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Omelia del padre Arturo Sosa sj, preposito generale della Compagnia di Gesù, nella Domenica della Divina Misericordia

11 Aprile 2021

OMELIA

"Beati quelli che pur non avendo visto, hanno creduto"

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II Domenica del tempo di Pasqua - Domenica della Divina Misericordia

Omelia del padre Arturo Sosa sj, preposito generale della Compagnia di Gesù a Santa Maria in Trastevere (guarda il video)

La risurrezione di Gesù è un fatto storico che si verifica attraverso l'esperienza vitale di coloro che accolgono i suoi segni e, generati di nuovo, si convertono in suoi testimoni. È il passaggio dalla morte alla vita, la pasqua dalla schiavitù alla libertà per opera dell'amore misericordioso di Dio Padre. Una meraviglia ai nostri occhi, realizzata gratuitamente da Dio.

Gesù è la "pietra scartata dai costruttori" che si converte, per la misericordia amorosa del Padre, nella "pietra d'angolo". L'esperienza di incontro con il Crocifisso-Risuscitato provoca una trasformazione radicale della vita. È un'esperienza pasquale, di passaggio da una situazione ad un'altra, senza voltarsi indietro.

Il quarto Vangelo termina ricordando la grande quantità di segni realizzati dal Crocifisso-Risuscitato per dare testimonianza del suo passaggio alla vita definitiva, la vita di Dio, alla quale possiamo accedere noi, esseri umani, se costruiamo la nostra vita personale e sociale ponendo Gesù come pietra angolare.

I segni della Pasqua di Gesù non terminano con la sua ascesa al Padre. Realizzando la sua promessa di rimanere con i suoi discepoli tutti i giorni fino alla fine della storia, egli offre, generosamente, i doni dello Spirito Santo che, nella storia umana, guida il discernimento dei testimoni della vita, passione, morte e risurrezione di Gesù di Nazaret.

Tre sono i segni fondamentali del passaggio dalla morte alla vita:

✓ la gioia profonda sperimentata da ciascuno dei discepoli di Gesù;

✓ il pane condiviso che nutre la comunità fraterna;

✓ il perdono, frutto della misericordia di Dio che si converte in missione di riconciliazione.

Gesù opera dei segni per provocare la fiducia nell'amore misericordioso di Dio che consegnò a Gesù perché scommette sulla vita di tutti e ciascuno degli esseri umani. Segni che portano alla fede, a fare esperienza della possibilità di una trasformazione radicale della vita umana. La vita di ogni persona e le relazioni che costituiscono la società della quale necessariamente facciamo parte. L'esperienza pasquale è simultaneamente un'esperienza di popolo e un'esperienza personale. La memoria del popolo che attraversa a piedi il Mar Rosso aperto da Dio per iniziare il cammino verso la libertà, prepara la partecipazione alla Pasqua di Gesù da cui nasce la comunità dei testimoni della Buona Notizia della possibilità e della vicinanza del regno della giustizia, della pace e dell'amore.

Nell'apostolo Tommaso riconosciamo le resistenze ad aprirci all'esperienza pasquale. Conosceva da vicino Gesù e condivideva il suo messaggio. Era stato scelto e aveva accettato di essere suo discepolo. Aver conosciuto di persona il tradimento dell'amico, la tortura e la morte del Maestro, aveva posto in dubbio l'opzione fondamentale della sua vita. Cercava conferme in fatti tangibili. Non bastava la testimonianza delle donne o dei suoi compagni che pure davano testimonianza del Risorto: se non vedo con i miei occhi ... , se non tocco con le mie mani ... Non cerca la fede, ma la conferma attraverso i suoi sensi, la sua maniera di pensare, la sua cultura.

Italia, Europa ... il mondo intero si trova davanti alla possibilità reale di un passaggio storico, di una trasformazione radicale del modo di concepire le relazioni tra i popoli, con l'ambiente e nella vita delle persone. Una pandemia, per la prima volta veramente 'universale', ha messo in evidenza tanto la fragilità delle strutture globali insieme ai modelli di vita prevalenti, come la possibilità di passare a relazioni sociali e stili di vita più degni per tutti, in equilibrio con la natura.

La fede è l'attitudine che permette di approfittare della opportunità per accelerare la trasformazione radicale delle strutture sociali e dei modelli di vita umana in cui sono nate e cresciute l'ingiustizia, la violenza, la diseguaglianza, l'assenza delle condizioni basilari di vita per la maggior parte degli esseri umani. La sfiducia nella possibilità di un mondo diverso porta o proporsi di ritornare alla vita precedente, quella che percepiamo come "normalità" immutabile.

L'apostolo Tommaso voleva vedere il medesimo Gesù che aveva conosciuto durante la vita precedente, la normalità condivisa. Una vita nuova, la vita risuscitata, stava fuori dal suo orizzonte vitale. Tommaso continuava a cercare Gesù tra i morti ... Dove non c'è più. La morte non ha alcun potere su di Lui. Il sepolcro è vuoto!

Anche gli israeliti quando si resero conto che arrivare alla Terra Promessa esigeva un duro cammino, pieno di pericoli e molti anni per percorrerlo, rimpiansero la 'normalità' vissuta in Egitto. Dimenticarono le durezze della schiavitù come caratteristica principale di questa 'normalità' e si fissarono solo sulle "carni e verdure" di cui si nutrivano.

Da qui l'importanza dell'affermazione di Gesù: "Perché mi hai veduto, Tommaso, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto! (Gv 20, 29)".

Abbiamo davanti a noi l'opportunità di credere senza aver visto, cioè di percepire i molti segni presenti nella nostra storia attuati da parte dello Spirito Santo, che confermano la Pasqua di Gesù per la misericordia amorosa di Dio Padre. Celebrare la Pasqua in questo anno 2021 ci apre la possibilità di rinnovare la nostra totale fiducia in Dio. Solo in Lui abbiamo posto la nostra Speranza, quella che abbiamo ricevuto come suo dono.

Al rinnovare la nostra fede che spera in Dio-Amore, riceviamo il regalo della gioia profonda, frutto dell'incontro pasquale con il Crocifisso-Risuscitato. Saremo "beati", posti nel cammino di una vita rigenerata e inviati in missione. Sperimentiamo la Pasqua del Signore perché accettiamo la chiamata a partecipare alla trasformazione radicale necessaria per umanizzare la storia facendoci fratelli e sorelle senza differenze di condizione sociale o di cultura e ristabiliamo una relazione giusta con il pianeta che ci ospita.

La celebrazione di questa eucaristia è un atto di fede che porta a sperimentare la gioia pasquale, condividere il pane e il vino che nutrono e a confermare l'invio in una missione di giustizia e riconciliazione con Dio perché ci riconciliamo come fratelli e sorelle tra noi, gli esseri umani, e con la natura, convertita in Casa Comune.

Ascoltiamo con gratitudine le parole di Gesù: beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!