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Porre gli anziani nel cuore della famiglia, della comunità o della società, è l'inizio di un cambiamento umano radicale. Per la festa dei nonni, un estratto dalla prefazione di Andrea Riccardi al libro "Gli anziani e la Bibbia"

1 Ottobre 2021

Anziani
Libri

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Prefazione di Andrea Riccardi al libro "Gli anziani e la Bibbia" (Editrice Morcelliana, 2020).

Il numero degli anziani è cresciuto. La loro età media si è innalzata. È la realizzazione di un sogno antico dell'umanità: vivere a lungo, allontanare le frontiere della morte il più in avanti possibile. Insomma si tratta di una vera "benedizione" per i nostri giorni e per una schiera di donne e uomini che avanzano negli anni e non muoiono presto, come le generazioni precedenti. Ma non possiamo nasconderci un paradosso: tale benedizione è divenuta una "maledizione" in parecchi casi. Gli anziani non hanno trovato posto nella nostra società, strutturalmente poco "amica" dei vecchi. È un grave problema per le persone anziane, anzi talvolta un dramma per tanti di loro, proprio nell'età della debolezza. È una questione difficile per molte famiglie. È un problema sociale complessivo. Spesso gli anni della vecchiaia sono un tempo di sofferenza e di marginalità: purtroppo tempo "sprecato", dunque, non una benedizione. Va soprattutto constatato che c'è stata una mancanza di pensiero di fronte alla vera rivoluzione avvenuta nelle nostre società negli ultimi decenni: la presenza massiccia degli anziani, tanti come mai nella storia dell'umanità. Non se ne parla molto o se ne discute. Eppure è uno dei più evidenti "segni dei tempi", di fronte a cui ci si è poco interrogati. Si risponde praticamente, caso per caso, a questa presenza sempre più massiccia: si ricorre a soluzioni congiunturali o emergenziali. Ma ci si è allontanati dalla vera domanda: cosa vuol dire una società per tutti, in cui gli anziani abbiano il loro posto? Che caratteristiche deve avere una società in cui gli anziani sono tanti?
È avvenuto anche nella Chiesa, nonostante il popolo anziano rappresenti una parte cospicua dei fedeli. Si è poco pensato ai vecchi. La pastorale ha guardato ai giovani, vedendo in loro il futuro. Gli anziani sono stati spesso gli "utenti" sicuri, sui quali non era necessario interrogarsi e forse che non andavano nemmeno ascoltati a fondo. Riempivano buona parte delle chiese. Anche nella vita ecclesiale, gli anziani hanno rappresentato una parte statica dei fedeli, quelli che assicuravano frequenza stabile, ma in fondo poco da coltivare, non al centro della cura pastorale. Non erano un segno per la comunità ecclesiale. Peccato! Perché questa esistenza prolungata rappresenta veramente un segno per la Chiesa e la società di oggi.
In realtà, proprio gli anziani, con la loro lunga vita, hanno incarnato per anni il futuro della Chiesa. Hanno contribuito in modo determinante al volontariato o ai servizi, nella vita ecclesiale. Il popolo cristiano è anche, in buona parte, un popolo dì vecchi. Non è triste affermarlo, ma è un fatto reale con cui misurarsi: il dono di una lunga vita e una partecipazione costante alla comunità ecclesiale sono qualcosa di significativo. Gli anziani possono comunicare la fede alle generazioni più giovani, purché inseriti, però, in una dinamica di speranza e messi al centro della vita ecclesiale.
