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INCLUSION / EXCLUSION: disabilità - creatività, così ripartono le periferie

7 Giugno 2019 - ROMA, ITALIA

Persone con disabilità

A Tor Bella Monaca la presentazione del catalogo

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È un momento importante per Tor Bella Monaca. La mostra Inclusion / Exclusion dei laboratori d’arte di Sant’Egidio si è tenuta al centro, ma è un processo che nasce nella periferia, dove è tornata”. In questo modo Alessandro Zuccari ha aperto la presentazione del volume della mostra in un gremito Teatro di Tor Bella Monaca.

I laboratori d’arte coinvolgono più di cinquecento persone a Roma e liberano dalla difficoltà di comunicare “quelli che sono ritenuti non abili nello scrivere, nel pensare e soprattutto nel poter diventare creativi”. Avviene anche in un luogo significativo, non lontano dal Teatro, il Museo Laboratorio di Tor Bella Monaca, dove ora è esposta la mostra Inclusion / Exclusion fino al 26 giugno.

A 70 anni dalla Costituzione, 50 anni dalla nascita di Sant’Egidio e 40 anni dalla legge Basaglia, la mostra si è posta la domanda sull’inclusione e l’esclusione in diverse prospettive.
La zona di confine è questa: o siamo inclusivi o siamo esclusivi. È il dilemma della contemporaneità” spiega l’artista César Meneghetti in un videomessaggio dal Brasile.

Le opere esplorano zone di confine dell’inclusione e dell’esclusione, vicine e lontane nel tempo e nello spazio. Uno dei filoni è l’invisibilità di tante persone ai margini nel mondo, dunque la “reclusione” e lo “scarto” “in una logica del dover essere produttivo nella società” ha sottolineato la critica Simonetta Lux.
L’invisibilità è un fatto fondamentale perché tutti coloro che soffrono chiedono solo di essere visti” ha aggiunto il sociologo Giuseppe De Rita, legando lo studio della società al tema della responsabilità individuale.

La giornalista del Tg1 Caterina Doglio ha sottolineato il suo incontro personale con questa esperienza e con la mostra che “è un lavoro serio, che si pone l'obiettivo dell’inclusione dei disabili”.

L'inclusione passa anche attraverso l'arte usata per comprendere ciò che si vede intorno e non ridotta alla sua dimensione ricreativa, come ha spiegato lo psichiatra Peppe Dall’Acqua, allievo di Basaglia. L’arte dei laboratori di Sant’Egidio invece lancia un messaggio chiaro contro ogni forma di reclusione e di invisibilità a cui le persone più fragili sono esposte

Il giornalista Filippo Ceccarelli ha raccontato come i laboratori facciano sentire gli spettatori “inclusi per primi in questa esperienza di umanità” ponendo tutti, anche il sociologo e il giornalista, su un piano di parità.

Non solo la presentazione di un catalogo. “Anche perché che un catalogo sia presentato a fine mostra è cosa del tutto particolare, che solo Gli Amici di Sant’Egidio potevano pensare” ha detto in conclusione Caterina Doglio “quasi per dire che non è finita, ma che da questa mostra, ora ospitata a Tor Bella Monaca, nasceranno nuovi percorsi”.



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