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#stradedipace: le religioni mondiali lanciano un movimento per prevenire i conflitti. Il prossimo anno appuntamento a Bologna

12 Settembre 2017 - MÜNSTER, GERMANIA

Preghiera per la paceMünster 2017#pathsofpeaceStrade di Pace

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Fermare i conflitti in corso, il terrorismo che uccide gli innocenti e ogni forma di violenza. Perché a soffrirne sono tutti, ma in modo particolare i poveri e i più deboli della terra. Da Osnabrück, nel cuore di una Germania che seppe riconciliare, 400 anni fa, cattolici e protestanti in guerra, è salito questa sera un forte appello di pace. A presentarlo al mondo, davanti ad un popolo proveniente da tutta Europa, sono stati i leader delle religioni mondiali. Hanno sottoscritto frasi importanti, che dissociano dalla violenza in nome di Dio cristiani, musulmani ed ebrei oltre alle diverse fedi orientali presenti all’incontro internazionale “Strade di Pace”.

Ci sono cattolici insieme a protestanti, imam e rabbini, rappresentanti dell’induismo e del buddismo. Per tre giorni, nella vicina Münster, hanno parlato di come le religioni, strumentalizzate, possono infiammare il mondo. E come, al contrario, possono salvarlo restituendo quell’anima che rischia di perdersi per una globalizzazione “che ha puntato troppo sull’economia e sul mercato” e non sull’uomo.

Sono venuti in tanti qui in Germania da tutta Europa per seguire l’incontro che ogni anno la Comunità di Sant’Egidio promuove nello “spirito di Assisi”, un movimento di dialogo che è nato dopo la grande Giornata mondiale per la Pace voluta da Giovanni Paolo II nel 1986 ed ora cresciuto con la partecipazione di tanti leader religiosi e gente comune in diverse parti del mondo: una rete di credenti in dialogo che ha già dato frutti di pace. Come, 25 anni fa, l’accordo che portò alla fine di un conflitto che aveva fatto un milione di morti, quello in Mozambico. E come è successo, da allora in poi, in altre parti del mondo.

Il giorno dell’inaugurazione la Cancelliera Merkel ha parlato di come l’Europa sia una risorsa per la pace, il grande Imam di Al-Azhar, Al-Tayyeb, ha definito il terrorismo “un trovatello di cui non si conoscono i genitori”. Insieme al presidente del Niger, Mahamadou Issoufou e al presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani hanno aperto un convegno che ha visto anche la partecipazione di ambientalisti come Jeffrey Sachs, il cardinale Philippe Ouedraogo, arcivescovo di Ouagadougou, la città africana vittima un mese fa di un secondo grave attentato terroristico, e di tanti altri testimoni di terre che soffrono, come padre Solalinde, che ha parlato del Messico stretto fra il narcotraffico e il dramma dei migranti respinti. C’era anche il cardinale di Bangui, Dieudonné Nzaplainga, attore di pace nella martoriata Repubblica Centrafrica.

Nella cerimonia finale il fondatore di Sant’Egidio Andrea Riccardi ha invitato tutti a “non rassegnarsi” di fronte alla violenza e a “non accettare l’indifferenza” nei confronti del “dolore degli altri”. Occorre essere “artigiani di pace”. L’arcivescovo armeno cattolico di Aleppo, Boutros Marayati, ha portato nella piazza di Osnabruck piena di folla “il grido di donne, uomini e bambini” della sua città che attendono di ricominciare finalmente “una nuova vita nel perdono e della riconciliazione”. Hanno tutti sottoscritto un forte appello per aprire con urgenza nuove “strade di pace” e lo hanno consegnato ad un gruppo di bambini originari dei diversi continenti che, in una commovente processione, li hanno a loro volta affidati ai rappresentanti della politica e delle istituzioni presenti: “Il mondo ha bisogno di pace come del pane”, si legge nell’appello, “la globalizzazione è riuscita a riunire l’economia ma non i cuori”, per le religioni è venuto il momento di essere “più audaci”, di guardare al di là dei propri orizzonti e di invitare chi fa la guerra a fermarsi, di avere pietà di chi soffre.

I “pellegrini di pace” delle diverse religioni hanno promesso di allargare la loro rete per prevenire i conflitti e coinvolgere tanti in questo impegno di dialogo e di incontro. Ed già in calendario il nuovo appuntamento: a Bologna, il prossimo anno, invitati dall’arcivescovo Matteo Zuppi, per la prossima edizione della Preghiera per la Pace secondo lo “spirito di Assisi”.