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Il ricordo di Modesta Valenti alla Stazione Termini: non dimenticare perché la città sia più umana - VIDEO

30 Gennaio 2021

Senza fissa dimoraModesta Valenti

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Domenica 31 gennaio, nell'anniversario della tragica morte di Modesta Valenti, la donna senza dimora che morì alla Stazione Termini perché non fu soccorsa, una delegazione di Sant'Egidio, di diverse associazioni impegnate con i senzatetto e delle stesse persone senza dimora, si è recata nel luogo dove Modesta è morta, per una commemorazione che vuole essere, ogni anno, segno di speranza in una città più umana.

Alla commemorazione hanno partecipato: Mons. Giampiero Palmieri, vicegerente della Diocesi di Roma, don Ben Ambarus, direttore della Caritas diocesana, Marco Mancini, portavoce delle Ferrovie dello Stato e Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant'Egidio.

Davanti alla targa che ricorda Modesta, dopo i saluti delle Ferrovie dello Stato, portati dal responsabile della comunicazione Marco Mancini, che ha parlato di “attenzione dell’azienda alle problematiche della marginalità e di chi vive in strada”, è intervenuto mons. Gianpiero Palmieri, vicegerente della diocesi di Roma: “Modesta è diventata un simbolo per la città di Roma e un monito per la sua comunità cristiana e civile perché nessuno muoia più di solitudine. Per fortuna accanto alla città degli invisibili esiste anche la città della solidarietà sempre più impegnata accanto a loro”. Presente anche il direttore della Caritas diocesana, don Ben Amabarus.

Il presidente della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo, ha sottolineato quanto Modesta “abbia aiutato tutti ad essere più amici delle persone che vivono in strada e a costruire una rete di protezione attorno a loro”. Ma ha anche ricordato quanto sia inaccettabile che in questo inverno siano già morte a Roma 12 senza fissa dimora, undici dei quali sotto ai 50 anni: “Le loro morti non possono essere considerate inevitabili o ‘effetti collaterali’ del fenomeno. Ogni morte deve essere uno scandalo per la città e chiamare alla responsabilità di tutti. Non siamo contenti di come le istituzioni hanno risposto a questa emergenza: i piani freddo devono essere fatti a settembre e non all’inizio dell’inverno”.