Richard Gere fra gli Invisibili romani: "Qui a Trastevere, cura per lo spirito"

10 Giugno 2016

HomelessRoma

Il divo americano di "Ufficiale e gentiluomo" incontra i senzatetto di Sant'Egidio

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La camminata un po' ammiccante da American Gigolò è sempre la stessa, nonostante i 64 anni suonati e i capelli bianchi come la neve. E così anche il sorriso che nella sala con le piastrelle e la luce al neon strappa un applauso. E sì che lui, Richard Gere, negli anni ne ha ricevuti tanti, ma qui nella mensa di Sant'Egidio a Trastevere, dove l'attore è venuto a presentare il suo ultimo film " Gli invisibili" hanno un sapore diverso. Sanno di amore e gratitudine.
Gratitudine perché in platea non c'è il parterre glamour delle première, ma un centinaio di senzatetto, goccia nell'oceano tra i 7000 disperati che campano sui marciapiedi di Roma.
Ma questo è un giorno di festa. Un giorno diverso: c'è da vedere il film in cui l'Ufficiale e Gentiluomo è uno di loro. Uno che ha perso tutto, che non ha casa, non ha soldi e vive del buon cuore di tanti volontari. «Sono emozionato nel vedere queste belle facce di fratelli e sorelle. È una giornata che fa bene allo spirito», dice l'attore prendendo posto davanti al microfono. Giovanni e Angela preferiscono definirsi «amici di Sant'Egidio» piuttosto che "clochard" e seduti in terza fila si prendono per mano. Lei, quando ancora aveva i soldi per il biglietto, di film di Gere ne ha visti tanti «Pretty Woman è il mio preferito». Anche Graziano in una vita precedente andava sempre al cinema e anche a teatro. «Facevo l'imprenditore, l'ho fatto per 31 anni, avevo un'azienda di servizi, ma in tre anni, puf: tutto è finito - racconta - Ed ora eccomi qua. Ho dormito per mesi alla stazione Termini col freddo, la paura e le minacce. Ora la notte trovo riparo in una chiesa in via del Tritone, da don Mario che è diventato il mio angelo custode. Come del resto don Piero a Sant'Eustachio che a pranzo mi offre da mangiare». Poi, aggiustandosi il collo della camicia linda e stirata per l'occasione dice con orgoglio «Non ho mai chiesto l'elemosina, la mia dignità è sempre intatta». E ride felice quando Richard Gere gli siede accanto. E lo abbraccia. Sotto i flash dei fotografi gli sembra d'essere tornato ai bei tempi quando «facevo viaggi in tutto il mondo, andavo al ristorante e avevo auto bellissime. Diventare invisibile, sapete, è un attimo».
Un attimo e tutto cambia. Dice così anche Richard Gere che racconta di quando ha girato la prima scena del film a New York. La telecamera era nascosta. «Nessuno mi ha degnato di uno sguardo, di un aiuto, di un sorriso. La gente ha fretta e ha paura: se vede un disgraziato scappa. Invece è solo guardando negli occhi chi soffre, come dice Papa Francesco, che si ha la possibilità di conoscere il mondo». Parla di saggezza e compassione «uniche strade se si vuole avere una mente illuminata».
E snocciola i numeri dei senzatetto nella Grande Mela: «Sessantamila solo a New York, quasi un milione in tutti gli Stati Uniti, un disastro». Quando gli si chiede se gli ultimi saranno ancora più ultimi se Donald Trump dovesse vincere a Novembre le presidenziali americane, chiude per un attimo gli occhi. Poi, con lo sguardo ancora bello come il sole, butta fuori tutte le sue paure: «Non solo gli homeless saranno ancora più homeless, ma a stare peggio saranno i messicani, i poveri, le donne, i giornalisti e tutti i liberi pensatori».


[ Alessandra Paolini ]