La Chiesa spesso si è "ammalata" della stessa mentalità della società: gli anziani, anche se numerosi, sono stati considerati un resto marginale, un problema da gestire, un residuo del passato o tutt'al più un fatto privato e non un segno. In realtà, la grave pandemia del Covid 19, con la morte di tanti anziani, ha posto brutalmente il problema dei vecchi e la grave questione della loro istituzionalizzazione: la metà delle morti per coronavirus è avvenuta negli istituti e si trattava in gran parte dì anziani. Non è una domanda sullo spazio degli anziani nella città degli uomini e delle donne?
Non si può essere distratti di fronte a un "popolo" di vecchi spesso sofferenti. Va riconosciuta la benedizione di una lunga vita, non riservata più solo a qualche personaggio eccezionale, ma diffusa tra tanti. Scriveva Giorgio La Pira: «Due sono i libri sacri da leggere: il tempo presente, con i suoi movimenti, le sue anse - "storiografia del profondo". L'altro libro da leggere è la Bibbia il libro che contiene la chiave dell'interpretazione storica. Non si capisce niente, senza di esso».
Chi legge il libro della storia di oggi, s'imbatte nel gran numero di anziani: un fenomeno nuovo e a cui trovare un significato. Così è rimandato allì' altro libro, la Bibbia. Chi sono gli anziani nella Bibbia? Cosa dice il messaggio biblico sulla benedizione di una vita lunga o sul rapporto tra giovani e anziani? Ecco allora il senso di questo libro, sulle figure "anziane" della Bibbia, nel loro rapporto con la vita e con i giovani, frutto di un'esperienza di amicizia pluridecennale con gli anziani che ha spinto a interrogare, con loro, la Bibbia sui "vecchi".
Vorrei qui ricordare come la Comunità di Sant'Egidio, da parecchi decenni, abbia colto questa nuova realtà della presenza dei vecchi nella società, creando vicinanza e - vorrei dire - un'alleanza che passa di generazione in generazione e avvicina giovani e anziani. Attraverso questa prossimità, non solo si è scoperto il valore degli anziani nella vita ecclesiale, ma anche nelle relazioni umane: i vecchi hanno tanto da dire e possono rappresentare una realtà significativa. Si sono colti, così, i dolori dell'anziano, quelli dell'età, come pure quelli della solitudine, specie di chi, sradicato dal proprio ambiente e dalla propria casa, è obbligato a vivere negli istituti. Si potrebbe dire che è stata una storia che ha portato a creare rapporti stretti tra gli anziani, i giovani e le altre generazioni, anche dove non c'erano.
Non si capisce il tempo presente senza leggere la Bibbia - affermava con radicalità La Pira. Quest'affermazione rappresenta un ancoraggio sicuro per chi prova a capire il nostro tempo e a discernere le vie del futuro. Certo, al tempo degli autori biblici, la situazione degli anziani era differente: erano pochi e la vita era breve. Come avveniva fino a ieri nelle società africane, tanto che si poteva ripetere il proverbio: "quando un anziano muore è come se bruciasse una biblioteca". Così, in queste società, c'era rispetto per l'anziano, perché raro e considerato saggio, perché aveva molto vissuto, aveva esperienza di mondo e dei cicli della natura.
Nelle pagine della Genesi, s'incontra la lunga vita dei patriarchi biblici e di altri personaggi. Muoiono a un'età che sembra smisurata anche oggi, ma soprattutto per allora. Non si tratta tanto di discutere sulla verosimiglianza dell'età di queste figure o del computo degli anni. C'è un chiaro messaggio biblico: la lunga vita è una benedizione di Dio. È un messaggio che tante culture hanno condiviso fino a ieri. Si vede poi come, nella Bibbia, l'età non si tenga più a livello così alto, quasi che il male cominci a logorare gli anni degli uomini. Non dico che oggi si torni a vivere 175 anni come Abramo, ma la lunga vita di tanti non rappresenta una stupefacente benedizione?
