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Il ricordo del Porrajimos e dello sterminio dei Rom a Budapest

8 Agosto 2017 - BUDAPEST, UNGHERIA

UngheriaRom e Sinti

In Ungheria, il ricordo dello stermino dei Rom e quello degli assassini a sfondo razziale del 2009 ha unito responsabili di diverse denominazioni cristiane e un rabbino in una preghiera ecumenica e interreligiosa

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Il 3 agosto, un giorno dopo nella Giornata della Memoria del Porrajimos (lo sterminio dei rom durante la Seconda Guerra mondiale), la Comunità di Sant'Egidio ha tenuto una veglia di preghiera ecumenica nella Chiesa dei gesuita al centro di Budapest.
La preghiera è stata presieduta dal vescovo greco-cattolico di Miskolc, Atanáz Orosz. Erano presenti altri preti cattolici, Tamás Fabiny, vescovo lutherano, Zoltán Radnóti, rabbino della sinagoga di Bét Salom di Budapest.

Alla memoria delle vittime dell'Olocausto Rom si è aggiunta quella delle vittime della serie di attentati in Ungheria che tra il 2008 e il 2009 hanno portato alla morte 6 persone, e altri feriti, tutti di etnia Rom. A Kisléta la notte dello stesso giorno del porrajimos, tra il 2 e il 3 agosto nel 2009, veniva uccisa Mária Balogh e ferita sua figlia allora tredicenne. Alla preghiera erano presenti i familiari delle vittime, Tatárszentgyörgy e Kisléta.

Era presente Éva Fahidi, testimone oculare della strage dei Eom avvenuta ad Auschwitz-Birkenau tra il 2 e 3 agosto 1944, la quale racconta di come sentì le urla, il chiasso di tutti quei Rom consapevoli di morire. Eva è una donna ebrea che ha scritto un libro sulla sua famiglia, sulla sua sofferenza e parla volentieri ai giovani. Ha detto ai ragazzi rom: "I vostri e i miei antenati sono stati bruciati nello stesso forno. Questo fatto mi lega a voi per tutta la vita.” Ha chiesto ai giovani di studiare per non cadere nella trappola di false ideologie disumane, ma imparino ad amare.

Péter Szőke, responsabile della Comunità di Budapest ha sottolineato che nonostante le morti siano avvenute in un periodo di pace, il virus del razzismo è ancora vivo nella nostra società. Ed è capace di diffondersi e uccidere solo se il sistema immunitario della nostra cultura viene indebolito da un altro virus, quello dell'indifferenza; se diventiamo immuni alla sofferenza di altri popoli, non ci scandalizziamo per l’ingiustizia verso i poveri. Crediamo di poter contagiare la nostra generazione con il bene – ha aggiunto.

Il vescovo Atanáz Orosz ha parlato del progetto diabolico che vuole sterminare interi popoli, come avvenne per i Rom durante la guerra. Anche se non siamo in guerra, l’odio e la discrimiazione purtroppo continuano, come dimostrano gli assassini avvenuti poco tempo fa. Inoltre ha incoraggiato tutti i fedeli ad alzare la voce per difendere chi è discriminato dalla società, perché tutti possano vivere come fratelli, possano studiare e lavorare.