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Storie dell'Italia che accoglie: il futuro di una giovane coppia siriana ricomincia a Fiumicino

2 Novembre 2018 - ROMA, ITALIA

corridoi umanitari

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Il sorriso di chi accoglie è sul volto di persone come Maria, Giampaolo e Fabio, giunti da Pavia per dare il benvenuto a una giovane coppia, Elias, Diana e il piccolo Admon che, nel pomeriggio, improvvisa un balletto a favor di telecamere. All’aeroporto di Fiumicino l'emozione cresce. Durante la conferenza stampa di benvenuto siedono vicini. Sanno già che nei prossimi giorni li attendono dei giri per iniziare una nuova vita in Italia: innanzitutto, l’iscrizione del bambino all’asilo. Non parlano italiano e Maria non parla arabo, ma bastano poche parole in francese per comunicare. Si scopre così che Diana faceva la maestra, mentre il marito lavorava come ingegnere ad Aleppo, città della Siria, simbolo di convivenza, ma non risparmiata dai bombardamenti.
Non sappiamo cosa abbiano visto i loro occhi, quegli stessi occhi che adesso si scrutano attorno felici “Il piccolo è ancora un po’ ansioso e in genere i bambini della sua età ci mettono un anno per ambientarsi” rassicurano i volontari di Sant’Egidio che coordinano le accoglienze in tutta Italia.
“Hanno ringraziato tantissime volte, sono contenti ma anche un po’ stanchi” - dice Maria. Come biasimarli, del resto. Hanno lasciato il Libano alle prime luci dell’alba, ma questa è una di quelle giornate che cambiano la vita: adesso hanno di nuovo la possibilità di prendere la loro vita in mano. Arrivano a Trastevere, alla mensa di via Dandolo, dove Genti di pace li accoglie con canti e suoni di tamburo: altri 80 siriani sono arrivati con loro. Diana incontra di nuovo una sua amica, arrivata a Roma con un precedente corridoio umanitario. Di arrivo in arrivo si ricompongono famiglie e amicizie, separate dalla lunga guerra in Siria. La generosità di molti rende tutto questo possibile. È un giorno di festa, preparata anche da tanti giovani siriani e a tavola si trovano lasagne e kebab, parmigiana e dolcetti siriani. “I primi passi dell’ospite non sono facili – ha detto Andrea Riccardi – Bisogna imparare le abitudini del padrone di casa; ma qui tutti vi vogliono bene”. Con la speranza quindi di essere un modello di integrazione per tutta Europa. Ma anche con l’auspicio che, un giorno, possano rivedere la loro Siria pacificata.

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