Ho già detto che, per secoli o millenni, in differenti culture, il vecchio è stato considerato come una figura particolare. Oggi è diverso: gli anziani sono tanti. Anche in Africa. Così, di fronte a un"'inflazione" del numero degli anziani e innanzi a sistemi diversi e rapidi di trasmissione della conoscenza, l'anziano è deprezzato. La sua "sapienza" non è utile. E poi l'alto numero di anziani pone problemi pratici alle famiglie e alle istituzioni.
La condizione di vita degli anziani, in società in cui non esistono sicurezza sociale e sistemi pensionistici, è molto dura. E qui si nota la differenza qualitativa dei paesi che godono di un sistema pensionistico. Inoltre, in tutte le società, gli anziani sono la parte più debole, che fa fatica a far sentire la propria voce e spesso deve sottomettersi alla volontà dei più giovani o accettare lo spazio loro concesso. Soprattutto, per vivere, gli anziani hanno più bisogno degli altri: c'è una dipendenza dagli altri che cresce con gli anni, mentre cala l'autonomia. E la dipendenza, in questa nostra società globale e veloce, non è una condizione positiva.
La lettura della Bibbia aiuta a comprenderne meglio il valore degli anziani: come facciano parte, in maniera rilevante, della storia umana e religiosa, mentre lo sguardo di Dio si posa sugli anziani e il suo disegno di salvezza ne fa attori ragguardevoli e significativi anche per il nostro tempo. Dobbiamo essere grati agli Autori di questi testi: hanno interrogato la Bibbia, non per edificare o per trovare le risposte sociali a un problema pur grave, ma per allargare il loro sguardo di fronte a una nuova visione della società. La convinzione che percorre queste pagine è quella espressa dal Salmo 119: «Lampada per i miei passi è la tua parolai luce sul mio cammino» ( 119, 1 O 5).
Questo libro, frutto di ricerca e di meditazione di vari Autori (sempre prossimi alla realtà umana degli anziani), mostra chi siano i vecchi davanti a Dio e nella sua storia in mezzo agli uomini. La lettura di queste pagine illumina di una luce diversa il volto degli anziani e induce a considerarli in maniera rinnovata. Si scopre anche, sommessamente ma convintamente, come un rinnovamento della visione della nostra società abbia bisogno di più luce e di più spirito, perché non può essere ridotto solo ad una logica produttiva o economicistica. Lo si vede proprio nel caso degli anziani.
Quale grande errore disprezzarli o emarginarli! Questa è una lezione che si trae: l'emarginazione degli anziani costruisce la nostra società sulla sabbia. Lo scialo delle vite degli anziani è uno dei primi errori delle nostre società dell'utile e del produttivo. Parlare con gli anziani e vivere con loro - lo mostra la Bibbia - è una grande esperienza rigeneratrice di fede e di umanità. Non c'è storia di Dio con gli uomini e le donne, senza anziani: si pensi alla figura di Abramo, l'amico di Dio. Non c'è profezia senza vecchi, fino alle prime pagine del Vangelo con Simeone e Anna.
Gli "anziani biblici", in modi diversi, hanno avuto un rilievo nella storia per la loro fede e la loro umanità. Non è solo una vicenda remota, ma anche una storia che dobbiamo scrivere ai nostri tempi, se vogliamo che le nostre società siano umane e che le nostre comunità ecclesiali non siano ripiegate su di sé. La luce della Parola di Dio illumina una nuova strada, ancora largamente da realizzare.
Papa Benedetto XVI, visitando nel 2012 una casa famiglia per anziani della Comunità di Sant'Egidio, proprio alla viglia della sua rinuncia, lanciò la proposta di una comprensione nuova degli anziani, che purtroppo non è stata accolta anche perché il suo pontificato è finito poco dopo. È significativo però che sia la proposta di un vecchio. Egli disse:

