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Sant'Egidio: Trovare vie legali per i migranti, ma anche dare speranza ai giovani in Africa

15 Ottobre 2018 - BOLOGNA, ITALIA

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A “Ponti di Pace” il prefetto Morcone e le voci di chi ha scelto di non emigrare ma di impegnarsi

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“I canali regolari di ingresso verso l’Europa, a parte i ricongiungimenti familiari, sono sostanzialmente chiusi: bisogna pensare a strumenti politici e legislativi che facilitino i movimenti da e per l’Europa”. Il direttore del Consiglio Italiano per i Rifugiati, il prefetto Mario Morcone, ha lanciato un appello al realismo nel corso della tavola rotonda dedicata ai “Giovani africani: perché emigrare, perché restare” nel corso del  meeting interreligioso “Ponti di Pace” organizzata dalla Comunità di Sant’Egidio e dalla diocesi di Bologna. “Per molti giovani africani – ha spiegato Alphonse Krecoum, responsabile di Sant'Egidio in Costa D'Avorio e voce di quei giovani che hanno scelto di non emigrare – partire è una sorta di investimento, un modo per fuggire dall’attesa infinita del successo personale. In Africa c’è il mito che l’Europa sia la terra delle opportunità e delle occasioni di successo: è un mito che persiste perché le nostre autorità non hanno un progetto da proporre ai giovani e perché i frutti dello sviluppo restano intrappolati nella corruzione. Io ho scelto di non partire quando ho compreso che il successo collettivo è più importante di quello individuale”.

Il problema delle migrazioni, non è innanzitutto un problema europeo: “Piuttosto – ha spiegato Jean Paul Messina, Professore all’Università Cattolica dell‘Africa Centrale – è un problema africano perché chi parte non torna: si tratta di un’emorragia quotidiana di forza lavoro. Per questo la soluzione al problema delle emigrazioni deve essere africana”. La visione eurocentrica di questo tema, non è solo sbagliata – è la visione emersa dal panel – ma proprio non riesce ad affrontare il problema. Lo ha detto Slaheddine Jourchi, giornalista e attivista per i diritti umani tunisino: “Ci sono ministri europei che pensano di risolvere la questione delle migrazioni grazie e a misure securitarie, ma come possono dei provvedimenti di sicurezza risolvere problemi come quello della disoccupazione? Nessuno può convincere questi giovani a rinunciare alle loro speranze”.