Torino. Chiesa e periferia, un cambiamento da vivere come un'opportunità

30 Aprile 2016

Andrea Riccardi
LibriTorinoPeriferie

Presentato dall'arcivescovo Nosiglia e dal direttore Tarquinio il libro di Andrea Riccardi

Condividi su


Il titolo è "Periferie. Crisi e novità per la Chiesa"(ed. Jaca Book), ma il tema vero è piuttosto il coraggio: il non aver paura di quei cambiamenti del mondo che si riverberano sulla Chiesa. Il vescovo, il giornalista e lo storico si sono trovati completamente d'accordo su questo punto: il cambiamento è una sfida e un'opportunità da cogliere.
Cesare Nosiglia arcivescovo di Torino, Marco Tarquinio direttore di Avvenire hanno presentato giovedì scorso il libro di Andrea Riccardi, in un contesto che è già un segno di cambiamento: l'antica chiesa dei Santi Martiri nel cuore di Torino, lasciata dai Gesuiti e divenuta «casa» dove la Comunità di Sant'Egidio accoglie i senza fissa dimora e organizza le proprie attività di servizio in città.
Il libro del professor Riccardi «aggiorna» la lettura della Chiesa contemporanea alla presenza di un Papa come Francesco. Ma i semi del cambiamento erano ben presenti già prima. Come ha fatto notare Marco Tarquinio il mondo di oggi si può «leggere» come un insieme di periferie, le cui connessioni sono a volte lontane e problematiche. La Chiesa a volte si pensa in «ripiegamento», ma in realtà è realtà viva e feconda, e adempie al proprio compito di «minoranza creativa», di lievito del mondo.
La passione per le periferie, ha poi ricordato l'arcivescovo Nosiglia, non si ritrova solo nello stile di Francesco e del Concilio Vaticano II ma nel Dna stesso della Chiesa: l'uscire è figura dell'Esodo e oggi si manifesta il tempo di una «Chiesa di popolo», però il cambiamento non significa rinunciare ai fondamentali: le parrocchie, la realtà di una Chiesa diffusa in modo capillare continuano a rimanere il miglior biglietto da visita possibile per una comunità di credenti che intende testimoniare e annunciare la gioia del Risorto.
Andrea Riccardi ha poi fatto notare come il mondo intero sia diventato «realtà urbana»: dal 2007 oltre la metà degli abitanti del pianeta vivono in città, e moltissimi senza essere realmente "cittadini", liberi e corresponsabili. Il problema principale oggi è affrontare il "vuoto" che emerge dalle periferie. Un vuoto in cui trovano posto gli estremismi religiosi, le mafie, le "religioni della prosperità" del mercato globale.


[ Marco Bonatti ]