Alla ricerca di una piattaforma comune per la pace in Siria

31 Ottobre 2018

PaceSiria

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I rappresentanti di sedici gruppi dell'opposizione politica siriana, su invito della Comunità di sant'Egidio, hanno lanciato ieri sera a Roma la proposta di una piattaforma comune di dialogo per tracciare un cammino verso la pace in Siria. Il documento prevede nove punti e rappresenta una sorta di road map per arrivare a costruire una «repubblica semi-parlamentare e semipresidenziale». Si tratta di un primo passo - hanno sottolineato i protagonisti dell'iniziativa incontrando questa mattina la stampa - che «dovrà ora essere presentato alla comunità internazionale», in particolare all'Onu e ai paesi più direttamente coinvolti nel conflitto.
Tuttavia sul terreno le violenze non conoscono tregua. Stando alle ultime notizie diffuse ieri dalle agenzie e dalle ong, i miliziani del sedicente stato islamico (Is) nella Siria orientale hanno ripreso il controllo di territori vicini al confine con l'Iraq costringendo al ritiro le forze curde sostenute dalla coalizione internazionale a guida statunitense. Fonti sul terreno precisano che, dopo circa due mesi di offensiva di terra (forze curde) e di aria (raid della coalizione) contro il distretto di Hajin, tra l'Eufrate e il confine iracheno, i jihadisti sono riusciti a lanciare una pe
sante controffensiva e - dopo diversi giorni di scontri durissimi - hanno avuto la meglio. Se l'area di influenza dell'Is nel sud-est della Siria dovesse allargarsi, potrebbe aprirsi una nuova pagina del conflitto. In effetti, il paese risulterebbe letteralmente spaccato in due.
Questa mattina i curdi hanno annunciato che si stanno preparando al contrattacco. «Le Forze democratiche siriane - si legge in un comunicato - stanno schierando gli uomini più altamente qualificati per condurre le battaglie contro lo Stato islamico nelle ultime sacche nell'est della Siria». La tensione è altissima anche al confine con l'Iraq. Reparti dell'esercito e milizie antijihadiste irachene al confine siriano «sono in stato di massima allerta» dicono fonti della stampa locale.
La situazione è esplosiva anche al confine con la Turchia. Nelle ultime ore l'artiglieria di Ankara ha colpito postazioni dell'ala siriana del Pkk (il Partito dei lavoratori del Kurdistan, ritenuto illegale da Ankara) nella zona tra l'Eufrate e Kobane, a nord di Raqqa. Al momento non sono state segnalate vittime. Tuttavia, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha promesso nuovi attacchi contro quelli che definisce «terroristi».


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