«Non risolve nulla, sposta le difficoltà in altre zone»

21 Dicembre 2017

Senza fissa dimoraTreviso

Mondo sociale

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TREVISO Il Daspo urbano-zonale contro gli accattoni messo a punto da Ca' Sugana non piace a chi ogni giorno sta accanto ai senza dimora. Per nulla. Gli operatori di strada e la comunità di Sant'Egidio non accettano che un luogo possa essere bollato come degradato solo per la presenza di persone che non hanno più nulla. «Il Daspo è un provvedimento che ultimamente sembra andare parecchio di moda-spiega Fabio Tesser, operatore della cooperativa La Esse che segue direttamente il dormitorio pubblico di via Pasubio - ma allontanando e impedendo ai senza dimora di frequentare alcune zone della città non si risolve il problema. In realtà non si è fatto altro che spostare le difficoltà altrove».
PROBLEMA IRRISOLTO
Sulla stessa linea Valerio Delfino, responsabile della Sant'Egidio di Treviso:«Il Daspo al massimo farà spostare le persone di qualche metro. Non è la soluzione - mette in chiaro - anzi, darà alla Polizia Locale uno strumento per effettuare delle azioni secondo noi umanamente poco accettabili. Bisogna capire nel dettaglio come si intende procedere: un senza dimora che mangia un panino seduto su una panchina è da considerarsi degrado?». Agli operatori in particolare non va giù che il Daspo urbano, che oltre all'allontanamento prevede anche multe salate, arrivi a comprendere pure la zona del parcheggio dell'Appiani. Qui da tempo si radunano persone che cercano un posto riparato per non passare la notte all'addiaccio. Tra cui diversi profughi che dopo aver ottenuto lo status di rifugiati, ed essere così usciti dai programmi di accoglienza, non sanno dove andare in attesa di tutti i documenti. Da qualche giorno una parte di questi vengono ospitati per la notte nel centro Hilal. Ma le stime della Sant'Egidio dicono che sono ancora una trentina le persone costrette a dormire per strada.
APPIANI
«Quello dell'Appiani è un nodo intricato - spiegano gli operatori - stiamo lavorando da tempo in questa zona. Speriamo che ora non ci siano azioni di forza. Tutto dipenderà da come si vorrà rendere operativo il Daspo. Una cosa sono le norme, altra la loro effettiva applicazione nel territorio. E' necessario capire che paletti verranno messi dal Comune». Proprio ieri ci sono stati vari contatti tra gli addetti ai lavori e la giunta Manildo. I primi hanno chiesto di escludere dal provvedimento i senza tetto. «Questa amministrazione si è spesa molto per trovare un posto per la notte a chi vive per strada. Le diverse strutture accolgono una cinquantina di persone per notte - riconosce Tesser -detto questo, come si può pensare che una persona arrivi a degradare un luogo? Se davvero dovesse succedere vorrebbe dire che il luogo in questione non ha un'anima». C'è poi l'aspetto che riguarda i mendicanti. Il cosiddetto accattonaggio molesto. Gli operatori sottolineano che a Treviso sono pochissimi i senza dimora che si mettono a chiedere l'elemosina: «Ci sono solo due o tre personaggi ormai storici - conclude Tesser -ma la maggior parte fa altre cose durante la giornata. Bisogna capire che povertà e degrado non sono due cose che si toccano». 


[ Mauro Favaro ]