«Nella Bibbia, la longevità è considerata una benedizione di Dio; oggi questa benedizione si è diffusa e deve essere vista come un dono, da apprezzare e valorizzare. Eppure spesso la società, dominata dalla logica dell'efficienza e del profitto, non lo accoglie come tale; anzi, spesso lo respinge, considerando gli anziani come non produttivi, inutili. Tante volte si sente la sofferenza di chi è emarginato, vive lontano dalla propria casa o è nella solitudine. Penso che si dovrebbe operare con maggiore impegno, iniziando dalle famiglie e dalle istituzioni pubbliche, per fare in modo che gli anziani possano rimanere nelle proprie case. La sapienza di vita di cui siamo portatori è una grande ricchezza. La qualità di una società, vorrei dire di una civiltà, si giudica anche da come gli anziani sono trattati e dal posto loro riservato nel vivere comune. Chi fa spazio agli anziani fa spazio alla vita! Chi accoglie gli anziani accoglie la vita!».

La proposta è: far restare gli anziani il più possibile nelle loro case. È vero: chi fa spazio agli anziani fa spazio alla vita, almeno a un modo autentico di concepire la vita. E il trattamento degli anziani in un ambiente o in un paese mette subito in luce il livello di "civiltà". È un concetto importante, su cui anche papa Francesco ha insistito: una società mostra il livello della sua civiltà da come tratta e accoglie i vecchi. E dobbiamo dire che tale livello, spesso, in troppi paesi si va abbassando. Ripartiamo allora dal valore della loro vita, per interrogarci su come accoglierli e integrarli. Sarà un processo graduale che porterà a rivoluzionare le nostre società. Se compiremo una "rivoluzione", mettendo gli anziani al centro, più al centro, faremo un passo decisivo nel senso dell'umanizzazione delle nostre città e delle nostre comunità. E sarà un bene per tutti.
La Bibbia aiuta a ricomprendere lo spazio degli anziani nelle comunità cristiane e nella vita sociale. Soprattutto rivela come la vita del vecchio è preziosa agli occhi di Dio. Le figure bibliche, richiamate in questo libro, così evocative, accompagnano un cammino di riappropriazione dell'amicizia con gli anziani e di integrazione nella comunità. C'è bisogno di tenerezza e delicatezza, perché spesso i vecchi sono fragili e non s'impongono sugli altri. Talvolta sono stati umiliati con un processo di marginalizzazione. Non basta dire che questa è la legge della vita. Ci sono dure leggi della vita che si possono correggere e anche capovolgere.
Spesso gli anziani sono in condizione di dolore e povertà. Anche quelli benestanti sovente vivono una povertà: quella di rapporti umani e soprattutto di speranza. E sentono un diffuso senso di irrilevanza: che cioè la loro vita non conta niente agli occhi degli altri e che non serve a molto. La vicinanza umana può spesso invertire questa sensazione, perché la prossimità è la grande medicina che tutti, donne e uomini, giovani, anziani, possono dare ai loro vicini. La prossimità è forse la più grande medicina dell'umanità.
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Solo una forte istanza spirituale, che guida alla comprensione del dono di una vita lunga, aiuta a collocare con intelligenza e con amore questa realtà nella società di oggi. Perché, in una visione tutta economica e funzionalista, gli anziani finiscono per essere un peso o una realtà di scarso valore. Invece la loro presenza è una salda "garanzia" di gratuità, quindi di umanità e spiritualità per tutti. Meditare sugli anziani nella Bibbia guida a comprendere il valore di una società non monodimensionale, non costruita sulle dimensioni del mio io o in misura funzionalistica.
Papa Francesco, nel 2014, visitando la Comunità di Sant'Egidio, ha detto:

«Vedo tra voi anche molti anziani. Sono contento che siate loro amici e vicini ... Quando gli anziani sono scartati, quando gli anziani sono isolati e a volte si spengono senza affetto, è brutto segno! Quant'è buona invece quell'alleanza che qui vedo tra giovani e anziani in cui tutti ricevono e donano! Gli anziani e la loro preghiera sono una ricchezza per Sant'Egidio. Un popolo che non custodisce i suoi anziani, che non si prende cura dei suoi giovani, è un popolo senza futuro, un popolo senza speranza. Perché i giovani - i bambini, i giovani - e gli anziani portano avanti la storia ... E si scartano gli anziani, con atteggiamenti dietro ai quali c'è un'eutanasia nascosta, una forma di eutanasia. Non servono, e quello che non serve si scarta. Quello che non produce si scarta».

Porre gli anziani nel cuore della famiglia, della comunità o della società, è l'inizio di un cambiamento umano radicale, che abbiamo chiamato "rivoluzione comunitaria". È l'indicazione che viene dalla parola di Gesù: «La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d'angolo» (Mt 21,42). Gli anziani sono in qualche modo "pietra d'angolo" da cui ricominciare la ricostruzione della società. Dopo la crisi del coronavirus, in cui gli anziani hanno pagato un prezzo così alto, bisogna ripartire da loro per una riconsiderazione meno individualista ed economicista del vivere.

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