Profughi, mai così tanti «Ora i corridoi umanitari»

21 Giugno 2016

Morire di speranzaprofughicorridoi umanitari

Giornata del rifugiato,appelli per chi scappa. Nel 2015 superata la soglia dei 65 milioni. Da Onu e organizzazioni umanitarie appello per accoglienza e vie di fuga. Giovedì veglie di preghiera in tutta Italia

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Per la prima volta nel 2015 è stata superata la soglia dei 65 milioni di persone costrette a fuggire dalla propria casa. «Non solo la tendenza è negativa numericamente, ma i pericoli ai quali sono esposti sono maggiori che in passato in molti luoghi, compresa l'Europa», ha detto Filippo Grandi, l'alto commissario Onu per i rifugiati.
Nella giornata mondiale dei rifugiati i numeri, purtroppo, gli danno ragione: circa 65,3 milioni di persone risultavano sfollate o rifugiate contro i 59,5 milioni un anno prima. Il totale di sfollati e rifugiati supera ormai la popolazione del Regno Unito, della Francia o dell'Italia, e nel mondo una persona su 113 risulta sradicata e il 51% di essi sono bambini. In altre parole, «una persona ogni 113 nel mondo è costretta alla fuga», ha fatto notare Stephane Jaquemet, delegato dell'Acnur per il sud Europa. Se appena 10 anni fa si parlava di 6 sfollati al minuto, oggi si tratta di 24 al minuto. «Estendere i corridoi umanitari, affinché non siano solo benemerite ma estemporanee iniziative, come purtroppo finora accade», è la proposta di don Giancarlo Perego, direttore generale della fondazione Migrantes della Cei. Una sfida che pone per prima l'Europa davanti alle sue contraddizioni. «Difendere i valori europei di dignità, uguaglianza e rispetto degli esseri umani non a parole ma con gesti concreti», chiede Caritas Europa secondo cui «la volontà politica e l'impegno per i diritti umani sono gli unici elementi che mancano all'interno del processo che potrebbe trasformare proposte di solidarietà in soluzioni concrete».
«L'aumento della xenofobia è diventato una caratteristica dell'ambiente in cui lavoriamo - ha osservato Filippo Grandi -, ma questo non ci deve scoraggiare perché non c'è mai stato così tanto bisogno di difendere la causa degli sfollati forzati».
Secondo " Global Trends", il rapporto annuale Acnur, il dato di 65,3 milioni di migranti forzati alla fine del 2015 comprende 3,2 milioni di persone in attesa di una decisione in materia di asilo nei Paesi industrializzati (il più alto mai registrato), oltre a 21,3 milioni di rifugiati nel mondo e 4,8 milioni di persone costrette a fuggire dalla propria casa ma che si trovavano ancora all'interno dei confini del loro Paese.
Sul fronte degli sfollati interni, la Colombia con 6,9 milioni è in vetta alla triste classifica, seguita da Siria (6,6 mln) e Iraq (4,4 mln). Nel 2015 il conflitto in Yemen ha generato il maggior numero di nuovi sfollati interni (2,5 milioni) . Tra i paesi industrializzati, il 2015 è stato anche un anno record per il numero di nuove richieste d'asilo (2 milioni).
Le cause principali sono tre: il perdurare delle situazioni che causano grandi flussi di rifugiati, come i conflitti in Somalia o in Afghanistan; la maggiore frequenza con cui si verificano nuove situazioni drammatiche o si riacutizzano crisi in corso (la più grande è la guerra in Siria, ma negli ultimi 6 anni se ne sono verificate anche in Sud Sudan, Yemen, Burundi e Ucraina); infine la diminuita capacità di trovare soluzioni alle crisi di rifugiati e sfollati. Dopo la Siria, con 4,9 milioni di rifugiati, nelle statistiche dei Paesi che hanno generato il più alto numero di profughi seguono Afghanistan (2,7 milioni) e Somalia (1,1 mln). La Germania ha ricevuto più richieste d'asilo di qualsiasi altro paese (441.900), seguita dagli Usa (172.000).
Ma ancora una volta, l'Acnur sottolinea che mentre nel 2015 gran parte dell'attenzione è stata catturata dalle difficoltà dell'Europa nella gestione del milione e oltre di rifugiati e migranti che attraversano il Mediterraneo, la stragrande maggioranza dei rifugiati nel mondo è altrove. Infatti, l'86% sotto il mandato dell' Onu si trova nei Paesi a basso e medio reddito nei pressi delle situazioni di conflitto. La Turchia è il principale paese ospitante, con 2,5 milioni di rifugiati. Il Libano ospita il più alto numero di rifugiati per numero di abitanti (183 su 1.000) e la Repubblica Democratica del Congo ne ospita il maggior numero in relazione all'economia del paese (471 rifugiati per ogni dollaro pro capite Pil).
La mobilitazione non si è fermata alle analisi, ma alcuni organismi hanno celebrato momenti di preghiera. "Morire di speranza", è il titolo della veglia organizzata dalla comunità di Sant'Egidio assieme a Centro Astalli, Caritas Italiana, Fondazione Migrantes, Federazione Chiese Evangeliche in Italia, Comunità Papa Giovanni XXIII e Acli, per ricordare tutti coloro che hanno perso la vita nei viaggi verso l'Europa. Giovedì saranno almeno trenta in tutta Italia le celebrazioni liturgiche per «una memoria comune - sottolinea la comunità di Sant'Egidio - che si fa sempre più larga e unisce un Paese, l'Italia, che per primo in Europa ha aperto la strada dei corridoi umanitari».


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