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Sant'Egidio, 49 anni: un appello per una cultura della pace e solidarietà con i poveri #periferiealcentro

8 Febbraio 2017

AidsSant'EgidioPeriferieGuerraPOVERIcorridoi umanitari

Il 9 febbraio alle 18:30, il “popolo” della Comunità a San Giovanni in Laterano. La celebrazione è presieduta dal sostituto della Segreteria di Stato vaticana mons. Becciu.

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Giovedì 9 febbraio, la Comunità di Sant’Egidio festeggia 49 anni di vita con il suo “popolo”: gente di ogni età, proveniente da tutti i quartieri della Capitale, insieme ai poveri che ne fanno parte e a tanti amici che ne accompagnano il cammino, si è data appuntamento alle 18:30 nella basilica di San Giovanni in Laterano, per una celebrazione presieduta da monsignor Giovanni Angelo Becciu, Sostituto della Segreteria di Stato per gli Affari Generali.
Alla fine della liturgia si farà festa con al centro quelle periferie umane ed esistenziali che sin dall’inizio fanno parte integrante della Comunità: presenti tanti anziani in difficoltà, a cui Sant’Egidio è particolarmente vicino, i senza dimora che nei giorni scorsi hanno sofferto per l’emergenza freddo, i disabili, alcuni dei quali inseriti in percorsi artistici e lavorativi, gli immigrati che da anni stanno vivendo l’esperienza dell’integrazione nel tessuto sociale e civile italiano, tanto da potersi chiamare a pieno titolo “nuovi europei”. Ci sono anche i profughi siriani arrivati dal Libano con i corridoi umanitari realizzati insieme alle Chiese protestanti italiane, una parte dei quali ha ormai ottenuto lo status di rifugiato e comincia a inserirsi nel mondo del lavoro.
E' la festa anche di chi lavora nel programma Dream per la cura dell’Aids in dieci Paesi africani con oltre 300 mila persone seguite e più di 63 mila bambini nati sani da madri sieropositive. E di chi è impegnato, sempre in Africa, nel programma Bravo! per la registrazione anagrafica, che ha fatto emergere, solo in Burkina Faso, oltre 3 milioni e mezzo di “invisibili”, in gran parte minori.
Un popolo in cui si confonde chi aiuta e chi è aiutato, perché tutti possono fare gratuitamente qualcosa per gli altri, e che vive oggi, ancora di più, la grande sfida del lavoro per la pace, minacciata in troppe parti del mondo.
Quella di Roma - una festa aperta a tutti gli amici della Comunità e ai rappresentanti delle istituzioni - è solo la prima di tante altre che vivremo negli oltre 70 Paesi in cui è presente Sant’Egidio, con oltre 60 mila persone, dall’Europa all’Africa, dall’Asia all’America Latina.
In un mondo che sta diventando più duro per le guerre in corso e più pesante per chi vive difficoltà economiche e sociali, lanciamo in questo anniversario un forte appello, rivolto a tutti, per costruire ovunque una cultura della pace e della non violenza e favorire solidarietà e rispetto nei confronti dei poveri.