Pasta, pannolini, sapone. La borsa della solidarietà

7 Dicembre 2017

SolidarietàTriestePOVERI

Gli operatori regionali del sociale: «I beni di prima necessità sono i più richiesti. C'è una fascia compresa fra 35 e 65 anni esclusa da molte misure di protezione»

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I beni più richiesti sono quelli di prima necessità: alimenti come pasta e tonno, ma anche alimenti per bambini e pannolini. Così anche i prodotti per l'igiene personale. C'è una fascia di persone sopra i 35 e sotto i 65 anni che si trova a essere esclusa da molti strumenti di sostegno e si rivolge quindi agli operatori della solidarietà. Oltre ai beni transitori, ovviamente, la casa e tutto ciò che la riguarda è al centro delle preoccupazioni dei nuovi poveri.
Le realtà che operano in Friuli Venezia Giulia conoscono bene questo fenomeno, e l'hanno visto aumentare in maniera consistente negli ultimi anni. Perché, come dice il direttore della Caritas goriziana don Paolo Zuttion, «la ripresa forse c'è, ma non è ancora arrivata alla base della società, e ci vorrà del tempo prima che lo faccia. Sperando che ciò accada».
Paolo Parisini, presidente della comunità di Sant'Egidio triestina, racconta: «Da un anno abbiamo attivato un centro di solidarietà in cui le persone vengono a ricevere la borsa alimentare e in cui diamo un po' di orientamento lavorativo, per quel che si può». C'è poi un piccolo ambulatorio. Il centro ha registrato un'impennata di attività: «Nel 2017 abbiamo avuto 1800 iscrizioni. Sono raddoppiate rispetto all'anno scorso. Se si considera che ogni iscrizione conta per un nucleo famigliare, si può capire quale sia la proporzione del fenomeno».
Molti degli interessati, aggiunge, sono italiani. Questo è un dato che sottolineano tutti gli operatori. Secondo Parisini la fascia più fragile in assoluto «sono i 50-60enni che aspettano la pensione ma nel frattempo hanno perso il lavoro». Gli stranieri alla Sant'Egidio arrivano, «ma sono soprattutto "residenziali", balcanici giunti negli anni Novanta che ora soffrono la crisi dell'edilizia». Conclude Parisini: «Nella nostra esperienza possiamo dire che la prima povertà è l'abbandono, la solitudine. Sono venute meno le reti di protezione sociale». (.....)


[ Giovanni Tomasin ]