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Dall'Ucraina le voci di chi ha perso tutto e di chi vive la solidarietà nonostante la guerra

8 Giugno 2022 - KYIV, UCRAINA

Ucraina
Solidarietà

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Alcuni giorni fa, Eugene dall'Ucraina ha raccontato quello che la Comunità di Sant'Egidio sta facendo dall'inizio della guerra per essere vicini a chi è rimasto nel paese ed è più fragile. Un racconto che vogliamo condividere con voi.

L'anziano nella foto ricorda la mattina del 24 febbraio 2022. I bombardamenti come lampi illuminavano il cielo e si sentivano ruggiti come di tuono, mentre il tetto tremava tempestato dai colpi. Lui viene da Vasilkov, nei pressi di Kiev. E ora è qui con me, a Ivano-Frankivsk. Anch’io vengo da Kiev: siamo quasi vicini, perché io a Kiev abitavo in un quartiere sulla strada per Vasilkov. Gli dico che quel 24 febbraio pure io sono stato svegliato dal rumore di un’esplosione alle 5:30. Lui e altre migliaia di persone vengono da noi a Sant'Egidio.
Ogni giorno sentiamo decine di storie. Qualcuno dice da quale città viene e si mette a piangere. Perché la città non c’è più.
Cerchiamo di ascoltare ogni persona. Ecco qualche frammento dei tanti racconti che abbiamo raccolto:

“Abbiamo trascorso tre settimane nel seminterrato e abbiamo mangiato solo riso ... Ora i bambini mi chiedono: «Mamma, vogliamo la carne!»”

“Che cosa posso dire del mio quartiere?  Non c'è più il mio quartiere”

“Siamo stati fortunati, il bombardamento ha colpito la casa vicina”

“In tre sono usciti fuori dal seminterrato, è arrivata una bomba, uno solo è sopravvissuto”

“Nel 2014 ero a Donetsk e sono dovuto partire per Kramatorsk, nel 2022 mi ero trasferito a Bucha…”

“Ho visto sparare al mio vicino”

“Un uomo che lavora in miniera non può abbandonare il suo posto di  lavoro”

“Ho camminato in mezzo alla neve da Severodonetsk a Lysychansk. Non è lontano”, così ci dice una donna anziana, ma si tratta di una distanza di 10 chilometri!

“Un missile ha colpito la nostra città”

“Papà è morto all'inizio di marzo”

Posso solo avvicinarmi un po' a ciò che le persone hanno vissuto durante questi 100 giorni di invasione russa su vasta scala.
Ascoltare, abbracciare, dare un aiuto è il minimo che si possa fare. Ma è assolutamente necessario ascoltare. Senza dare tanti consigli e senza moralismi. Basta soltanto ascoltare. Essere ascoltati rende tutto più facile, fa tornare il sorriso. Tristi ma con un sorriso.
In questi 100 giorni attraverso le persone di Mariupol, Kherson, Berdyansk, Severodonetsk, Bakhmut, Horlivka, Sumy, Lysychansk, Druzhkivka, ecc., che vengono da noi, ho iniziato a capire meglio il paese in cui vivo.
Sto imparando ad ascoltare. Ascoltarsi è di aiuto per gli uni e per gli altri.
 

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