin dall’inizio l’Islam è stato la forza motrice di una riforma sociale per la creazione di una società eticamente equa. La fede, la conoscenza, le buone azioni e la giustizia non possono essere separate” (4) . In pochi anni, l’organizzazione si diffonde soprattutto nei ceti urbanizzati, per lo più colti, e a Sumatra, dove l’islam ha mantenuto forme più integrali. Nonostante sia sostanzialmente espressione di un islam sannita moderato, non mancano contiguità e talvolta collusioni con gruppi islamici più radicali, come è evidente a più riprese nella storia del movimento (5). 


1.  Alfian, Muhammadiyah, the political behavior of a muslim modernist organization under Dutch colonialism, Cadjah Mada University Press, Yogyakarta 1989. La Muhamaddiyah trae ispirazione dal movimento modernista di Jamal Al Din al Afgani e Mohammad Abduh, ma assume una sua particolare fisionomia.
2.  A. Mukti Ali, in Muhammadiyah dan tantangan masa depan : sebuah dialog intelektual, a cura di Sujarwanto & Haedar Nashir, Yogyakarta, 1990, p. 332.
3.  Paper presentato all’Incontro di dialogo tra le Religioni Tra guerra e pace: Religioni e Culture s'incontrano,  Aachen, 8/9/2003, pubblicato in Muslim World after 9/11, a cura di Angel Rabasa, Rand Corporation, Santa Monica, 2004.
4.  Ibidem.
5.  Alfian, Muhammadiyah, cit..