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Dati e proposte per mettere fine alla "eterna zona rossa" per gli anziani ricoverati in strutture assistenziali

28 Aprile 2021 - ROMA, ITALIA

Anziani

una sintesi dell'inchiesta condotta dalla Comunità di Sant'Egidio

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L’indagine sulla condizione degli anziani istituzionalizzati al tempo de Covid ha riguardato 240 strutture tra RSA e case di riposo, in 11 città e 10 regioni italiane. E’ nata come un’inchiesta “dal basso”, ovvero dall’esperienza diretta dei volontari della Comunità di Sant'Egidio con gli anziani nell’ultimo anno.

La pandemia, come è noto, ha colpito soprattutto gli anziani ricoverati nelle strutture socioassistenziali, in molte delle quali si è verificato un numero altissimo di contagi e, spesso, di decessi.

Ma anche per coloro che sono scampati al contagio, la vita in RSA o in Casa di Riposo si è fatta durissima, insostenibile.

Malgrado appelli, evidenze scientifiche e le raccomandazioni delle istituzioni sugli effetti nefasti della solitudine e dell’isolamento, e anche dopo la somministrazione dei vaccini, in molte strutture per anziani - e altrettanto si può dire per le strutture per i disabili, in alcune delle quali la situazione è perfino più grave - dobbiamo constatare che nulla è cambiato. Siamo ancora in presenza di un’eterna “zona rossa”, confermata dai dati raccolti in questa indagine:

-    il 64% delle strutture esaminate non consente alcun tipo di visita ai propri ospiti, addirittura solo il 15% ammette amici e volontari;
-    la cosiddetta stanza degli abbracci di cui si è a lungo parlato, dopo un anno è presente in meno del 20% delle strutture esaminate;
-    il servizio delle video-chiamate, semplice da realizzare, è presente in meno della metà delle strutture;
-    nel 61,18% delle strutture analizzate è proibita ogni tipo di uscita, comprese quelle per effettuare esami medici specialistici
-    l’assistenza religiosa, diritto fondamentale, è stata trascurata e risulta assente nel 65% delle strutture.


Non sono numeri: sono nomi, volti, storie di migliaia gli anziani, che non vedono un volto familiare, amico, da oltre un anno.
La situazione fotografata dall’indagine è l'esperienza che stanno facendo tanti familiari, che non possono non solo abbracciare ma neanche vedere i propri cari.
La richiesta che emerge da questi dati è che i diritti negati vengano immediatamente ripristinati e che si proceda ad un ripensamento profondo, come è scritto nel piano nazionale di ripresa e resilienza, ad una “riconversione” delle attuali strutture verso un modello di assistenza che consenta realmente agli i anziani di essere curati e sostenuti sul territorio,a casa propria.

In attesa che vengano elaborate proposte concrete per il superamento della modalità “residenziale” quale unica forma di assistenza fornita alle persone anziane più fragili della nostra società, appare opportuno formulare alcune proposte necessarie affinché venga da subito superata l’attuale condizione di chiusura totale delle strutture:

1)    Che vengano consentite le visite “in sicurezza” a parenti e volontari, attraverso la fornitura di dispositivi DPI all’ingresso e mediante l’effettuazione di tamponi

2)    Che vengano considerate le maggiori fragilità degli ospiti che non hanno alcun legame familiare effettivo

3)    Che vengano predisposti spazi adeguati, interni ed esterni alle strutture, per consentire le visite con dignità ed in sicurezza

4)    Che le modalità di predisposizione delle visite siano “adeguate” nella loro durata temporale (almeno 30 minuti) e negli orari stabiliti (mattina e pomeriggio)

5)    Che venga consentito agli ospiti vaccinati l’uscita dalle strutture per effettuare visite mediche e, nel caso di ospiti autosufficienti, anche l’espletamento di necessità legate alle loro attività quotidiane interrotte da un anno

6)    Che vengano ripristinate le attività di riabilitazione e socializzazione

7)    Che venga effettivamente implementato un servizio di video-chiamate concretamente utilizzabile da tutti gli ospiti, anche da quelli parzialmente o non autosufficienti

8)    Che venga garantita la fruizione da parte di tutti gli ospiti dell’assistenza religiosa ove richiesta

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