La festa di un'Europa che ha voglia di vivere

8 Gennaio 2016

Andrea Riccardi
Natale

Bilancio di un evento sacro e umano: nel clima di scontri e incertezze, il Natale 2015 è stato un'implicita risposta positiva

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Abbiamo celebrato il Natale. Ogni Natale si colloca nel tempo in cui si vive. Nel clima di scontro e incertezza, a seguito degli attentati terroristici a Parigi, questo Natale 2015 è un'implicita risposta: la festa in un'Europa che ha voglia di vivere e che ha meno paura.
Le polemiche sul presepe, come offesa alla laicità o ai sentimenti dei fedeli delle altre religioni, sono ormai accantonate e desuete. Questo nostro Natale non offende nessuno e non impone niente, ma riscalda i cuori di tutti: fa tornare bambini, richiama una tradizione, offre uno spazio e un'occasione di festa.
Un Paese come l'Italia ha nel cristianesimo un asse portante della sua storia e della sua cultura. Questo accade in tanti Paesi europei. In Italia il cristianesimo è una grammatica per "leggere" i monumenti, il paesaggio, la vicenda storica. È un aspetto indiscutibile della realtà nazionale. E poi il cristianesimo è la fede di una grande comunità d'italiani, che festeggia nel Natale la memoria della nascita di Gesù.
Polemiche a parte, il Natale dice molto della vita italiana e del nostro umanesimo. E gli italiani hanno mostrato di tenere a questo appuntamento. La festa di Natale ha due profili, strettamente congiunti ma dalle vite parallele: quello religioso e quello "umanista". Non c'è il secondo, senza il primo, ma il primo non assorbe il secondo. Quello religioso parte dal Vangelo, vive nelle liturgie della Chiesa e nella pietà gioiosa del presepe. Si ricorda la nascita di Gesù a Betlemme, anche se è impossibile stabilirne la data. Dal IV secolo, per volontà di Costantino, il Natale si celebra il 25 dicembre.
Fu fissato nella ricorrenza della festa romana - assai popolare - del "Sol Invictus", legata al culto solare di Mitra e al solstizio d'inverno, quando le giornate iniziano ad allungarsi.
Il "Sol Invictus" era anche figura dell'imperatore. L'innesto della memoria cristiana su una festa romana favorì la diffusione del culto. Ambrogio di Milano parla di Cristo come di "un nuovo Sole". Lungo è stato il lavorio che, nei secoli, ha arricchito la celebrazione. Centrale fu l'intuizione di Francesco d'Assisi, realizzata a Greccio per la prima volta nel 1223: un presepe in cui donne, uomini e bambini rappresentassero in modo vicino e concreto l'evento di Betlemme.
A partire dal cuore religioso, il Natale ha assunto un profilo nell'umanesimo italiano e nel costume nazionale, come festa cristiana non confessionale, aperta a tutti. Anni fa, il cardinale Biffi contestò una festa tenuta attorno a un "festeggiato" ignoto a troppi. Ma la partecipazione da parte di credenti e non credenti, alla festa del 25 dicembre, mostra come sia radicata nel costume nazionale.
Festa di famiglia, del ritrovarsi insieme, dei bambini... In questa occasione c'è la consuetudine degli auguri: comunicare personalmente il proprio ricordo (ormai ai biglietti d'auguri di una volta si vanno sostituendo messaggi via internet o sms, più personali dei tristi testi prestampati). Significativa è la tradizione del dono, che richiama il valore della gratuità e della simpatia. Questo ha incrementato un diffuso consumismo, facendo del Natale anche la festa degli acquisti e delle vendite. Tuttavia resta il senso bello del ricordarsi degli altri, con un regalo. Insomma, il Natale - almeno in Italia - esprime una tradizione cordiale e - vorrei dire - umanistica, che non conosce eclissi, anzi che andiamo riscoprendo in tempi difficili.


[ Andrea Riccardi ]