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La cerimonia di consegna del premio Moshe Rosen ad Andrea Riccardi: parole e immagini

24 Ottobre 2019 - ROMA, ITALIA

Andrea RiccardiEbraismo

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Nella grande sala Benedetto XIII, nell’ex ospedale San Gallicano a Trastevere, non lontano dalla sinagoga e dai luoghi della presenza millenaria degli ebrei a Roma, Andrea Riccardi ha ricevuto il premio “Rabbi Moshe Rosen” dalla Conferenza dei Rabbini d’Europa (CER).

“Un premio che attraverso la mia persona, onora l’impegno di tanti anni della Comunità di Sant’Egidio contro l’antisemitismo, l’odio e l’intolleranza così come per la libertà religiosa e il dialogo tra le religioni” ha commentato Andrea Riccardi. È una fraternità “carnale e spirituale” quella con la Comunità ebraica, che nasce dalle Sacre Scritture e che ha un segno evidente nella marcia della memoria delle deportazione degli ebrei romani del 16 ottobre 1943. Il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni, dopo aver espresso parole di ringraziamento per la Comunità per la comprensione dei problemi della minoranza ebraica, ha ricordato che la qualità di una società si vede dal trattamento delle minoranze.
"Le Scritture iniziano con figure umane che non riconoscono la propria responsabilità e che cadono di fronte alla domanda “Dov’è tuo fratello?” ha esordito il rabbino capo Pinchas Goldschmidt, presidente della CER. "La Comunità ha fatto propria questa domanda per rispondere ai conflitti e alle persone nel bisogno, senza distinzione di appartenenza". Ha ricordato tutta la famiglia di Sant’Egidio il rabbino capo David Rosen nella laudatio di conferimento del premio: sono bambini, anziani, senza dimora, malati di HIV, persone con disabilità e tanti altri. Tenuti insieme dalla forza debole della preghiera, è un popolo che porta avanti lo Spirito di Assisi, il dialogo tra le religioni, “come un fiume di unità nelle diversità, in diverse parti del mondo”. L’eredità dell’incontro del 1986 con cui papa Giovanni Paolo II ha riunito le religioni per pregare le une accanto alle altre è stata occasione di amicizia tra ebrei e cristiani. “Ed è continuazione dello Spirito del Concilio Vaticano II, della Nostra Aetate” è detto nella Laudatio.
Il premio è in memoria di Moshe Rosen, rabbino capo di Romania dal 1948 al 1994, che ha vissuto gli anni duri dell’antisemitismo della guardia di ferro, poi del comunismo romeno e della dittatura di Ceaușescu.

“Rosen ha praticato l’arte del possibile” in tempi molto difficili - ha spiegato Andrea Riccardi e ha continuato dicendo “tempi che non diventeranno più difficili, se saremo vigilanti, ma soprattutto se uniti e alleati” per arginare l’antisemitismo ed essere insieme, ebrei e cristiani, una benedizione per l’umanità". Infine, citando il libro di Ruth, Riccardi ha concluso: "A questo ci portano la storia e lo spirito. Ripeto le parole di Ruth all’anziana Noemi: Non insistere con me che ti abbandoni e torni indietro senza di te, perché dove andrai tu andrò anch’io e dove ti fermerai mi fermerò; il tuo popolo sarà il mio popolo e il tuo Dio sarà il mio Dio” (1,16). Dove andrai, sarò con te!"

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La cerimonia di consegna del premio Moshe Rosen ad Andrea Riccardi: parole e immagini
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