La Repubblica - Ed. Firenze

Fiorella, 84 anni: "Insegno italiano ai giovani migranti e mi risento utile"

19 Settembre 2018

Scuola di lingua

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Fiorella Bacherini, 84 anni: «Sono nata il 29 luglio del'34 sotto il segno del Leone», precisa, «e chissà, magari è per questo che mi sento una "leonessa"...». Una vita come tante, nata in San Frediano, una serie di lavoretti dove capitava prima di diventare usciera in Palazzo Vecchio, la morte del marito con i tre figli ancora giovani, e il lavoro protratto fino all`ultimo per avere la minima, «sennò non ci si faceva». Fiorella sa cos'è la fatica del vivere quotidiano, e quando va in pensione e pensa, un po' afflitta, di dover tirare i remi in barca, non immagina che la fase due è lì, davanti a lei. Il circolino di quartiere, le partite a carte, l'inizio è un po' così, «da anziani, appunto». Quando però incrocia la Comunità di Sant'Egidio, tutto cambia. Ci hanno preso, e ci hanno buttato a fare un sacco di cose».

«Noi?». «Sì voi», hanno risposto a lei e ad alcuni suoi "colleghi" e "colleghe" già sull'ottantina.

Oggi Fiorella è ancora lì, piena di impegni da non riparare: «Cene, merende, spettacoli per ragazzi, mi sono anche travestita da papera...». E non è ancora tutto. Un bel giorno viene fuori che bisogna insegnare l'italiano a dei giovani immigrati: «Figurarsi, ho ancora dei problemi io, con l'italiano», mette le mani avanti lei. Ma non si trattava mica di fare chissà che: «Bisognava trattare quei ragazzi come nipoti, volergli bene e il resto sarebbe arrivato da sé».

E infatti: a forza di merende a giochi di ruolo («mimavo i mestieri, loro dovevano dirli in italiano»), i ragazzi cominciano a parlare, «e alcuni diventano bravissimi». La vita così è cambiata, e non solo per i giovani migranti: «Anche per me», dice Fiorella, «cioè: ho capito che io servo ancora parecchio. E alla mia età, chi l'avrebbe mai immaginato».


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