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Liturgia eucaristica della II domenica di Quaresima a Santa Maria in Trastevere. Omelia e video

7 Marzo 2020 - ROMA, ITALIA

Preghiera
OMELIA

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Omelia della II Domenica di Quaresima - don Marco Gnavi
Genesi 12,1-4
Salmo 32
II Timoteo 1,8-10
Matteo 17,1-9

Cari fratelli e care sorelle,

nel cammino della Quaresima irrompe il Vangelo della Trasfigurazione e ci sorprende come Pietro, preoccupati di soffrire. Poco prima di salire al Tabor Pietro  aveva detto a Gesù che gli aveva parlato per la prima volta della sua passione: “Dio non voglia, non ti accadrà mai”. Paura della sofferenza di Gesù, frutto del suo amore per lui, per i discepoli, per l’umanità intera, e paura della propria sofferenza, segnata dal timore per se. La sofferenza e la paura sembrano - e sono - compagne di questi giorni. In queste ore, molti soffrono dolori che non conosciamo, al confine fra Turchia e Grecia, a Idlib, in America Latina e altrove. Molti piccoli vedono ciò che gli occhi di un adulto non potrebbero sopportare. E poi tanti, anche nelle nostre terre, sono impauriti. Penso particolarmente agli anziani che temono il contagio del coronavirus, ai più deboli e ai più isolati, ai poveri che mendicano attenzione, mentre siamo spinti alla concentrazione su noi stessi.

Proprio nell’ora del disorientamento Gesù prese con se’ Pietro, Giacomo e Giovanni, e li portò sul monte, in disparte, in una condizione diversa rispetto alla vita quotidiana, più in alto, dove Gesù era solito pregare. Nella difficoltà, quando è più acuto il bisogno, il Vangelo ci permette di vedere il suo volto come i discepoli non lo avevano mai visto. Brillante come il sole e le sue vesti candide come la luce. La Trasfigurazione è un evento di speranza, un segno che anticipa la Pasqua. Gli occhi del Signore, i suoi lineamenti sono gli stessi, ma sono radiosi. Non siamo forse noi passati tante volte innanzi alla sua icona? Non ci ha fissati con il suo sguardo, da questo altare? Eppure, andando verso la Pasqua, ci illuminano in maniera eccezionale.

E poi, non abbiamo ascoltato tante volte la Parola di Dio offerta dal pulpito o aperta fra le nostre mani? Avvenne che i discepoli videro assieme a Gesù i grandi della Bibbia: Mosè che rappresenta la Legge, e Elia, che rappresenta tutti i profeti. Li ascoltarono mentre conversavano con Lui, e si illuminarono gli occhi del loro cuore e della loro mente nel comprendere in modo nuovo le Scritture. E furono sorpresi da tanta gioia.

La Parola si anima, diviene viva… Chi in Quaresima si lascia portare a questo incontro, forse può esprimersi come Pietro che confessa: “Signore, è bello per noi essere qui, farò tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia”.

E’ avvenuto ad altri? Non ancora a me? E fra noi? E fra quanti ora soffrono? Fra gli incerti? Nella Chiesa e nella comunità, attraverso Pietro, Giacomo, Giovanni, anche noi siamo rincuorati e incoraggiati a riprendere il cammino, dopo aver gustato e creduto alla luce che viene dal Signore Gesù. E se il timore ci dovesse sopraffare, non sentite la voce del Signore? Mentre i tre discepoli erano avvolti dalla nube, segno della presenza di Dio, ed erano nel timore, prostrati a terra, ecco Gesù che gli dice  Alzatevi e non temete”…

Scendendo dal monte, i discepoli stessi, incontrando i malati, parlando al cuore di tutti dovranno ripetere, come Gesù: “alzatevi e non  temete”, perché la fede richiama l’amore e suscita la carità. Così il mondo stesso sarà trasfigurato.

Siamo di fronte a un’emergenza lunga e bisogna chiedersi come incoraggiare e sostenere i più fragili. Se la distanza fisica aumenta, deve accorciarsi quella del cuore. Se c’è chi è più esposto, li, più che altrove, si può e deve offrire il necessario e nutrire la speranza di tutti. Mercoledì ci uniremo alla giornata indetta dalla diocesi di Roma, in una comunione di preghiera per i malati, i più soli, il personale sanitario che con generosità si sta prodigando per il bene di tutti.

Ed è chiaro: nel Vangelo della Trasfigurazione c’è un’altra voce autorevole che ci chiede di obbedire all’amore. E’ quella del Padre che ci indica Gesù: “questi è il Figlio mio, l’amato. In lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo”. Ascoltiamo lui, facciamocene discepoli e non ascoltiamo solo l’istinto e la paura. In questa liturgia si sono dati appuntamento gli Apostoli, la Legge e i profeti, il Signore Gesù e il Padre, che come una cosa sola, uniti nello Spirito, ci dicono “Alzatevi, non temete”, ascoltate e vivrete.  Camminiamo verso la Pasqua, nella prova, e amando gli altri il Signore soccorrerà tutti e ci verrà incontro con la sua luce. Amen